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PAT – Mezzolombardo, inaugurato il nuovo stabilimento di Seppi M. SpA

PAT – Mezzolombardo, inaugurato il nuovo stabilimento di Seppi M. SpA progettoitalianews.net/news/pat-mezzolombardo-inaugurato-il-nuovo-stabilimento-di-seppi-m-spa/ Redazione Un investimento di oltre 22 milioni di euro per il nuovo capannone industriale; il personale incrementato da 70 dipendenti agli attuali 114 con l’obiettivo di arrivare velocemente a regime a 150 dipendenti; una produzione di alta qualità utilizzando le tecnologie più avanzate con un’esportazione che supera il 95% della produzione. Queste, in estrema sintesi, le cifre della Seppi M. SpA che oggi ha inaugurato il nuovo stabilimento di Mezzolombardo dal quale escono macchine agricole, forestali ed industriali conosciute in tutto il mondo. Il presidente della Provincia autonoma di Trento e l’assessore provinciale allo sviluppo economico ricerca e lavoro presenti all’inaugurazione – con esponenti dell’amministrazione comunale, il presidente di Confindustria Trento Fausto Manzana ed il vicedirettore Alessandro Santini, Stefan Pan vicepresidente Confindustria Bolzano, esponenti del mondo industriale e politico – hanno ringraziato l’azienda per aver scelto il Trentino, e la Rotaliana in particolare zona vocata a questi macchinari, per fare innovazione e sviluppo. In un periodo storico non facile sia per le aziende che per le famiglie questa inaugurazione rappresenta un segnale incoraggiante, un segnale di fiducia ai dipendenti e al territorio. A fare gli onori di casa sono stati Lorenz e Susanne Seppi, titolari dell’azienda, con la loro mamma Johanna e l’amministratore delegato Pierluigi Defant. Seppi è sinonimo da 83 anni di innovazione, crescita e sviluppo. Di strada ne ha fatta molta l’azienda fondata da Maximilian Seppi (proveniente da una famiglia originaria di Ruffré in Val di Non) nel 1939 ad Appiano che negli anni Settanta passa la mano al figlio Luciano per fare il grande balzo e diventare un’impresa a livello internazionale. La produzione si sposta a Caldaro, lo stabilimento viene ampliato ma gli spazi non sono più sufficienti. Nel 2010 l’azienda viene affidata alla terza generazione Seppi e cinque anni dopo la scelta di trasferire la produzione a Mezzolombardo, un processo di espansione che sena una nuova tappa con l’attuale sede in un complesso di 12.500 metri quadrati diventata anche la sede legale e dove sono concentrate tutte le lavorazioni ed i magazzini dislocati in quattro diverse unità produttive. 1/2 “Mi è stato chiesto perché faccio tutto questo – ha affermato il presidente Lorenz Seppi dopo aver ringraziato dipendenti, collaboratori e persone che hanno contributo alla realizzazione del nuovo complesso industriale – Perché, rispondo io, come famiglia, vogliamo creare valore, fare prodotti di qualità e creare prodotti di qualità per i nostri partner e per la nostra comunità usando le nostre mani, il nostro ingegno e le capacità della nostra manodopera. Dall’Alto Adige siamo venuti in Trentino, terra di origine della nostra famiglia: abbattiamo i muri e creiamo valore”. La questione dell’aumento dei costi dell’energia e del sostegno della Provincia autonoma di Trento sia alle famiglie che alle imprese sono stati al centro degli interventi del presidente e dell’assessore allo sviluppo economico i quali hanno ricordato che la Provincia ha messo questo tema in cima all’agenda politica. Il presidente della Provincia autonoma di Trento ha ricordato che la Provincia interverrà a breve a sostegno delle famiglie, con 40 milioni di euro per dimezzare le bollette elettriche delle famiglie trentine da settembre a dicembre. L’assessore allo sviluppo economico ha precisato che la Provincia sta mettendo a punto qualche strumento specifico e sta lavorando per dare serenità alle imprese per superare la crisi e continuare ad investire. Ha ricordato inoltre che il Pnrr (in Trentino circa 1,5 miliardi di euro), con le riforme strutturali che stimolerà, sarà un fattore decisivo di crescita ed un’opportunità da cogliere, con una particolare attenzioni a fattori come la transizione ecologica e digitale, la spinta all’innovazione e la valorizzazione del capitale umano. Prima della benedizione e del taglio del nastro, l’amministratore delegato Defant ha evidenziato il piano di sviluppo dell’azienda “0per mettere in moto una fabbrica flessibile e reattiva alle continue variazioni di mercato e dei fattori esterni. Puntiamo sull’aumento della qualità del posto di lavoro e crescita delle conoscenze dei nostri collaboratori; sul raddoppio della capacità produttiva; sullo sviluppo della rete di vendita, su continua innovazione e automazione per ridurre i costi e le operazioni ripetitive e sulla riduzione dei costi di produzione. Abbiamo lavorato bene conseguendo risultati concreti e soprattutto proiettati verso il futuro” ha concluso Defant. 2/2

