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Rassegna stampa

La scommessa

pag8 Fare un nuovo quotidiano, di questi tempi, è una pazzia. I lettori della carta stampata sono in calo ormai da anni, i costi viceversa salgono e negli ultimi mesi - a causa di energia e soprattutto prezzo della carta - addirittura si sono impennati. Allora perché una buona parte del sistema imprenditoriale trentino ha deciso di diventare l'editore di un nuovo quotidiano a Trento? Ce ne parla più sotto a lungo Fausto Manzana, presidente di Confindustria e grande promotore dell'idea. Ci parla di un giornale per la comunità, di un luogo in cui tutte le voci siano ospitate, di uno strumento per far crescere il Trentino nel suo complesso. Un giornale moderato, ma che non sarà, parole sue, né filo-governativo, né anti-governativo. Ma alla sua visione complessiva noi aggiungiamo un dato più concreto. Nonostante tutto, un giornale di carta, un quotidiano, è ancora oggi lo strumento più autorevole per farsi sentire ad ogni livello. L'operazione è complessa e rischiosa (ma "un rischio non è un azzardo", ha sottolineato Italo Monfredini, vicepresidente della Federazione delle Cooperative che è Faltro grande sponsor dell'iniziativa) ma, grattando la vernice di molte belle parole spese nella conferenza stampa di presentazione, il 24 maggio scorso, esce il fatto che il quasi monopolio informativo in mano all'editore sudtirolese Michl Ebner stava parecchio stretto a molti. Il nuovo quotidiano, di cui i promotori non hanno voluto svelare per ora il nome, uscirà a novembre prossimo e sarà un giornale di 40 pagine, con sei edizioni settimanali. La redazione sarà composta di 22 giornalisti più il direttore che, stando ad una quasi certa vox populi, dovrebbe essere Simone Casalini, ex Corriere del Trentino. La diffusione sarà capillare con "redazioni distribuite" - Manzana dixit - il che sta a dire che il giornale, almeno nelle intenzioni, riuscirà a coprire l'intero territorio provinciale. La struttura proprietaria del nuovo giornale parte da una Fondazione, si chiama Synthesis, che riunisce i soci fondatori, tutte associazioni di categoria. A partire da Confindustria con Federazione delle Cooperative, per passare all'Associazione Artigiani, agli albergatori dell'Asat e ai costruttori dell'Ance. Sarà la Fondazione a possedere le quote della Srl che costituisce il braccio operativo, l'editore in senso legale, dell'iniziativa. La discussione, all'interno delle categorie economiche, è stata lunga e travagliata. Da mesi le voci circolavano sull'iniziativa e su chi ci stava e chi no. Alla fine sono i commercianti che si sono chiamati fuori. Del resto, soprattutto per Confcommercio, sono noti i legami molto stretti tra il presidente Gianni Bort e l'editore dell'Adige Ebner e quindi era facile scommettere su come sarebbe andata a finire. Ma, come ha sottolineato Manzana, le porte sono aperte e non solo ad altre associazioni imprenditoriali. L'invito è rivolto anche a soggetti rappresentativi della società trentina: sia singoli che associazioni. Ed anche a soci ordinari, che potranno entrare nella fondazione e farle "prestiti". Perché dalla Fondazione viene il capitale necessario a far funzionare il giornale. Un'architettura complessa che definisce l'operazione come no-profit. Il quotidiano non cercherà di fare utili. Ma dovrà, ha sottolineato il presidente di Confindustria, arrivare all'equilibrio eco Questotrentino nomico. Pena la fine dell'esperimento. Un'architettura che fa leva sulla forza del sistema, ma che porta con sé il problema di far convivere interessi non sempre coincidenti di soggetti collettivi. La sintesi, che da il nome alla fondazione, sembra essere la ricetta magica di Fausto Manzana per tenere insieme tutti. E adesso passiamo al non detto. Ovvero a parecchi aspetti concreti sui quali, nel corso della conferenza stampa, si è glissato. E che sono vitali, anche se poco presenti nella mente dei lettori, quando si deve far uscire un giornale. Punto primo e molto