IN PRIMO PIANO

Notiziario tecnico

VEDI TUTTI
ISCRIVITI AL NOTIZIARIO TECNICO

Rassegna stampa

Fugatti e i conti con la realtà

Maurizio Fugatti inizia a fare i conti con la realtà? Alcuni fatti direbbero di sì. Ad esempio, sembra aver capito che comprimere 120.000 persone in un'area come quella di San Vincenzo a Trento Sud, non è saggio, nonostante le straordinarie possibilità dell'Autonomia Speciale. In base alla quale, o meglio, in base a una sua arrogante interpretazione, si possono schiacciare come fastidiosi grilli parlanti i tecnici che ti dicono di no, ma poi corri immensi rischi (come si è visto con gli spettatori che hanno defluito sui binari dei treni, e ancor più con quello che si è testé visto nella tragedia di Halloween a Seul); e anche se ti va bene, ci può sempre essere un altrettanto fastidioso magistrato che dà ragione al grillo parlante, che poi ti tocca rimborsare. Ordunque, imparata la lezione Maurizio ha deciso che i prossimi concerti saranno al massimo per 20.000 spettatori. Con il che dovrebbe chiedere umilmente scusa al grillo parlante. Non lo farà, perché la sua visione sua (e ancor più quella del suo braccio destro De Col) del proprio ruolo non glielo permette. In compenso ora, con gli spettatori ridotti a un sesto, se pur non potrà più avere Vasco Rossi o Bruce Springsteen, almeno non farà correre rischi alla gente che della Provincia Autonoma ancora si fida. Bene quindi. Ci sono però vistosi segnali in senso contrario. Il più eclatante è la forzatura sulla PiRuBi. Sebbene tanti studi abbiano predicato che l'autostrada non avrebbe un ritorno e quindi un senso economico; sebbene oggi occorra puntare su una mobilità sostenibile come quella ferroviaria invece che inventarsi ulteriori improbabili autostrade; e sebbene i territori (peraltro mitico riferimento del leghismo) il passaggio di auto e Tir proprio non lo vogliano, neanche sottoterra, Fugatti ha continuato a "tirare dritto", come dicevano Mussolini e Renzi e Salvini (Meloni la prossima?). Confidando nell'appoggio del governo finalmente amico, della Confindustria, sempre favorevole quando ci sono appalti da spartire, del Veneto e del (suo) mentore Luca Zaia, il Nostro pensava di avercela finalmente fatta: ed è riuscito a far passare la variante al Pup che autorizza la Valdastico. Invece no. La realtà anche qui si è ribellata. Non solo i Comuni della Vallagarina sono ferocemente contrari; e a ruota gli altri, che non possono essere d'accordo con una procedura che li vede accantonati e calpestati. Anche il Veneto si è vistosamente tirato indietro. Sì, perchè siamo entrati in un'altra era. A volere l'inutile autostrada era la società concessionaria della Serenissima, la A4 Holding, che grazie alla costruzione della Valdastico avrebbe visto prorogata la succulenta concessione oltre l'imminente 2026; e ne aveva di mezzi per premere su tutti i politici del Nord Est che le servissero. Oggi però il buon Zaia si ripromette di subentrare lui alla privata A 4 Holding con una società pubblica, e ne ha creato tutti i presupposti legislativi. A questo punto la PiRuBi gli interessa zero; anzi, la valuta per quello che è: uno spreco di soldi e per la costruzione e per la gestione che sarà in perdita, uno spreco di ambiente, uno sfregio ai Comuni che non la vogliono. E così adesso Fugatti è solo; anzi ha tutti contro. Ma non perchè i veneti siano traditori, ma perché questa è la realtà. Stessa storia si profila per l'inceneritore (vedi la coverstory di questo numero). Checché ciancino i soliti "consulenti" altisonanti e prezzolati, la legge di Lavoisier è ancora valida: nulla si crea, nulla si distrugge, se infili 70.000 tonnellate nell'inceneritore, 70.000 tonnellate devono uscire. Parte in scorie trattenute dai filtri (quindi decisamente pericolose), parte in particelle vaganti nell'aria. Non hai risolto il problema, hai solo nascosto la spazzatura sotto il tappeto, o meglio, la hai dissolta nell'aria che respiri. Non ci si scappa, questa è la realtà. E difatti subito i medici hanno protestato, e a ruota lo faranno i contadini, e poi gli sfortunati abitanti dei luoghi dove si vorrà localizzare l'impianto. Come si vede, c'è del metodo in questa follia. E' l'arroganza che, malconsigliata, si crede più forte dell'evidenza. Potremmo andare avanti parlando di sanità, dell'appalto del NOT, dell'Ice Ring di Pinè, dell'Ospedale di Cavalese e di altro ancora: tutte forzature con cui Maurizio Fugatti pensa di plasmare a suo piacimento la realtà. Per poi trovarsi con in mano un pugno di mosche. Quanto si può andare avanti? Finora la vera forza di questa Giunta provinciale è stata l'inconsistenza delle opposizioni. Nelle pagine che seguono ci confrontiamo con esponenti della sinistra su un tema che dovrebbe essere cruciale, il progressivo impoverimento, tutto italiano, dei lavoratori. Ai lettori il giudizio.