PAT * “SEPPI SPA“: « A MEZZOLOMBARDO INAUGURATO IL NUOVO STABILIMENTO, PER IL NUOVO CAPANNONE INDUSTRIALE INVESTIMENTO DI 22 MLN »

PAT * “SEPPI SPA“: « A MEZZOLOMBARDO INAUGURATO IL NUOVO STABILIMENTO, PER IL NUOVO CAPANNONE INDUSTRIALE INVESTIMENTO DI 22 MLN » agenziagiornalisticaopinione.it/lancio-dagenzia-tn-aa/pat-seppi-spa-a-mezzolombardo-inaugurato-il-nuovo- stabilimento-per-il-nuovo-capannone-industriale-investimento-di-22-mln/ admin 11 settembre 2022 12.04 - domenica 11 settembre 2022 Mezzolombardo, inaugurato il nuovo stabilimento di Seppi M. SpA. Un investimento di oltre 22 milioni di euro per il nuovo capannone industriale; il personale incrementato da 70 dipendenti agli attuali 114 con l’obiettivo di arrivare velocemente a regime a 150 dipendenti; una produzione di alta qualità utilizzando le tecnologie più avanzate con un’esportazione che supera il 95% della produzione. Queste, in estrema sintesi, le cifre della Seppi M. SpA che ha inaugurato il nuovo stabilimento di Mezzolombardo dal quale escono macchine agricole, forestali ed industriali conosciute in tutto il mondo. Il presidente della Provincia autonoma di Trento e l’assessore provinciale allo sviluppo economico ricerca e lavoro presenti all’inaugurazione – con esponenti dell’amministrazione comunale, il presidente di Confindustria Trento Fausto Manzana ed il vicedirettore Alessandro Santini, Stefan Pan vicepresidente Confindustria Bolzano, esponenti del mondo industriale e politico – hanno ringraziato l’azienda per aver scelto il Trentino, e la Rotaliana in particolare zona vocata a questi macchinari, per fare innovazione e sviluppo. In un periodo storico non facile sia per le aziende che per le famiglie questa inaugurazione rappresenta un segnale incoraggiante, un segnale di fiducia ai dipendenti e al territorio. 1/3 A fare gli onori di casa sono stati Lorenz e Susanne Seppi, titolari dell’azienda, con la loro mamma Johanna e l’amministratore delegato Pierluigi Defant. Seppi è sinonimo da 83 anni di innovazione, crescita e sviluppo. Di strada ne ha fatta molta l’azienda fondata da Maximilian Seppi (proveniente da una famiglia originaria di Ruffré in Val di Non) nel 1939 ad Appiano che negli anni Settanta passa la mano al figlio Luciano per fare il grande balzo e diventare un’impresa a livello internazionale. La produzione si sposta a Caldaro, lo stabilimento viene ampliato ma gli spazi non sono più sufficienti. Nel 2010 l’azienda viene affidata alla terza generazione Seppi e cinque anni dopo la scelta di trasferire la produzione a Mezzolombardo, un processo di espansione che sena una nuova tappa con l’attuale sede in un complesso di 12.500 metri quadrati diventata anche la sede legale e dove sono concentrate tutte le lavorazioni ed i magazzini dislocati in quattro diverse unità produttive. “Mi è stato chiesto perché faccio tutto questo – ha affermato il presidente Lorenz Seppi dopo aver ringraziato dipendenti, collaboratori e persone che hanno contributo alla realizzazione del nuovo complesso industriale – Perché, rispondo io, come famiglia, vogliamo creare valore, fare prodotti di qualità e creare prodotti di qualità per i nostri partner e per la nostra comunità usando le nostre mani, il nostro ingegno e le capacità della nostra manodopera. Dall’Alto Adige siamo venuti in Trentino, terra di origine della nostra famiglia: abbattiamo i muri e creiamo valore”. La questione dell’aumento dei costi dell’energia e del sostegno della Provincia autonoma di Trento sia alle famiglie che alle imprese sono stati al centro degli interventi del presidente e dell’assessore allo sviluppo economico i quali hanno ricordato