importante: la pubblicità. È la vacca sacra dei quotidiani: se c'è, tutto funziona, se non c'è, difficile andare avanti, perché dalla pubblicità viene una quota molto consistente dei ricavi. Se le categorie economiche presenti nella Fondazione riusciranno ad indirizzare la pubblicità degli associati, magari unita a caldi inviti ad abbonarsi al nuovo giornale, allora potrebbero essere guai per il concorrente Adige. L'argomento non è stato nemmeno toccato in conferenza stampa. Poi ci sono distribuzione e stampa. Perché puoi fare il giornale più bello del mondo, ma se non riesci a farlo arrivare in edicola... E il costo della distribuzione incide parecchio. Se n'è accorto Fausto Manzana che ha detto infatti di pensare a "forme innovative". Ma per quanto ci piaccia l'idea di non morire ebneriani, solo il teletrasporto potrebbe innovare il modo di portare pacchi di giornali in giro per il Trentino. La stampa. In Trentino, fino a pochi anni fa esisteva un'unica rotativa, quella dell'Adige (quasi nuova, per la durata di vita di una rotativa), poi smantellata da Ebner che ha deciso di stampare anche VAdige a Bolzano, assieme al suo Dolomiten. Lì non sarebbe possibile per ovvie ragioni stampare il nuovo quotidiano. Oppure si va fuori provincia (costi che crescono). La più vicina è a Verona. La nostra sensazione è che tutti questi aspetti non siano ancora del tutto definiti. Però si sa che a gestire questa delicatissima fase c'è un uomo con molta esperienza, Fex amministratore unico dell'Adige, Luciano Paris. Ecco. Finora non abbiamo parlato dello scontro sotterraneo con Fattuale quasi monopolista, che ha fatto di tutto per scoraggiare la nuova impresa. Con blandizie e minacce. Economiche, va da sé. Non ottenendo il risultato sperato di far desistere il futuro concorrente, Ebner avrebbe deciso - con mille condizionali perché si tratta di voci, sia pure ricorrenti - una mossa a sorpresa: riaprire il Trentino (il quotidiano) che ha chiuso solo un anno e mezzo fa. Se la cosa sarà confermata, ci sarà da chiedersi quale sia la logica di un'operazione che sembra fatta solo per disturbare. Fateci dire una cosa di buon senso: ma non sarebbe meglio piuttosto rafforzare VAdige (a cui ha imposto tagli alla redazione sotto forma di contratti di solidarietà) cosicché avremmo oltre a una vera pluralità informativa - forse anche un Adige migliore? Che senso ha editare due giornali debolucci invece che uno forte, magari reso più credibile abbandonando Fattuale linea editoriale, del programmatico appiattimento sulle veline di Piazza Dante? Il giornale e il potere Questi, si dirà, sono problemi di Ebner. In realtà sono problemi anche di Fausto Manzana, e soprattutto del Trentino. Come abbiamo più volte rilevato, la nostra provincia è stata sempre caratterizzata da una peculiare situazione editoriale: la compresenza ,0 La storia di copertina di due quotidiani {L'Adige e l'Alto Adige poi divenuto il Trentino), cui talora se ne aggiungeva un terzo (il Gazzettino o recentemente il Corriere del Trentino). Situazione pressoché unica nella provincia italiana, che generava una forte concorrenza, col giornale più forte che si adagiava sugli allori e sulle veline governative, e il più debole che intraprendeva una funzione critica, col tempo raggiungendo e superando il rivale. Per poi continuare il gioco a ruoli invertiti. E così oggi L'Adige del monopolista Ebner si è appiattito sul potere locale per una scelta evidente della proprietà, vista anche la scelta del direttore (Alberto Faustini, non propriamente un rivoluzionario), mentre il Corriere si accontenta di un ruolo marginale, non certo di pungolo; quale sarà il ruolo del nuovo quotidiano? E' a partire da questo tema che abbiamo intervistato Fausto Manzana. Quale funzione intende svolgere il vostro giornale rispetto al potere politico? Tenendo presente che voi rappresentate buona parte del potere economico. Cominciamo col dire che sicuramente io sono anomalo rispetto ai poteri forti. Non conoscevo Confindustria fino a quando non mi è stato chiesto di impegnarmi in questo ruolo, e dopo una contrarietà iniziale, capite le motivazioni per un mio impegno, mi sono detto 'Beh, ho sessant'anni se non lo faccio ora, quando?'