Bravini (finché dura)

Il Trentino ha chiuso i battenti il 15 gennaio 2021; // nuovo Trentino, quotidiano dello stesso editore, è arrivato in edicola il 18 ottobre scorso, neanche due anni più tardi. Dodici pagine, 5 soli redattori, prezzo un euro, non esce il lunedì. Domanda ovvia: non era più semplice ristrutturare al ribasso il già esistente Trentino, anziché procedere a un funerale e ad un successivo battesimo così ravvicinato? Michl Ebner, presidente di Athesia, la società editrice di entrambi i quotidiani (oltre che dell'Adige, del Dolomiten e di tanta altra roba), alla presentazione del nuovo giornale ha detto che oggi, rispetto a un anno fa, "la società trentina è più consapevole del fatto che i media sono un valore, c'è stata una grande discussione dopo la =J« chiusura del Trentino, non c'è più nessuno in cassa integra- £-£ zione ed è arrivato il tempo per ? una nuova iniziativa. E poi, con tutto quello che abbiamo vissuto, il covid, la crisi economica ed energetica, l'inflazione, c'è più necessità di avere informazione, di dibattito, di confronto". Lasciamo ai lettori valutare la concretezza e l'attendibilità di questa spiegazione. Quanto a noi, ribadiamo quel che scrivemmo nel numero di settembre, prendendo le mosse dalla allora solo annunciata apparizione di un altro quotidiano, ormai in edicola dal 3 novembre, il T, messo in cantiere da una Fondazione che vede la presenza di numerose associazioni di categoria, da Confindustria alla Federazione delle Cooperative, all'ASAT (albergatori), all'ANCE (costruttori). Con questa novità, Ebner, fino a quel momento padrone solitario dell'editoria trentina, avrebbe visto messo in forse il proprio monopolio sicché ha deciso - pensavamo e pensiamo noi - di mettere in atto una operazione di disturbo. "Buttar fuori un Nuovo Trentino pochi giorni prima del concorrente il T - scriveva Laura Mezzanotte su QT- sfrutterebbe in anticipo l'effetto novità, rubando un po' la scena e raccogliendo un numero di lettori probabilmente piccolo e certamente non sufficiente a giustificare la sua esistenza in vita. Ma sufficienti per togliere a il T una fetta di lettori potenziali e impedire al vero concorrente dell'Adige di agganciare tutti i lettori del defunto Trentino. Insomma, un tentativo di uccidere il T in culla". Una volta raggiunto tale obiettivo, il Nuovo Trentino, con ogni probabilità in crescente perdita e senza prospettive migliori del defunto Trentino, poteva essere tranquillamente chiuso. Quella che a settembre era solo un'ipotesi, per quanto la sola in grado di spiegare la mossa di Ebner, è diventata una certezza dopo aver seguito i primi numeri del Nuovo Trentino. Intendiamoci, il giornale - nei limiti delle forze a disposizione - è fatto bene, ma è una via di mezzo fra un settimanale e un quotidiano. Del settimanale ha gli articoli di approfondimento, anche su temi di non immediata attualità: la crisi del PATT ma pure la diffusione del doppio cognome, l'ospedale di Cavalese e il Metaverso. E poi ampie pagine dedicate a personaggi non sempre famosi, condotte con garbo e intelligenza: c'è l'ex miss Italia Alice Arlanch che racconta come ha rinunciato alle luci dello spettacolo, come pure la storia della professoressa Doniselli, in pensione dopo 35 anni al "Prati" e quella di Romina, autista di Tir. Del quotidiano c'è il resto, che è inevitabilmente poca cosa, sia per quanto riguarda la cronaca nazionale - e pazienza - sia a livello provinciale, e questo è un handicap che difficilmente consentirà al Nuovo Trentino di reggere a lungo. Ma se l'obiettivo - come seguitiamo a pensare - è in realtà quello di mettere i bastoni fra le ruote del neonato il T, beh, in questo potrebbe riuscire. A condizione che - sono voci provenienti da ambienti pubblicitari - il Nuovo Trentino riesca a resistere almeno per sei/sette mesi. Vedremo.