che la Provincia ha messo questo tema in cima all’agenda politica. Il presidente della Provincia autonoma di Trento ha ricordato che la Provincia interverrà a breve a sostegno delle famiglie, con 40 milioni di euro per dimezzare le bollette elettriche delle famiglie trentine da settembre a dicembre. L’assessore allo sviluppo economico ha precisato che la Provincia sta mettendo a punto qualche strumento specifico e sta lavorando per dare serenità alle imprese per superare la crisi e continuare ad investire. Ha ricordato inoltre che il Pnrr (in Trentino circa 1,5 miliardi di euro), con le riforme strutturali che stimolerà, sarà un fattore decisivo di crescita ed un’opportunità da cogliere, con una particolare attenzioni a fattori come la transizione ecologica e digitale, la spinta all’innovazione e la valorizzazione del capitale umano. Prima della benedizione e del taglio del nastro, l’amministratore delegato Defant ha evidenziato il piano di sviluppo dell’azienda “0per mettere in moto una fabbrica flessibile e reattiva alle continue variazioni di mercato e dei fattori esterni. Puntiamo sull’aumento della qualità del posto di lavoro e crescita delle conoscenze dei nostri collaboratori; sul raddoppio della capacità produttiva; sullo sviluppo della rete di vendita, su continua innovazione e 2/3 automazione per ridurre i costi e le operazioni ripetitive e sulla riduzione dei costi di produzione. Abbiamo lavorato bene conseguendo risultati concreti e soprattutto proiettati verso il futuro” ha concluso Defant. Categoria news: LANCIO D'AGENZIA TN-AA 3/3

Caro bollette, ora l’allarme arriva anche da ospedali e Comuni: “Servizi a rischio”

Caro bollette, ora l’allarme arriva anche da ospedali e Comuni: “Servizi a rischio”. Dalle industrie alle piscine: tutti i settori che chiedono aiuti ilfattoquotidiano.it/2022/09/01/caro-bollette-ospedali-e-comuni-industrie-palestre-settori-a-rischio/6786872/ Andrea Tundo 1 settembre 2022 La richiesta è univoca: un contributo extra da parte dello Stato. La stessa allerta è stata lanciata lanciata da Comuni e Province, i cui bilanci sono ancora stressati dalle mancate entrate legate ai lockdown. E anche il comparto della montagna avvisa che il crac è dietro l'angolo per la folle corsa dei prezzi di gas, energia e gasolio. Mentre i distretti di vetro e ceramica già stanno facendo i conti con bollette extralarge. Malagò a supporto dei centri sportivi: "Serve un piano Marshall" Il caro energia divampa nel distretto della pelle: “50% del fatturato in bollette, meglio chiudere”. Due imprenditori spiegano perché l’Italia è già in mezzo alla “tempesta perfetta” 1/5 Caro energia, il distretto del vetro e delle piastrelle verso il fermo: “Forni spenti in attesa che il governo intervenga. Da settembre i dipendenti saranno in cassa” “Politica con la testa sotto la sabbia, così non possiamo andare avanti”: ristoratori ed esercenti alle prese coi costi triplicati per luce e gas – Video L’ultima ad aggiungersi al lungo elenco dei settori in allarme per il caro bollette è stata la sanità, compresa quella privata. La richiesta è univoca: un contributo extra da parte dello Stato per scongiurare il taglio dei servizi. La stessa allerta è stata lanciata da Comuni e Province, i cui bilanci sono ancora stressati dalle mancate entrate legate ai lockdown per il Covid. E anche il comparto della montagna, dagli impianti di risalita fino a tutto ciò che ruota attorno a week end sugli sci e settimane bianche, avvisa che il crac è dietro l’angolo per la folle corsa dei prezzi di gas, energia e gasolio che stanno per abbattersi su un altro dei pezzi dell’economia piegato dalla pandemia. Mentre i distretti di vetro e ceramica già stanno facendo i conti con bollette extralarge che hanno costretto a spegnere i forni, perché è ormai più conveniente non produrre, il presidente del Coni Giovanni Malagò chiede “un piano Marshall che garantisca la sopravvivenza” dei centri sportivi, in particolare le piscine che a causa del riscaldamento dovranno certamente fare i conti con un’esplosione dei costi nei prossimi mesi. Ecco la guida completa (finora) dei settori in affanno, in attesa che il governo Draghi vari le misure per scongiurare tagli, cassa integrazione, licenziamenti e chiusure. La sanità (anche privata) – Il