. E da lì mi sono messo a disposizione. Questo per Confindustria. E per il giornale? Ragioniamo sui numeri. Quando è nata l'Autonomia il Trentino aveva un Pil prò capite che era circa il 75% rispetto a quello italiano. Eravamo molto poveri. Dopodiché è una crescita, parallela a quella dell'Alto Adige,che ci ha portati, una quindicina di anni fa a circa il 130% del Pil italiano. Ma noi siamo arrivati a un plateau, e siamo ancora lì, mentre Bolzano cresce e arriva al 160%. Posso dire che potremmo essere un filo più ambiziosi? Perché non riusciamo più a crescere? Secondo me è un problema di classe dirigente. Dove, accanto alla politica, alla pubblica amministrazione c'entra sicuramente anche l'impresa. C'è l'impresa, c'è, ci sono tutte le figure. Cosa manca? Manca quello che io considero un dibattito proficuo e poi l'assunzione di scelte Quindi il vostro focus è la mancanza di una classe dirigente, dovuta all'assenza di dibattito? Questa è una ipersintesi: mancano i dirigenti perché abbiamo un benessere diffuso, una voglia di mantenere lo status quo, che sta portando i nostri giovani a preferire sempre più le vivacità che offre il mondo rispetto a quanto offriamo qui. E qui si può arrivare alla politica, dove distinguerei tra politica e sistema dei partiti. C'è stata una grave disaffezione alla politica dovuta al brutto esempio dato dai partiti. In conferenza stampa lei ha sottolineato la necessità di essere inclusivi rispetto a chi viene nel nostro territorio. E' questo un problema della politica? Assolutamente sì. Partendo dai dati demografici, è oggettivo che noi dobbiamo tendere ad essere multiculturali. Naturalmente dobbiamo dare, ma anche pretendere rispetto; però non si può immaginare di risolvere i problemi chiudendoci al resto del mondo, cui non riconosceremmo pari dignità. Sarebbe una visione miope, che alla lunga non reggerebbe. Cane da guardia? Non proprio Torniamo al giornale: è il cane da guardia del cittadino rispetto al potere? Non direi. Il giornale dovrebbe ospitare le tante difformi idee sulle proposte, dibattere, trovare spazio per qualsiasi tema e d'altra parte dar voce anche a quel partito dei sì che io trovo particolarmente poco rappresentato sui media. Questo perchè penso sia oltremodo opportuno alla fine fare le valutazioni e assumere delle scelte. Prendiamo il caso del NOT: le nostre inchieste giungono alla conclusione che la Pat ha voluto a tutti i costi far vincere il progetto che non aveva nessun titolo per vincere. Quando noi presentiamo argomenti e dati ai nostri colleghi loro pubblicano invece le veline della Provincia; mentre invece gli uffici giudiziari si muovono sulla nostra falsariga. A noi sembra che i giornali abbiano il problema di non volersi mettere contro piazza Dante. Io non credo. Non in questo caso perlomeno. Sul NOT mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Io vivo di sanità, conosco fin troppo bene. Ho smesso di leggere soltanto recentemente le cose che riguardano il NOT. È triste. Lei pensa che le categorie economiche riusciranno a marciare tutte allo stesso passo in questa operazione del giornale? Dopo l'entusiasmo iniziale ci possono essere dei problemi, ad esempio legati a quello che un giornale può scrivere su determinate operazioni. Vediamo un ca Questotrentino so: l'ipotesi presentata da Mak Costruzioni di un project financing per l'ospedale di Cavalese. Lì l'ANCE è tra i soci che sostengono questo giornale. Secondo lei quanto sarà difficile mantenere coesione e coerenza? Perché voi avete bisogno del supporto delle categorie. Forse non tanto in termini di esborso economico, quanto di vero supporto con abbonamenti e pubblicità. Beh, Confindustria ha 600 imprenditori, non 600mila. Siamo veramente pochi. Gli artigiani sono tantissimi, molti di più, della Cooperazione non parliamo. In qualche modo l'idea è di provare a far sintesi, di ospitare idee su come sarà la sanità del futuro. Più terra terra, il giorno in cui il nuovo giornale deve dire: signora Mak, hai cannato, quello che proponi non va bene. Come fa a farlo se la Mak è membro, influente, di uno dei fondatori? 