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TrentinOrienta, per Bisesti e la Pat è ''buona la prima'' ma la coraggiosa lettera della referente orientamento racconta altro: ''Insegnanti e scuole non sono ascoltati''

TrentinOrienta, per Bisesti e la Pat è ''buona la prima'' ma la coraggiosa lettera della referente orientamento racconta altro: ''Insegnanti e scuole non sono ascoltati'' ildolomiti.it/politica/2022/trentinorienta-per-bisesti-e-la-pat-e-buona-la-prima-ma-la-coraggiosa-lettera-della-referente- orientamento-racconta-altro-insegnanti-e-scuole-non-sono-ascoltati November 27, 2022 Politica Grande delusione della Referente presso il Servizio Istruzione dell’orientamento informativo e supporto alla rete degli insegnanti referenti dell’orientamento Paola Menapace per l'esito di quello che la Pat definisce Festival ma lei definisce ''fiera''. Un evento dedicato all'orientamento degli studenti buono solo a ''mostrare agli occhi dell’opinione pubblica che un sistema trentino dell’orientamento esiste''. ''Mi ha fatto molta tristezza vedere panel di soli uomini esperti e giovani hostess in piedi per ore davanti ad una porta'' TRENTO. ''Buona la prima'', ha titolato la Provincia nel suo comunicato stampa riferendosi a TrentinOrienta. Ma tanto ''buona'' non pare essere stata. A segnalarlo niente meno che la Referente presso il Servizio Istruzione dell’orientamento informativo e supporto alla rete degli insegnanti referenti dell’orientamento. ''Scrivo in merito alla fiera TrentinOrienta e la chiamo proprio fiera perché in sostanza di questo si è trattato - scrive a il Dolomiti Paola Menapace -. Durante la fiera ho potuto raccogliere le impressioni dei miei colleghi e delle mie colleghe tra gli espositori e non tutte sono state entusiasmanti. L’impressione è che a fronte di tanta fatica e richieste continue non si venga mai ascoltati e si faccia poi sempre quello che è più comodo fare by-passando le criticità, con il solo scopo di mostrare agli occhi dell’opinione pubblica che un sistema trentino dell’orientamento esiste''. 1/3 Ma facciamo un passo indietro: di cosa stiamo parlando? Della prima edizione di TrentinOrienta, una due giorni di incontri sponsorizzata dall'assessore all'istruzione Mirko Bisesti che ha visto in prima linea proprio il suo assessorato con quello di Failoni, all'artigianato, commercio, turismo e sport, Trentino Marketing e il dipartimento istruzione e cultura della Provincia. L’iniziativa, spiega la Pat, ha potuto contare sulla partecipazione di pressoché la totalità delle scuole superiori della provincia di Trento che, in postazioni dedicate, hanno illustrato le proposte scolastiche e formative del proprio istituto agli studenti che si accingono a concludere il primo ciclo. Il format ha riservato la prima giornata alle visite delle scuole, mentre la seconda la fiera è stata aperta anche alle famiglie. L’assessore Bisesti ha introdotto i lavori illustrando le motivazioni che lo hanno spinto a voler organizzare, per la prima volta in Trentino, un evento di questo tipo. “Oggi in questo contesto – ha detto – si è rinsaldata un’alleanza tra mondo della scuola, associazioni di categoria e istituzioni preposte alla formazione, sviluppo e coesione sociale. Scegliere il percorso adeguato per un ragazzo oggi è molto complicato, perché molte sono le variabili che condizioneranno il percorso formativo e il successivo inserimento nel mondo del lavoro. Un aiuto reale nella scelta e nella valorizzazione del talento dei nostri giovani lo possiamo dare solo se agiamo in sinergia con azioni di sistema”. Poi è seguito uno degli incontri, una tavola rotonda con Gianni Battaiola, presidente ASAT, Marco Segatta, presidente Associazione Artigiani, Roberto Busato, direttore