Cuneo fiscale, taglio troppo timido

TRENTO - Non è una bocciatura, ma non c'è nemmeno la lode. Le categorie economiche si attendevano qualcosa di più dalla manovra finanziaria di un governo di centrodestra che si è sempre detto amico di imprenditori e liberi professionisti. È soprattutto il tema del taglio al costo del lavoro a lasciare qualche perplessità tra i presidenti delle associazioni. «Bisogna ammettere che la coperta era abbastanza corta e il governo ha fatto quello che poteva, dalle pensioni al sostegno sulle bollette» premette il presidente di Confcommercio Giovanni Bort. «Il taglio del cuneo fiscale lo accogliamo positivamente, anche se è minimo. Bene anche il fatto che il reddito di cittadinanza venga ridimensionato: noi abbiamo sempre detto che l'assistenza e il supporto agli strati più deboli della popolazione vanno salvaguardati, ma siamo invece assolutamente preoccupati per la manovra sul 110». Secondo Bort il cambiamento in corsa sulle regole del superbonus «è un provvedimento che peserà moltissimo sull'economia del Paese». «Non dimentichiamo - dice il leader di Confcommercio - che la ripresa del Pil è stata trainata dal settore delle costruzioni. L'idea del superbonus avrà avuto qualche difetto, ma è stata utile per rimettere in moto l'economia. Si potevano fare degli aggiustamenti, ma chiudere la possibilità ai condomìni non mi pare una grande mossa. Credo che questa manovra sia sbagliata: dopo che per un anno il governo Draghi aveva complicato la vita sulla cessione del credito, quest'ulteriore mazzata. Speriamo che in sede di conversione qualcosa venga sistemato, altrimenti ci troveremo di fronte ad una grande messe di fallimenti». Per Bort l'errore è anche nel modificare una legge in corso d'opera. «È il tipico vizio italiano per cui tanti investitori si tengono lontani dal nostro Paese». Sul taglio del cuneo fiscale torna anche il presidente di Confesercenti Mauro Paissan. «Direi che siamo alla montagna che ha partorito il topolino- Come ha già detto Confindustria sarebbe servito più coraggio. Questo taglio va bene per dare un po' di peso alle buste paga dei lavoratori, ma non è certamente così che si risolve il problema del costo del lavoro. Mi rendo conto che c'è un problema di coperture, ma mi auguro che per il futuro si faccia qualcosa di più sostanzioso». Giudizio più positivo, invece sul credito d'imposta per le imprese energivore «e per quelle piccole come i nostri bar e ristoranti». In generale Paissan esprime «la sensazione che si siano semplicemente spostate risorse da un capitolo ad un altro per rispettare le priorità politiche del governo». Per esempio sull'innalzamento del tetto dei contanti. «Il tema è diventato una bandiera politica: ci sono paesi che non hanno la soglia e l'evasione è comunque bassa. Detto questo, in rappresentanza di microimprese dico che in questo momento è più facile avere in tasca 5mila euro di debiti che non 5mila euro da spendere». Sul reddito di cittadinanza Paissan si dice convinto «che in uno Stato civile chi ha veramente bisogno deve essere aiutato, ma il meccanismo con cui è stato pensato lo strumento e le regole di controllo sono da rivedere: l'idea è buona ma l'applicazione ha delle lacune perché si rischia di lasciare sedute in area di comfort persone che potrebbero mettersi in gioco». «Sacrosanto dare il reddito di cittadinanza a chi è momentaneamente in difficoltà, ma se -come noi artigiani ben sappiamo- c'è possibilità di lavoro e qualcuno 10 rifiuta, allora il discorso cambia» taglia corto il presidente dell'Associazione Artigiani Marco Segatta. 11 quale si concentra ancora sul cuneo fiscale: «Speriamo sia solo l'inizio perché quello deciso dal governo non è certo un taglio importante, anche se posso capire che si facciano i conti con quello che c'è nel salvadanaio». Un tema caro agli artigiani è quello del costo del carburante. La riduzione del taglio delle accise «non fa piacere alla categoria perché è un costo che incide parecchio in tutte le nostre attività». Segatta, per contro, definisce «positivo» l'aiuto sui rincari energetici mentre mostra qualche perplessità sull'ennesima "riformina" delle pensioni. «Credo sarebbe buona cosa che, quando una norma viene introdotta, non sia oggetto di continue modifiche perché altrimenti si fa confusione e non si permette alle aziende di programmare per tempo le uscite. E nel campo dell'artigianato si sa benissimo che sostituire le maestranze non è semplice». Buste più ricche