10 la vedo molto semplice. Un progetto del genere deve ottenere l'interesse pubblico. Abbiamo le idee chiare su quello che sarà la sanità del futuro? Se quell'ospedale farà parte di quel disegno non vedo problema. Se non ne farà parte non potrà esserci un sostegno a un progetto semplicemente per il gusto di costruirlo. Però noi avevamo detto che i giornali, di questa situazione, non scrivono niente. 11 nostro giornale dovrà scrivere rispetto a come sarà il nostro futuro in termini di ospedali di comunità, e centrali operative territoriali. Lei è l'editore di questo giornale. Non tanto nel senso legale, quanto nel senso "politico". Lei ha una visione condivisa con i soci fondatori, ma quale sarà il suo ruolo specifico? Intanto vedremo se riusciremo a meritarcelo oppure no. L'idea è di creare qualcosa di davvero indipendente. Quanto a me, mi immagino, come mi piace definirmi anche in azienda, un costruttore di campi da calcio, dove sono altre le squadre che giocano la partita. A me preme costruire una squadra cui sia garantita libertà di scelta. Al direttore prometto due cose da parte mia: serietà, e che nessuno gli andrà a tirare la giacca. Che scriva cose che mi piacciono o meno. Perchè penso che sia giusto così, il giornale nasce per la comunità. Altrimenti non sarebbe una fondazione, ma un'avventura imprenditoriale. Non è quello che abbiamo fatto. La scelta della fondazione è anche dovuta ai contributi per l'editoria, più alti per una fondazione? Non è questo nei conti. I contributi arrivano al terzo anno o quarto, non lo so. La questione è etica. Noi vorremmo anche aggregare altri oltre ai soci fondatori, immaginando che possa nascere un qualche tipo di associazione "amici del giornale". Quindi un azionariato diffuso? Assolutamente sì. Differenza notevole rispetto al vostro concorrente che è un'impresa di proprietà familiare. È una società di una famiglia che, come la mia azienda, fa i suoi conti. Con la nostra fondazione invece nessuno guadagnerà un euro, dovrà esserci sostenibilità sociale, ambientale, epoimcheemnomica. Se non abbiamo un equilibrio economico la cosa non è destinata a proseguire. Per quello che lei ne sa, perchè le categorie economiche, quando l'Adige era in vendita, non sono riuscite - o non hanno voluto - comprarlo? So che ci sono state delle negoziazioni. Hanno portato avanti questa cosa, ma alla fine servivano i denari e il coraggio di assumere la decisione. Quindi torniamo al discorso di mettersi in gioco, di rischiare? Sicuramente sì. Conclusioni In Trentino, anche nei momenti migliori i quotidiani mai sono stati indipendenti dal potere economico, le pagine dell'Economia, anche quando curate da professionisti validi in altri settori, sono sempre state fiacche. Quindi riteniamo difficile che, nonostante gli ottimi propositi di Fausto Manzana, un giornale di proprietà delle categorie economiche riesca ad essere, quando si parlerà di aziende, libero da condizionamenti. Lo potrà però essere su tanti altri fronti, e si spera possa non solo rompere l'anomalo monopolio di una famiglia sudtirolese sulla stampa trentina, ma anche, grazie alle logiche della concorrenza, rivivificare l'insieme dell'informazione, ultimamente adagiatasi su un desolante conformismo. E sarà senz'altro un caso, ma il giorno stesso della presentazione del nuovo giornale, L'Adige si risvegliava dai comodi torpori, e per la prima volta sul NOT si distaccava dalla disinformacja fugattiana, e sul concerto di Vasco osava addirittura contestarne alla radice il senso culturale ed economico. Sarà stata una coincidenza. Eppure la concorrenza in genere produce effetti. Per questo ci sentiamo di augurare il miglior successo a Manzana e alla sua non facile impresa.