Confindustria Trento, Riccardo Salomone, presidente di Agenzia del Lavoro, Umberto Martini, direttore vicario Dipartimento Economia e Managment Università degli Studi di Trento, Luca Meneguzzo responsabile macroarea di Anpal Servizi. Ebbene, all'entusiasmo dell'assessore, che trasuda da ogni comunicato stampa della Provincia sulla questione, fa da contraltare questa lettera che pubblichiamo integralmente. Una lettera che si conclude ricordando anche che ''mi ha fatto molta tristezza vedere panel di soli uomini esperti e giovani hostess in piedi per ore davanti ad una porta, se vogliamo davvero iniziare a fare qualcosa per i nostri studenti e le nostre studentesse iniziamo dal cambiare questa impostazione''. Mi occupo di orientamento presso il dipartimento istruzione e cultura come insegnante in distacco dall’insegnamento dal 2019, ma il mio interesse e la mia professionalità, sono infatti oltre che insegnante di scuola primaria anche una sociologia, risalgono al periodo 2012-2015 con la partecipazione al progetto FSE IPRASE dove già si “tentava” di mettere a sistema l’orientamento trentino. Da tre anni provo a cucire relazioni tra scuole, territorio, dipartimento, mi metto in discussione e gli insegnanti referenti dell’orientamento sanno che la mia porta è sempre aperta, cerco di valorizzare quello che le scuole già fanno, che in alcuni casi è veramente già tantissimo e metterlo a valore per tutta la comunità. 2/3 Per questo motivo non mi sono certo tirata indietro nel momento in cui mi è stato chiesto di collaborare alla realizzazione di questo evento portando le mie idee, tutto quello che in questi anni ho raccolto dalla scuola, dagli insegnanti, dai colleghi che lavorano su questo tema ogni giorno con me. La mia posizione è stata sempre di ascolto e di umiltà ma non mi sono sentita altrettanto riconosciuta e considerata, pur essendo proprio un’insegnante, da chi ha organizzato e ideato questa fiera. Durante la fiera ho potuto raccogliere anche le impressioni dei miei colleghi e colleghe tra gli espositori e non tutte sono state entusiasmanti, l’impressione è che a fronte di tanta fatica e richieste continue non si venga mai ascoltati e si faccia poi sempre quello che è più comodo fare by-passando le criticità, con il solo scopo di mostrare agli occhi dell’opinione pubblica che un sistema trentino dell’orientamento esiste. Mi dispiace dirlo ma fino a quando le scuole e in primis gli insegnanti non verranno ascoltati e supportati non ci sarà mai nessun sistema trentino dell’orientamento, pensavo di essere stata messa in quel ruolo proprio per facilitare questo processo e portare la voce della scuola a chi di dovere ma la mia è stata una battaglia persa. Voglio infine concludere dicendo che mi ha fatto molta tristezza vedere panel di soli uomini esperti e giovani hostess in piedi per ore davanti ad una porta, se vogliamo davvero iniziare a fare qualcosa per i nostri studenti e le nostre studentesse iniziamo dal cambiare questa impostazione. Vi ringrazio se vorrete dare spazio ad una voce fuori dal coro. Paola Menapace Referente presso il Servizio Istruzione dell’orientamento informativo e supporto alla rete degli insegnanti referenti dell’orientamento 3/3

Trento doc e panettone L'abbraccio goloso del Natale in enoteca

