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Aiuti alle imprese, soglia a 400mila euro

C'è una novità che si prospetta all'orizzonte. Riguarda gran parte delle imprese trentine, perché darebbe loro più margine di azione. È la rivoluzione dei "de minimis". Una partita che si gioca a Bruxelles dove, tra i tanti portatori di interesse, è in campo anche la Federazione trentina della cooperazione. Dietro il termine tecnico "de minimis", che rimanda al Regolamento dell'Unione europea 1407 del 2013, c'è lasostanza: risorse che possono supportare le aziende (per investimenti, attività di ricerca e sviluppo, promozione), siano esse cooperative, aziende artigiane, industriali o del settore servizi. Il tema, che si è fatto caldo negli ultimi anni, tra Covid, guerra in Ucraina, costi dell'energia, inflazione e rialzo dei tassi bancari, è quello degli aiuti di stato concessi a titolo di "de minimis". Vale a dire aiuti ad una singola impresa che, rimanendo sotto un certo massimale, sfuggono al generale divieto europeo di aiuti di Stato che l'approccio "liberista" dell'Unione considera disborsivi della concorrenza. Fino al 2006, il massimale del "de minimis" era pari a 100 mila euro, spalmato su tre esercizi finanziari. Dal 2006 è pari a 200 mila euro, sempre su tre esercizi. Una soglia limite che il mondo delle imprese considera oggi assolutamente inadeguata. Da qui la richiesta di portare il massimale a 400 mila euro. Attenzione: il "de minimis" riguarda ogni forma di aiuto di piccola entità alle imprese (contributi e sovvenzioni, sconti fiscali, garanzie pubbliche sui crediti, agevolazioni su Imis o Irap...). «Anche la cooperativa sociale che beneficia dell'esenzione Imis è interessata» esemplifica Alessandro Ceschi, direttore generale della Federazione trentina della cooperazione. Dov'è il problema? «Tutte le imprese trentine che beneficiano di aiuti pubblici provinciali, nazionali o europei» risponde Samuel Cornelia «hanno oggi il problema di avere il "de minimis" tendenzialmente saturo». La ragione sta nel fatto, spiega il frontman di Federcoop e Confcooperative (per la quale Cornelia cura le questione legali e fiscali) a Bruxelles, che negli ultimi anni le imprese hanno ricevuto molti aiuti, soprattutto per fronteggiare l'emergenza Covid, e per riceverli è stata utilizzata la corsia più veloce, quella del "de minimis" appunto. Che non ha gli obblighi di rendicontazione degli altri aiuti di Stato. Nella sostanza: aiuti più rapidi e con minore carico burocratico. C'è stato, negli ultimi mesi, un vero e proprio pressing da parte delle imprese nazionali ed europee. La buona novella è che la Commissione europea ha quindi aperto ufficialmente alla possibilità di una revisione delle regole il 26 giugno. C'è stata, fino al 25 luglio, una consulfazione pubblica durante la quale si sono palesate 139 posizioni da parte delle maggiori organizzazioni di impresa italiane ed europee, amministrazioni pubbliche, rappresentanti del mondo delle professioni. Pressing anche di Confindustria, Confartigianato, Cna, sindacati agricoli. La richiesta di Confcooperative e Federcoop trentina è quello di innalzare il massimale "de minimis" a 400 mila euro, nell'interesse delle cooperative italiane e trentine. Cosa giustifica la richiesta, che è maggioritaria tra le imprese europee (fanno eccezione alcuni Stati e organizzazioni del Nord Europa che chiedono un aumento più contenuto o il blocco del massimale, perché privilegiano sempre un approccio di mercato)? «Dal 2006» risponde Cornelia «è cambiato il mondo. Dopo la crisi del 2008, l'inflazione è stata tenuto sotto controllo. Ma oggi c'è una inflazione prolungata e sostenuta. E le prospettive macroeconomiche da qui al 2030 prevedono che l'inflazione non torni ai livelli precedenti. C'è anche un problema di malfunzionamento delle catene del valore in diversi settori, con prezzi in aumento e scarsità di materie prime. Difficile avere una inversione di tendenza nel breve e medio termine. Inoltre» aggiunge Cornelia «Confcooperative ha evidenziato anche l'aumento dei tassi bancari attutato da diverse banche centrali per domare l'inflazione». Tutto questo per dire che il disagio delle imprese trasmesso a Bruxelles anche dal mondo cooperativo nazionale e trentino è reale, più che giustificato. «Per questo» sintetizza Cornelia «in modo giuridicamente ed economicamente corretto è stata avanzata la richiesta di innalzare il "de minimis" a 400 mila euro, in un quadro di massima trasparenza con i registri (dove dal 2017 vanno dichiarati gli aiuti, ndr) che andranno a regime». Parola, ora, alla Commissione europea. Tempi? Il nuovo massimale "de minimis" dovrebbe entrare in vigore con la fine del 2023. La speranza è che sia rivisto anche quello per le aziende agricole, oggi in affanno. Ma qui la strada è tutta in salita, spiegano Ceschi e Cornelia, essendo il "de minimis" del settore agricolo stato modificato più di recente, nel 2019. Do. S. Samuel Cornelia, che per Federcoop e Confcooperative segue le questioni legali e fiscali a Bruxelles, e Alessandro Ceschi, direttore generale della Federazione trentina della cooperazione A fianco, la sede di Federcoop in via Segantini