«Bilancio familiare, poca visione»

TRENTO - «Eccessiva prudenza» e «mancanza di un progetto di ampio respiro». Questa la prima analisi di Confindustria Trento sulla manovra del governo Meloni, pur con la premessa che «il testo ancora non l'abbiamo visto, perciò rimandiamo qualsiasi valutazione puntuale a un secondo momento». Quella del presidente Fausto Manzana è dunque una riflessione generale «su quanto leggiamo nei comunicati e nelle rassegne», ma dalla quale emerge «una certa preoccupazione sull'approccio». «Comprensibilmente e in linea con quanto accade in questo frangente a tutti i livelli, il governo guarda all'urgenza e non si concede l'ampio respiro di una visione di lungo periodo. Che è però esattamente quello di cui il nostro Paese avrebbe un bisogno estremo: una politica, anche industriale, di prospettiva» la prima considerazione di Manzana. «Se è apprezzabile la prudenza, e in particolare l'attenzione prestata alla sostenibilità economica, è proprio quello spirito da "bilancio familiare", evidenziato come un punto di forza, che a dire il vero ci convince meno: per un bilancio statale che dovrebbe puntare alla crescita e allo sviluppo c'è bisogno di responsabilità, ma anche di coraggio. Il coraggio di riforme organiche che siano in grado di affrontare le criticità nella loro globalità e di risolvere radicalmente i problemi antichi». Da parte di Confindustria c'è comunque qualche apertura, a partire dal robusto intervento a contrasto del caro energia: «Un'azione importante a favore delle famiglie e delle imprese» dice Manzana. «Quanto al resto, tra le misure più ragionevoli e di lungimiranza che ci attendiamo, più coraggio avremmo voluto vedere nell'intervento sul cuneo fiscale, che è sì un taglio ma non un taglio significativo, e in generale nelle misure a sostegno della produttività e dell'occupabilità». Puntuta l'analisi che viene da Palazzo Stella sul reddito di cittadinanza. La revisione farebbe «supporre che siano allo studio politiche in grado di creare lavoro e di assicurarne l'accesso a chi lo cerca, efficaci strumenti di formazione per il reinserimento dei lavoratori nei settori produttivi dove manca offerta di manodopera come pure tutele per chi il lavoro non lo troverà», eppure - si aggiunge « di questo nulla al momento sappiamo». Apprezzata, invece, la conferma degli attuali incentivi alla digitalizzazione e ai processi "industria 4.0". «L'auspicio è che il governo prosegua nell'importante percorso di supporto all'innovazione dei processi produttivi, sostenuti negli ultimi anni grazie alle agevolazioni del Piano Transizione 4.0». «Attendiamo al più presto riforme decisive, e ci auguriamo che questo Governo non paghi logiche politiche di conservazione che certamente non farebbero il bene dei cittadini e del loro futuro» conclude Manzana. Il presidente di Confindustria Trentino Fausto Manzani si attendeva dal governo una manovra di bilancio più coraggiosa e che indicasse una via di sviluppo