Non solo mercatini. Il periodo delle feste natalizie sarà l'occasione, in Trentino, per scoprire il variegato mondo delle bollicine grazie alla vasta offerta messa in campo dalla Strada del Vino e dei Sapori: settanta soci che per cinquanta giorni propongono iniziative ed eventi fino all'8 gennaio, sotto l'insegna "A tutto bollicine lungo #stradavinotrentino". Uno degli appuntamenti più rilevanti è Natale in Enoteca, ospitato a Palazzo Roccabruna a Trento fino alili dicembre: i visitatori, dalle 17 alle 22, avranno la possibilità di degustare una selezione di Trentodoc. Per gli appassionati e per chi vuole avvicinarsi a questo mondo, ci sarà la possibilità di andare direttamente dove le bollicine nascono, ovvero le aziende vitivinicole che resteranno aperte nei fine settimana. Visite guidate, per chi desidera, accompagnate dalle degustazioni, potranno essere programmate in molte di cantine trentine: Agraria Riva del Garda, Azienda Agricola Balter, Azienda Agricola Endrizzi Elio, Azienda Agricola Zeni Roberto, Borgo dei Posseri, Cantina diserà, Cantina di La-Vis, Cantina Endrizzi, Cantina Mori Colli Zugna, Cantina Rotaliana di Mezzolombardo, Cantina Sociale Trento, Cantina Toblino, Cantine Mezzacorona-Rotari, Cembra Cantina di Montagna, Cenci Trentino, Dorigati, Ferrari Trento, Fondazione E. Mach, Madonna delle Vittorie, Maso Martis, Mas dei Chini, Monfort, Moser Trento, Pedrotti Spumanti, Società Agricola Fratelli Pelz, Terre del Lagorai, Villa Corniole e Vivallis. Se al piacere delle bollicine si vuole abbinare una passeggiata alla scoperta del territorio, si può puntare su Taste&Walk. Tre le offerte per i visitatori: la camminata tra vigneti e panorami sulla collina di Trento, con visita e degustazione in due cantine biologiche (fino al 23 dicembre dal lunedì al sabato); la passeggiata tra storia, fontane e sapori (dal mercoledì al sabato fino all'8 gennaio) nel centro storico di Trento, con un brindisi finale - firmato Trentodoc - e pranzo in ristorante tipico; infine la passeggiata tra bosco e vigneto, a Rovereto, con brindisi e pranzo conclusivi in città (fino al 17 dicembre dal lunedì al sabato). E se qualcuno volesse trasformare la vacanza in Trentino in un'esperienza enogastronomica può farlo con Viaggi di gusto speciale Trentodoc, la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino è a disposizione degli enoturisti per costruire un pacchetto su misura. g.m. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

NEVE PERENNE MA FINTA

Lf organizzazione dei Campionati asiatici di sci alpino del 2029 è stata assegnata all'Arabia Saudita. In un territorio prevalentemente desertico, 1 qualche montagna c'è ma la neve quasi mai. Se arriva è un evento eccezionale. Quindi la notizia dell'assegnazione da una parte lascia quantomeno sorpresi, dall'altra è una conferma che le istituzioni saudite hanno realmente attivato il progetto per la realizzazione di un grande ski resort in grado di ospitare gli sciatori sul Mar Rosso, a 50 chilometri dal golfo di Aqaba. Si chiamerà «Trojena», attirerà 700.000 visitatori l'anno e sarà parte della futuristica metropoli di «Neom», un progetto immobiliare da 500 miliardi di dollari nel deserto. Vera destinazione di montagna, Trojena verrà completata entro il 2026 e si estenderà su un'area di quasi 60 chilometri quadrati a un'altitudine compresa tra 1.500 e 2.600 metri. Come si legge nei documenti ufficiali «avrà piste all'aperto e non dentro uno skidome». In un luogo dove oggi la temperatura si avvicina allo zero solo in tre o quattro notti nei mesi invernali, come si può pensare di imbiancare una pista per la discesa libera lunga 3 chilometri e larga quasi un centinaio di metri? La domanda fa il paio con quella che, in questo inizio di stagione, si stanno facendo tutti gli addetti ai lavori e gli appassionati: come scieremo sulle Alpi se tra pochi anni farà così caldo che non si riuscirà nemmeno a sparare la neve e in quota non ci sarà acqua sufficiente nei bacini per produrre l'energia idroelettrica necessaria ad alimentare impianti e cannoni? Uno studio italiano promosso dalle Nazioni Unite conferma che tra quindici anni non sarà più possibile intendere lo sci come facciamo oggi, con migliaia