La sostenibilità vista con gli occhi di Confindustria

risultati di un'indagine avviata da Confindustria Trento ha raccolto il ' sentiment e le attese per il prossimo futuro, oltre che le scelte delle aziende in materia di sostenibilità. L'indagine è stata condotta nell'ambito del progetto "Duemilatrentino - futuro presente": una proposta per lo sviluppo del territorio in tre fasi lanciata lo scorso anno dall'Associazione. In questo percorso, Confindustria Trento è supportata da The European House - Ambrosetti e da Sparkasse, main partner del progetto. Alla survey, avviata nei giorni scorsi e tuttora in corso, hanno risposto già un centinaio di imprese. Il 26% dei rispondenti opera nel settore della Meccanica, Meccatronica e Impianti; il 64% ha meno di 50 dipendenti; il 61% sono piccole e medie imprese con un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro. L'indagine ha portato all'evidenza gli elementi che sono stati oggetto di una presentazione da parte del Presidente di Confindustria Trento Fausto Manzana del Direttore Generale dell'Associazione Roberto Busato, dei consulenti di The European House - Ambrosetti e Nicola Calabro, AD e DG di Sparkasse. Il punto di vista delle imprese restituito dalla survey evidenzia in sintesi quanto segue. Si tenga conto del fatto che i dati sono stati raffrontati con quelli della rilevazione condotta nel 2021, nell'ambito dello stesso progetto. ? Più del 60% degli imprenditori ritiene "stabile" la situazione attuale del Trentino (+9,4 p.p. rispetto alla rilevazione del 2021). Si dimezza però la percentuale di giudizi "in crescita" rispetto alla survey condotta lo scorso anno, attestandosi a meno del 10%. Quasi un quarto dei rispondenti giudica il territorio in declino. Nonostante questi giudizi, si rileva un miglioramento della percezione attuale delle performance del proprio business (+4,9 p.p. rispetto alla rilevazione del 2021). Per 1 su 10 la situazione è in peggioramento. ? Gli scenari geopolitici generano incertezza negli imprenditori aumentando di conseguenza il pessimismo nei confronti dell'andamento futuro dell'attività economica d'impresa: l'ottimismo diminuisce di quasi 16 punti percentuali, per un quinto dei rispondenti le prospettive saranno negative. ? La quasi totalità dei rispondenti afferma che la sostenibilità è un fattore strategico di attrattività per il Trentino, ma quasi il 50% ritiene che non sia un fattore adeguatamente valorizzato, e che dovrebbe esserlo di più. ? Per il 35% dei rispondenti la sostenibilità è un valore chiave per l'impresa: nel 50% dei casi è aumentata la sensibilità verso la sostenibilità, ma per gli altri tale dimensione era già valorizzata prima dell'emergenza pandemica.