Ecco cosa cambia con il superbonus al 90%

Il quadro congiunturale della Banca d'Italia relativo alla provincia di Trento ha fotografato la grande espansione del comparto dell'edilizia nel primo semestre del 2022 in Trentino. Fatturato e ore lavorate sono cresciute anche sulla spinta della riqualificazione del patrimonio abitativo legata al superbonus. Ma l'altro lato della medaglia sono i contraccolpi che potrebbero arrivare, nei prossimi mesi. Baiuritalia prospetta un rallentamento della domanda di interventi per la costruzione di nuove abitazioni a uso residenziale. Contrazione legata anche al progressivo peggioramento delle condizioni di accesso al credito da parte delle famiglie. La contrazione potrebbe essere accentuata anche dalle modifiche apportate dal decreto aiuti quater, approvato dal governo Meloni, al superbonus. Un provvedimento che «declassa» il superbonus da 110% a 90%. E Per effetto della riduzione dell'aliquota, un numero importante di clienti ? abitanti di condomini o di unita abitative monofamiliari ? «potrebbero fare un passo indietro rispetto a progettualità su cui erano stati avviati ragionamenti». Questa la preoccupazione di Andrea Basso, presidente di Ance Trento, l'associazione trentina dell'edilizia. Basso spiega che cosa cambierà da domani, 25 novembre. In concreto, che cosa cambia per i beneficiari del superbonus con l'istituzione del nuovo regime? «Con la soglia indicata al 110, la detrazione era compieta: i beneficiari si recavano in banca per ottenere il prestito, la banca tratteneva il 107» e il resto spettava a chi richiedeva i lavori. Le condizioni ottimali che hanno accompagnato i pruni giorni di superbonus, però, sono state superate nel momento in cui le banche hanno rallentato l'acquisto di crediti. In seguito alla chiusura dei mbinetti del credito, molte procedure si sono bloccate. L'ulteriore passaggio previsto dal nuovo decreto, prevede l'aliquota al 907» e non più al 1107». Per i condomini che alla data del 25 novembre non hanno ancora consegnato le Cilas, la coperta quindi si accorcerà Per le unità abitative monofarniliari, invece, il privato dovrebbe riuscire a recuperare la totalità delle spese fino al 31 marzoi». Quando entreranno in vigore le misure? «Le novità entreranno in vigore a partire dal 2023. La norma anticipa quindi di un anno - dal 31 dicembre 2022 - l'abbassamento dell'aliquota al 907o. Il bonus rimane al 1107» soltanto se al 25 novembre (domani per chi legge, nari risulta effettuata l'indicazione della ditta e se la delibera assembleare ha già approvato l'appalto dei lavori, completa di cifre riferite alla spesa» In quali contesti questo cambio di rotta ha il potenziale di provocare più disagi? «In generale, la situazione è complessa e lascia poco tempo a tutte le parti coinvolte per adeguarsi Sarebbe stato meglio inunaginare da subito una struttura a scaloni, programmando di tenere 11 superbonus attivo per un nunimo di 5 anni. Il passaggio ai 907o sarà problematico soprattutto per i condorriini che avevano avviato ragionamenti sulla risttutturazione, che potrebbero trovarsi a mettere in conto risorse extra, in passato non considerate. Di conseguenza, potrebbero esserci passi tndietro su progetti di riqualificazione energetica già progettati. La preoccupazione è che ci sia un blocco su diverse abitazioni». Per le imprese quale problema comporta? «Anche per le imprese costituisce un problema: se si fermano progetti per cui sono stati già acquistati i materiali, infatti, questi restano fermi e l'investimento fatto non rientra. E non sempre sono cifre da poco. Cosi come ci sono lavori comnussionatì da 100.000 euro, ce ne sono altri da 10 ntiuoni». La misura è stata pensata per dare una svolta sostenibile al patrimonio immobiliare. Per riuscire a raggiungere l'obiettivo, per quanti anni servirebbero incentivi alla ristrutturazione? «Il patrimonio trentino è molto vecchio e necessiterebbe di ritintolo 10 anni per essere riqtialificato con lavori al cappotto o all'involucro dei condorriini e ammodernamenti stmtturan. Certo, è impossibile pensare di procedere cosi a lungo con i finanziamenti, che peserebbero eccessivamente sullo Stato. Forse la scelta ottimale sarebbe stata 1' introduzione fin da subito di soglie aU'807o, in modo da sgravare le famiglie di un peso consistente ma senza pesare in modo insostenibile sulle casse dello stato». Costruttori II presidente dell'Associazione trentina dell'edilizia, Andrea Basso

FANNO PARTE DEL SISTEMA CONFINDUSTRIA TRENTO