di persone in pista, funivie affollate e piste di rientro a valle. Quindi restano solo due possibilità: lavorare sull'evoluzione dei cannoni da neve o prendere in considerazione un manto sintetico. Le altoatesine Technoalpin e Demaclenko producono la stragrande maggioranza dei cannoni da neve di tutto il mondo, hanno un centro ricerche di alto livello e si dividono il ruolo di fornitore ufficiale dei comitati organizzatori di Mondiali e Olimpiadi. Ma hanno due approcci diversi alla questione. «Noi pensiamo che il futuro stia nel progressivo perfezionamento delle tecnologie dei cannoni oggi in uso ? racconta Wolfgang Psenner, Head of Sales di Technoalpin ?. Il processo di riscaldamento globale è ormai avviato. Si continuerà a sciare sulle Alpi ma prima o poi saremo costretti a farlo solo sopra una certa quota. Tra qualche anno i cannoni che oggi sono installati intorno ai 1.500 metri verranno trasferiti ben oltre i 2.000 metri dove troveranno le temperature adatte». Inevitabilmente, verrà ridotto il domarne skiable e non ci saranno piste di rientro. «Il nostro impegno punta a trovare sistemi per rendere il cannone più efficiente, che produca più neve con meno acqua e meno energia», chiarisce Psenner. A Bolzano, Technoalpin ha brevettato la Snowfactory, una macchina che lavora anche in condizioni estive abbassando la temperatura dell'acqua senza additivi chimici fino al punto di congelamento, in modo tale da produrre piccole scaglie di ghiaccio secco alla capacità di circa 150 metri cubi al giorno per anticipare o integrare l'innevamento tradizionale. «Presto la questione non sarà più tecnica ma politica. Qualcuno dovrà decidere se e quanto sarà ancora conveniente investire nella neve programmata», conclude Psenner. Demaclenko, che fa parte del Gruppo Leitner, ha messo invece sul mercato lo Snow 4Ever 200: la più efficiente macchina che produce neve «sopra zero», continuando a scommettere su una rivoluzione tecnologica. Del resto, chi sa cosa dove ci porterà la ricerca tra pochi anni? «Una semplice legge fisica dice che i cannoni tradizionali funzionano meglio con temperature sotto lo zero e noi non abbiamo fatto altro che inserire il cannone stesso dentro una sorta di grande cella frigorifera, al cui interno c'è un circolo d'aria forzato e temperature fino a -15 gradi ? spiega Mario Passeri, direttore commerciale dell'azienda di Vipiteno ?. La neve (oltre 230 metri cubi al giorno) viene prodotta dentro al frigorifero e portata all'esterno». Se immediatamente compattata con un gatto battipista, è in grado di resistere per molto tempo. «Ciò che fa la differenza è la conformazione del cristallo che viene prodotto, la cui geometria è tale che diminuisce l'aria calda all'interno e la possibilità di degradarsi», aggiunge. Il futuro di queste macchine però è chiaro e andrà oltre la loro attività principale. «Ci sono già gruppi di studio internazionali finanziati da enti statali, fondazioni e privati che sono impegnati a interpretare il nostro domani: è facile immaginare che a breve verranno realizzati nuovi bacini in alta montagna. E l'innevamento programmato sarà funzionale ad essi, che non serviranno per imbiancare le piste ma per stoccare acqua per l'estate come vere e proprie banche idriche», chiude Passeri. Infatti, già la scorsa estate, nei giorni della massima siccità, in molti chiedevano che i laghetti artificiali colmi in alta quota venissero svuotati per le necessità nel fondovalle. Tra le alternative si parla di neve «di plastica», settore in cui è specializzata la bergamasca Neveplast che da anni studia il modo per coprire i pendii delle montagne con tappeti sintetici che replicano esattamente la sensazione della neve sotto le lamine degli sci. Neveplast ha solo alcuni piccoli