caro bollette rischia di mandare in crisi anche Asl e ospedali, che attraverso la Fiaso chiedono un contributo extra per sterilizzare i maggiori costi sostenuti. Già all’inizio dell’anno Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere aveva 2/5 stimato un incremento della bolletta energetica pari al 30% chiedendo lo stanziamento di risorse straordinarie pari a 500 milioni di euro. La richiesta era stata soddisfatta per meno della metà dell’importo richiesto (200 milioni di euro). Risorse, sottolinea Fiaso, che con i nuovi rincari si riveleranno “insufficienti”. Per questo il presidente Migliore spiega: “Non si tratta semplicemente di semplici voci di uscita in un bilancio, ma di servizi per il cittadino e per i pazienti: la stagione post-emergenziale richiede la disponibilità di tutte le risorse possibili per recuperare le prestazioni sospese e far fronte agli impegni presi con i cittadini”. Oltre alle maggiori spese per l’energia, Asl e ospedali dovranno far fronte agli importi contrattuali lievitati da parte delle aziende fornitrici di servizi: “In qualche caso, stanno già chiedendo la revisione dei prezzi”, sottolinea Migliore. “Il risparmio energetico, inoltre, per quanto possibile, negli ospedali è marginale – aggiunge Migliore – perché è estremamente difficile ridurre il consumo energetico, considerando il grande numero di macchinari che devono necessariamente essere attivi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7?. Su apparecchi di radiodiagnostica, tac e pet e sul necessario funzionamento delle sale operatorie nonché delle delle terapie intensive “non ci possono essere risparmi”. Anche il settore privato inizia ad agitarsi: il Gruppo San Donato stima nel 2022 un “aumento dell’890% del costo del gas di circa e del 260% di quello dell’energia elettrica” e chiede di “inserire le aziende ospedaliere ‘a pieno titolo’ nell’elenco delle imprese energivore e gasivore”. Gli enti pubblici – Risorse straordinarie vengono richieste anche dall’Anci e dall’Upi. I presidenti Antonio Decaro e Michele De Pascale sono tornati a premere per un intervento urgente che fermi i rincari e lo hanno quantificato in “almeno ulteriori 350 milioni di euro”. L’alternativa? “I sindaci saranno costretti a tagli dolorosi dei servizi pubblici a tutto danno dei cittadini, in vista di un autunno che già si prospetta molto difficile e preoccupante”. Una misura a favore di Comuni e Province viene ritenuta “indispensabile”. Senza, avvisano, i bilanci degli enti locali sono “destinati a saltare”. Le industrie – Dal settore vetro e piastrelle, passando per siderurgia e cartiere, fino all’industria conserviera. Sono diversi i comparti industriali che rischiano di implodere per la corsa selvaggia dei prezzi dell’energia. Mentre l’Assorimap, l’associazione delle aziende che riciclano materie plastiche, ha già annunciato il fermo del 40% delle attività per i costi ormai insostenibili con il rischio di generare “un cortocircuito del sistema di recupero dei rifiuti plastici” e “un enorme gap di competitività su scala internazionale”. I distretti di vetro e ceramica dell’Emilia Romagna sono in allarme da settimane e molte aziende hanno già spento i forni e fatto scattare la cassa integrazione: “Spenderemo in bollette 150 milioni di euro in più rispetto al 2021, quando furono 40. Dovremmo aumentare i prezzi di circa il 70% per coprire i maggiori costi, ma nessuno lo accetterebbe”, ha spiegato a Ilfattoquotidiano.it l’ad di Bormioli Rocco, Vincenzo Di Giuseppantonio. Il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani, ha invece chiarito che “è impossibile” pianificare la produzione e aggiornare i listini chiedendo che il credito di imposta al 25% venga raddoppiato. “O il prossimo governo – è la sua previsione – troverà un cimitero di aziende”. 