Nei bandi per l'energia c'è il rischio di divisioni

Sulle ormai famose Cer, Comunità energetiche rinnovabili, e sulle Green Communities la provincia di Belluno rischia di correre con due progettualità e, verosimilmente nel gioco della distribuzione dei finanziamenti, restare senza oppure, nella migliore delle ipotesi, scontentare una parte importante della realtà bellunese. I "CONCORRENTI" Pronte ai nastri di partenza ci sono, da una parte, l'iniziativa del Comune di Feltre e, dall'altra, quella del Consorzio Bim Piave Belluno. Questo pomeriggio, alle 17, alla conferenza dei sindaci dell'Unione montana feltrina, Tiziana Penco, neoassessore all'agricoltura, protezione civile, ambiente di Feltre presenterà il progetto ai primi cittadini, con la disponibilità della città ad essere capofila per tutta la provincia e con l'auspicio di giungere ad una condivisa progettualità con il Consorzio Bim Piave Belluno, in modo tale da presentare un unico progetto, con maggiori possibilità di inserimento in posizione favorevole in graduatoria per la copertura economica. Comunque la si giri, la quadra può essere trovata più facilmente lavorando in sinergia, a tutti i livelli, senza fughe in avanti di qualche parte. E alle Cer e Green Communities è dedicata anche l'odierna mattinata a Longarone Fiere Dolomiti, dove, dalle 9.30 alle 13, si terrà il convegno organizzato dal Consorzio Bim Piave Belluno, in collaborazione col Centro Studi Bellunese, dal titolo "Le Comunità energetiche rinnovabili. Un'opportunità per il territorio bellunese", per le quali saranno fondamentali le foreste. Per il presidente del Consorzio Bim Piave Belluno, Marco Staunovo Polacco, il decreto che introduce in Italia le "Comunità energetiche rinnovabili" apre a grandi opportunità per un «territorio come quello bellunese che già oggi produce 2,5 volte l'energia che consuma e lo fa attingendo unicamente da fonti rinnovabili». E il presidente di Longarone Fiere Dolomiti, Gian Angelo Bellati sottolinea che serve un «gioco di squadra per affrontare temi grandissimi e importantissimi che sono quelli, tradotti in gergo europeo, del Green Deal: la sfida ambientale». Con il Decreto-legge 162/2019 sono state, infatti, introdotte anche in Italia le Comunità energetiche rinnovabili, previste dalla direttiva europea Red II (2018/2001/UE). In concreto, esse sono associazioni tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali e imprese che decidono di unire le proprie forze per dotarsi di uno o più impianti condivisi per la produzione e l'autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. «Per il Consorzio - spiega Marco Staunovo Polacco - si tratta di un importante passo avanti verso un nuovo scenario energetico basato sulla generazione distribuita, che favorirà lo sviluppo di energia a chilometro zero e di reti intelligenti. L'incontro vuole introdurre il tema, per tutti gli attori potenzialmente coinvolti, in vista dell'emanazione dei prossimi bandi a valere sulle risorse del Pnrr». Sarà presente anche il presidente della Provincia di Belluno. «In un periodo di rincari e prezzi folli per luce e gas - afferma Roberto Padrin - il tema delle comunità energetiche è quanto mai attuale. Una necessità, che un territorio montano come il nostro ha il dovere di far diventare un'opportunità, visto che le dimensioni ridotte dei Comuni possono rappresentare una condizione ottimale per sperimentare forme particolari di produzione e autoconsumo di energia». A moderare l'incontro sarà Fabio Armanasco, della Rse, cioè della società, controllata dal Gestore dei servizi energetici, per lo sviluppo di attività di ricerca nel settore elettroenergetico, con particolare riferimento ai progetti strategici nazionali. A parlare per prima sarà la professoressa Gabriella De Maio, dell'Università Federico II di Napoli, che approfondirà l'inquadramento normativo in cui sono inserite le Cer. Seguiranno le presentazioni di tre progetti pilota in corso che potranno fornire i primi feedback a supporto delle prossime progettazioni, a cura di Simone Canteri, Laura Borsieri e Sergio Olivero. Il convegno si chiuderà con Giovanni Piccoli di Bim Belluno Infrastrutture, mentre per i saluti istituzionali interverranno anche il presidente di Uncem Veneto, Ennio Vigne, e la Regione Veneto.