concorrenti negli Stati Uniti che però hanno un prodotto meno evoluto. «Il nostro ha raggiunto un livello di sofisticazione tale che il grado di scorrevolezza e la resa sotto ai piedi sono eccezionali?esordisce Niccolò Bertocchi, managing director dell'azienda?. Il tappeto NP30 Alpine replica la neve primaverile appena bagnata mentre il nuovo NP30 Freeski è molto simile alla neve fresca naturale, grazie anche alla differente geometria che assicura una facile presa di spigolo. Non vogliamo sostituire la neve, sappiamo che è più bello sciare con il bianco ma siamo anche consapevoli che possiamo essere il sistema giusto per allungare la stagionalità». Dopo aver attrezzato il tetto del famoso termovalorizzatore a Copenhagen, trasformato in pista permanente, «due mesi fa abbiamo inaugurato una pista di 500 metri (9.000 metri quadrati di superficie) in pieno centro a Stoccolma, fortemente voluta dalla SkiStar, una società locale che è proprietaria di tutti gli impianti di risalita in territorio svedese e di buona parte di quelli norvegesi». Va da sé che, per essere accettati in un ambiente istituzionale scandinavo, il prodotto dovesse essere green, certificato ai massimi livelli. Bertocchi rassicura: «n materiale che abbiamo usato è al 60% ottenuto da plastiche riciclate ed è conforme agli standard europei di sostenibilità». Tecnologie Le coperture artificiali NevePlastNP30 sono composte al 60% da plastiche riciclate e hanno due versioni: una replica la sensazione di neve primaverile, l'altra è più simile alla neve ghiacciata. I cannoni «sopra zero» di Demaclenko producono neve con temperature estive grazie a una tecnologia che realizza un cristallo che resistere allo scioglimento. I cannoni avranno anche una funzione di produzione del freddo per alimentare le riserve d'acqua estive.

Tra brulé e canederli la folla degli anni d'oro

«Quest'anno è bellissimo. C'è tanta più gente e è più rilassata, rispetto all'anno scorso». Ai mercatini d Natale, i primi davvero post pandemici, senza numero chiuso, senza braccialettini e senza restrizioni, anche ieri si respirava aria d'ottimismo. La gente era tanta da parlare di folla, soprattutto nell'orario da brulé pre serale, e l'interesse per i prodotti in vendita c'era, come gli esercenti confermano, tra un cliente e l'altro. Impossibile dire con certezza quanti hanno scelto i mercatini di Trento per passare la prima domenica d'avvento, ma l'Apt stima che siano passati da piazza fiera e piazza Battisti tra i 25 e i 30 mila visitatori. Non avevano ancora un'idea del pur provvisorio bilancio, ma in piazza Fiera ieri erano comunque tutti piuttosto soddisfatti. «C'è giro anche oggi, sì, parecchio», annuiscono alla prima casetta, quella che dà il benvenuto nel villaggio dedicato alla suggestione natalizia. Un po' più precisi sono allo stand di Respiro delle Dolomiti: «La gente è tantissima rispetto all'anno scorso - evidenzia Ivan Gatti - per quanto riguarda l'introito è più o meno uguale a quello del 2021, per adesso, ma non importa. Perché è piacevole: la gente gira rilassata, senza ansia. È più piacevole lavorare. Non so dire se sono più visitatori autonomi o gruppi organizzati, ma più di una coppia è venuta da noi per prendere dei prodotti. La sera li ha provati in albergo, e il giorno dopo è tornata, per fare i regali agli amici». Segno che quello dei mercatini può essere anche un turismo non esclusivamente mordi e fuggi. timento comune tra le casette. «Noi mancavamo da 156 ani da Trento, in questo periodo abbiamo fatto gli eventi a Milano e Roma - spiegano, alla casetta 14 - Certo non sono più quei tempi, e per di più adesso i mercatini sono ovunque. Ma si fa selezione: sopravvivono solo quelli che sono attenti ai dettagli. Qui sono attenti, e