3/5 Ristoratori e accoglienza – Sul piede di guerra ci sono, da settimane, i ristoratori e le imprese del turismo, secondo cui i costi energetici più che raddoppiati rischiano “di fermare in autunno la crescita del settore che quest’estate sta registrando numeri da record”. Per gli alberghi, il costo dell’energia è salito di “oltre il 150% rispetto all’anno scorso” e il caro- energia sta avendo un impatto negativo “in particolare sugli immobili adibiti ad attività ricettive dell’alberghiero coinvolgendo quasi 33mila imprese del settore”, ha spiegato Marco Misischia, presidente nazionale di Cna Turismo e Commercio. Anche il settore extra- alberghiero, sottolinea, “è in estrema difficoltà con oltre 145mila immobili adibiti a bed&breakfast e alloggi gestiti in forma imprenditoriale”. Nel complesso si tratta di oltre 170mila immobili per attività ricettive che, in assenza di interventi di calmierazione, “rischiano di perdere competitività, a partire dall’autunno”. Gli impianti di risalita – Hanno già annunciato rincari degli skipass intorno al 10% per provare a compensare i maggiori costi che deriveranno dal funzionamento delle funivie e dei cannoni sparaneve. Ma il problema, denunciano, è molto più ampio e rischia di mettere “in ginocchio il futuro della montagna”, dice Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione nazionale esercenti funiviari. Un comparto già stremato dagli anni del Covid, fattosi minaccioso sempre nel periodo di maggiore afflusso negli impianti. E oltre all’energia per alimentare gli impianti e i sistemi di innevamento programmato, ha ricordato Ghezzi, i gestori dovranno anche gestire il caro-gasolio utilizzato dai mezzi battipista. “Un costo – prosegue la presidente Anef – che andrebbe a minare le sorti di tutta la filiera che vive dell’industria della neve e comprende hotel, ristoranti, trasporti, scuole di sci. La preoccupazione va soprattutto alle tante piccole imprese che operano nel settore e che rischiano di chiudere”. Centri sportivi e piscine – A lanciare l’allarme per il settore sportivo è stato direttamente il presidente del Coni Giovanni Malagò invocando “un piano Marshall che garantisca la sopravvivenza”. I settori che rischiano di pagarne maggiormente le conseguenze sono i centri sportivi e quelli polifunzionali. A fornire l’esatta fotografia del rischio energetico nel settore, è stato Giampaolo Duregon, presidente di Anif-Eurowellness in rappresentanza di circa 5.000 centri sportivi italiani di cui 700 iscritti all’associazione di categoria all’interno di Confindustria: “Da settembre si stima che in tutta Italia 500 centri sportivi rischiano di non riaprire, soprattutto piscine o impianti polivalenti con le piscine, perché hanno un peso di riscaldamento sostanziale. O raddoppiamo i prezzi facendo cadere tutto sulle spalle del cittadino oppure serve ricevere un aiuto subito, come avvenuto con fondi una tantum nella primavera scorsa”. Un grande centro sportivo che mediamente spendeva tra elettricità e gas circa 400mila euro all’anno, adesso – secondo Duregon – “può arrivare attorno al milione o milione e 200mila euro”. Cifre definite “insostenibili”. Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO DEL TUO AIUTO. 4/5 Per noi gli unici padroni sono i lettori. 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Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione 5/5

Energia, a rischio la stagione invernale

Il caro energia rischia di far saltare il banco della prossima stagione sciistica. Gli aumenti non sono sostenibili per gli impiantisti, c'è la necessità di un impegno diretto dell'attuale Governo per affrontare questa nuova terribile emergenza. L'argomento interessa tutto il settore produttivo ma è assolutamente vitale per il turismo invernale, che si basa sullo sci e sugli impianti di risalita che sono azionati elettricamente e come tali rappresentano il modo più sostenibile di fruire la montagna. "Il costo dell'energia è aumentato anche di 6 volte rispetto ad agosto 2021 - commenta Valeria Ghezzi, presidente di ANEF - A questo punto, l'energia che serve per alimentare gli impianti di risalita e i sistemi di innevamento programmato, quando servono, a cui si aggiunge il gasolio utilizzato dai mezzi battipista, rischia di diventare un costo insostenibile. Un costo che andrebbe a minare le sorti di tutta la filiera che vive dell'industria della neve e comprende hotel, ristoranti, trasporti, scuole di sci. La preoccupazione va soprattutto alle tante piccole imprese che operano nel settore e che rischiano di chiudere". Chiaramente questo smisurato aumento dei costi non potrà essere scaricato sugli utenti: il probabile aumento di prezzo degli non sarà infatti sufficiente a compensare le perdite dovute a bollette