Ipsp 2022, vince il team Novurania

Ipsp 2022, vince il team Novurania pressroom.unitn.it/comunicato-stampa/ipsp-2022-vince-il-team-novurania Trento 23 Luglio 2022 La premiazione dopo una settimana in cui le squadre hanno partecipato a Industrial Problem Solving with Physics, la competizione che vede alleate industria e ricerca. I team di giovani hanno lavorato a stretto contatto con le aziende del territorio Proclamato questa mattina a Trento al Polo Ferrari di Povo il team vincitore di “Industrial Problem Solving with Physics (Ipsp) 2022”, la gara a colpi di ingegno che vede alleate industria e ricerca universitaria. Alla competizione, nata nel 2014, hanno preso parte 24 studenti, neolaureati e dottorandi provenienti da tutta Italia. Divisi in tre squadre e coadiuvati dai ricercatori esperti del comitato scientifico Mattia Mancinelli, Michele Orlandi e Luca Tubiana, hanno lavorato gomito a gomito tutta la settimana per trovare le soluzioni più innovative ai problemi posti dalle aziende protagoniste del contest, ovvero Danfoss, LeMur Italy e Novurania. Alla fine, è stata proprio quest’ultima squadra ad aggiudicarsi il primo premio, con un progetto legato all’efficientamento dei processi di vulcanizzazione del tessuto gommato. Cinque gio rni di gara a squadre per trovare le soluzioni più innovative a tre problemi tecnologici delle aziende, ma anche per imparare a lavorare in squadra e a gestire il cosiddetto “sconforto sperimentale”, ovvero la necessità di non abbattersi davanti a quei fallimenti che sono parte naturale del processo di ricerca e innovazione. Si potrebbe 1/2 riassumere così l’Industrial Problem Solving with Physics, in sigla Ipsp. La competizione, che giunge quest’anno alla sua settima edizione, è un progetto organizzato dal Dipartimento di Fisica, dal corso di Dottorato in Fisica e dalla Direzione Servizi alla Ricerca e Valorizzazione dell’Università di Trento, in collaborazione con Confindustria Trento e Polo Meccatronica – Trentino Sviluppo. La sfida ha come obiettivo quello di promuovere le professioni scientifiche e la connessione tra il mondo della ricerca e quello delle imprese. I protagonisti dell’edizione 2022 sono stati le aziende Danfoss srl, LeMur Italy srl e Novurania spa e 24 cervelli (tra studenti, studentesse e laureati, laureate di laurea magistrale, studenti e studentesse di dottorato, assegnisti e assegniste di ricerca, ricercatori/ricercatrici e borsisti/borsiste) under 35. Divisi in tre squadre, i giovani hanno lavorato sotto la guida dei ricercatori esperti del comitato scientifico Mattia Mancinelli, Michele Orlandi e Luca Tubiana. Assieme a loro, in questa settimana di lavoro fianco a fianco, hanno studiato e sperimentato le soluzioni più innovative ai problemi tecnologici posti dalle aziende. Nello specifico, Danfoss di Postal (Bolzano) chiedeva di studiare l’attrito di un servomotore elettrico in macchinari industriali. LeMur di Ala ha sollecitato invece un sistema per la maggior durata di un filato magnetico per il tessile tecnico (smart textile). Novurania di Tione, infine, cercava un modo per rendere più efficace il processo di vulcanizzazione per una qualità superiore del tessuto gommato. E proprio quest’ultimo lavoro è stato quello premiato. A tutti i partecipanti, però, sono andati i complimenti della giuria tecnica e del direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento Franco Dalfovo, che ha sottolineato come ciascuna squadra abbia saputo produrre risultati spendibili, utili per le aziende e sia riuscita a lavorare bene in gruppo, valorizzando le competenze specifiche di ciascuno. 2/2

FANNO PARTE DEL SISTEMA CONFINDUSTRIA TRENTO