si assicurano che non ci siano doppioni, nei prodotti in vendita». «Secondo me sta andando sempre meglio, di settimana in settimana -spiega invece Marta galvagni, del L'area più affollata del mercatino è, come sempre, quella del food. Per arrivare a conquistarsi un brulé serve pazienza, e c'è la coda anche per i dolci e i canederli. Dove pare ci sia soddisfazione: «Oh sì, non solo c'è tanta gente, ma acquista più dell'anno scorso - spiega Michela Simioni, del pastificio Primierio - per adesso sta andando proprio bene». La crisi c'è, ma il richiamo del Natale evidentemente è più forte. settimana ai mercatini: tanta gente, arrivata da tutta l'alta Italia l'Adige Nelle casette commercianti soddisfatti, perché i visitatori

SULLA VETTA DEI DATIDal biglietto unico alla ripartizione dei ricavi Nelle valli si lavora con i precursori dei big data

All'inizio fu concepita come una semplice mappa. Presto però fu chiaro a tutti che disegnare un bel poster non sarebbe stato sufficiente a marcare la differenza con le altre località sciistiche dell'arco alpino. Sei valli per un'unica tessera. Correva l'anno 1974 e quello fu il momento in cui nacque la formula Dolomiti Superski. «Quell'estate, in un albergo dell'Armentarola, in Alta Badia, abbiamo creato dal nulla un mondo virtuale di sana convivenza reciproca, ma il bello è che lo abbiamo fatto con tecnologie analogiche» ricorda Sandro Lazzari, storico presidente del consorzio e fra gli inventori del cosiddetto «prezzo formula», il meccanismo che è tutt'ora alla base delle logiche di ripartizione fra tutti gli operatori del carosello dei ricavi proveniente dalla bigliettazione. «L'esigenza la diede lo sviluppo impiantistico ? prosegue Lazzari ?. All'inizio si sciava praticamente in paese, poi ci si spinse nelle valli e all'inizio degli anni Settanta la gente, dai crinali, cominciò a passare nei comprensori limitrofi. Così disegnammo una mappa attorno al Sella, ma subito ci accorgemmo che ciò di cui avevano bisogno le Dolomiti, per essere considerate una grande destinazione, era il biglietto unico. Fummo i primi ad adottarlo». Archeologia dei biga data. Ma sempre di big data si stava parlando: la difficoltà principale era infatti quella di conteggiare i passaggi degli sciatori per ciascun impianto e, a fine giornata, redistribuire le quote parte della bigliettazioni ai membri del consorzio sulla base dell'effettivo traffico registrato, il che funzionava (e funziona tutt'ora) come leva principale per ammodernare la propria offerta rispetto a quella dei competitor del consorzio e quindi attirare più sciatori sugli impianti. «La prima stagione fu davvero problematica, arrivammo addirittura a segnare gli accessi a mano quando il sistema a schede perforate che avevamo installato nel nostro laboratorio di lettura andava in palla, e succedeva spesso» ricorda Lazzari. Il quale aggiunge: «Il successo commerciale fu comunque incredibile». Oggi dalle sei valli il consorzio si è ampliato a dodici per un totale di 427 impianti gestiti in maniera consortile attraverso il «prezzo formula» da 40 società di impianti che complessivamente danno da lavorare a 3 mila collaboratori impegnati nel garantire il funzionamento di funivie, cabinovie, seggiovie e skilift, nonché nella gestione dell'innevamento programmato e nella preparazione delle piste. «Ovviamente ? conclude Andy Varallo, alla guida di Dolomiti Superski dal 2020?la tecnologia si è evoluta di pari passo al mercato. I sistemi di lettura sono cambiati, ma soprattutto oggi possiamo gestire i dati in piena autonomia grazie a un data center dedicato. È stato fondamentale per capire il futuro del mercato e dei servizi di cui i nostri clienti avranno necessità».

FANNO PARTE DEL SISTEMA CONFINDUSTRIA TRENTO