dell'energia i cui importi si sono moltiplicati. Un fatto ancora più drammatico se si pensa che lo sci e il suo indotto hanno un valore economico e sociale insostituibile per le nostre montagne essendo, ad oggi, una delle poche attività che produce valore e posti di lavoro nelle "terre alte". Un valore quantificabile in 6.5 miliardi di euro di fatturato e 75.000 posti di lavoro. Il tema è visto con preoccupazione da tutti i gestori di stazioni sciistiche, dalle Dolomiti alla Valle D'Aosta fino all'Appennino. La preoccupazione manifestata anche da Marco Grigoletto, presidente di ANEF Veneto "Siamo preoccupati per i costi di gestione. Già a luglio abbiamo avuto società impianti che hanno avuto costi più alti dei ricavi a causa del caro energia. Si è passati da 0,09 euro/KWH 0,5002 euro/KWH. Già lo scorso inverno la bolletta era aumentata in maniera considerevole, ora diventa davvero difficile affrontare una stagione con costi così elevati. Questo potrebbe portare a rincari negli skipass dal 5 al 10%". Sulle Alpi Occidentali le preoccupazioni sono le medesime: "Già quest'estate abbiamo fatto girare gli impianti con costi fuori da ogni logica ha commentato Giampiero Orleoni, presidente di ANEF Piemonte - In vista dell'inverno non sappiamo veramente dove andremo a finire, innanzitutto perché al momento non c'è nessuna certezza, non abbiamo alcuna garanzia. Di certo per noi può diventare davvero insostenibile, con prezzi a questi livelli non so cosa potremmo fare, potrebbe diventare controproducente aprire. Noi chiaramente offriamo un servizio che non è essenziale, se ribaltiamo il costo sugli utenti chiaramente avremo un'affluenza minore. Una parte della soluzione potrebbe essere quella di far riconoscere le società impianti come aziende energivore". In Appennino il problema assume dimensioni ancora più preoccupanti. "Dopo due anni di pandemia ci mancava solo questa tegola - ha spiegato Luciano Magnani, rappresentante di ANEF Emilia Romagna - Dobbiamo pensare seriamente a come impostare la prossima stagione e non possiamo che pensare ad un aumento dei prezzi degli skipass. Desta preoccupazione inoltre il fatto che anche il tipo di sciatori che frequentano le nostre stazioni scelgono normalmente visite in giornate o weekend, quindi il costo del carburante li penalizza ulteriormente".

«Le imprese chiedono di rateizzare le bollette»

Busato (Confindustria Trento) Gli uffici tecnici di Palazzo Stella ogni mattina verificano le fluttuazioni del borsino dell'energia. Quelli che un tempo erano costi fissi, suscettibili di scarsi scostamenti e prevedibili nella programmazione annuale, oggi sono voci straordinarie, inquantificabili, ormai ingovernabili. «Le aziende non riescono nemmeno a stabilire i prezzi finali che si riversano sul cliente», fa sintesi il direttore di Confindustria Trento, Roberto Busato. Che aggiunge: «Per capire l'entità dei rincari, in un mese vengono bruciati i margini di un anno». Una sciagura che si consuma su scala internazionale. «Ci rendiamo conto che le soluzioni per arginare la speculazione sono complesse e non possono arrivare solo localmente», riflette Busato facendo riferimento al fondo straordinario da 100 milioni accantonato dalla Provincia. Sia chiaro: ogni forma di sostegno è preziosa, ma viste le proiezioni («Gli aumenti seguono un moltiplicatore di dieci») rischiano d'essere una goccia. Le realtà produttive maggiormente energivore sono quelle del manifatturiero e in particolare le cartiere. Non a caso quella di Villa Lagarina ha già provveduto a fermare la produzione chiedendo la cassa integrazione per 23 lavoratori. Una soluzione che rischia di replicarsi. «Le imprese si trovano costrette a sospendere l'attività», spiega il direttore degli industriali. Alcune associate cercano poi E in tutto ciò, tiene a precisare Busato, non va demonizzato il molo di Dolomiti Energia. «C'è molta disinformazione e le aziende che producono energia vengono accusate ingiustamente di fare profitti in un momento difficile ma non è così». La caduta del governo, poi, non ha giovato al Paese. Mala speranza, ripete, è che si trovi una soluzione comunitaria. Non è più possibile fissare i prezzi fetali e le imprese sospendono lattività La crisi è profonda

FANNO PARTE DEL SISTEMA CONFINDUSTRIA TRENTO