Sempre più Pmi si quotano in borsa, anno record per Euronext Growth Milan: “Il rafforzamento patrimoniale passa anche attraverso l’apertura al mercato”

Sempre più Pmi si quotano in borsa, anno record per Euronext Growth Milan: “Il rafforzamento patrimoniale passa anche attraverso l’apertura al mercato” ildolomiti.it/cronaca/2022/sempre-piu-pmi-si-quotano-in-borsa-anno-record-per-euronext-growth-milan-il-rafforzamento- patrimoniale-passa-anche-attraverso-lapertura-al-mercato June 23, 2022 Cronaca La quotazione in Borsa come obiettivo strategico delle Piccole e medie imprese, Lambiase, Ceo e founder di Ir Top Consulting: “La quotazione in Borsa non è solo un’operazione di finanza straordinaria ma una strategia di crescita per le imprese volta a favorire lo sviluppo dimensionale e industriale” TRENTO. “La quotazione in Borsa come obiettivo strategico delle Piccole e medie imprese”, è questo il titolo dell’incontro promosso da Mediocredito Trentino Alto Adige, Ir Top Consulting e Prometeia Advisor Sim, con il patrocinio di Confindustria. Un incontro che è andato in scena stamane, 23 giugno, nella splendida cornice offerta dalle Cantine Ferrari a Ravina di Trento. A moderare l’incontro Stefano Righi, giornalista del Corriere della Sera, con i saluti per l’inizio dei lavori che sono stati portati dal vice presidente di Confindustria Trento, Alessandro Lunelli. Di cosa si è parlato? Del rafforzamento patrimoniale delle imprese trentine, che secondo i promotori dell’evento può passare anche attraverso l’apertura al mercato, con un percorso di quotazione nel segmento dedicato Euronext Growth Milan (ex Aim). Per la cronaca Mediocredito Trentino Alto Adige vanta anche una partnership con Ir Top Consulting per accompagnare le Pmi nel percorso verso la quotazione. 1/3 Quotarsi in borsa infatti non è prerogativa delle grandi multinazionali, le Pmi che compiono questo passo hanno la possibilità di aumentare la propria competitività sul mercato, con un grande ritorno mediatico e di visibilità, ma possono anche finanziare la loro crescita ottenendo risorse finanziarie da impiegare in piani di sviluppo o per avere a disposizione nuovi strumenti di finanza alternativa. Inoltre le Pmi possono valorizzarsi: la liquidità delle azioni e la trasparenza di valore agevolano l’ingresso di nuovi azionisti e contribuiscono a formare nuove alleanze strategiche. D’altra parte Euronext Growth Milan, dal 2009 a oggi, ha accolto oltre 230 società rivelandosi un mercato più dinamico rispetto al sistema tradizionale e dimostrandosi uno dei principali hub finanziari europei per numero di operazioni con un record storico (raggiunto nel 2021) di 44 Offerte pubbliche iniziali (Ipo). Non solo, perché dal 2009 la raccolta in Ipo è stata pari a oltre 4,7 miliardi di euro. “La quotazione in Borsa – ha sintetizzato Anna Lambiase, Ceo e founder di Ir Top Consulting – non è solo un’operazione di finanza straordinaria ma una strategia di crescita per le imprese volta a favorire lo sviluppo dimensionale e industriale”. Durante l’incontro sono state portate anche le testimonianze di esperienze concrete di chi ha intrapreso questa strada in Trentino, come Fausto Manzana, presidente Gpi (e di Confindustria Trento) e Diego Nardin, Ceo delle gioiellerie Fope. Successivamente ha preso parola Diego Pelizzari, direttore generale di Mediocredito che ha inquadrato la visione della Banca nella prospettiva del capitale di rischio. 2/3 “Per quotarsi in Borsa – ha specificato Lambiase – la prima cosa da fare è scegliere l’advisor, che non è assolutamente la banca, ma quel soggetto specializzato nella quotazione che può seguire l’impresa in questo percorso”. Nel dettaglio il processo si distingue in due fasi. Una riguarda la fattibilità, “perché non tutte le aziende sono quotabili”, ha osservato Lambiase, in questa fase viene valutata l’azienda e viene studiato il piano industriale, oltre a capire qual è il miglior percorso strategico da proporre per il progetto di quotazione. “Successivamente vengono definitele le risorse finanziarie necessarie per proseguire, con il coinvolgimento di altri advisor, e la scelta della banca che non deve essere casuale ma procedere in base alla dimensione dell’azienda, del settore in cui si opera e delle prospettive”. L’intero percorso in genere dura fra i 6 e gli 8 mesi. In questo momento anche in Trentino c’è molto fermento e questo è senz’altro un segnale positivo perché se un’azienda decide di quotarsi significa che è in salute. “I risultati delle aziende che si sono quotate sono ottimi – conclude Lambiase – perché hanno ottenuto capitale e sono potute tornare dalle banche aumentando il loro potere contrattuale e sono riuscite a portare avanti nuove e migliori strategie di crescita per raggiungere i loro obiettivi”. 3/3

..Silvelox sbarca in Borsa e inaugura il nuovo «factory showroom»

Sarà la prima società della Valsugana ad essere quotata alla Borsa Valori di Milano. Nel settore Italia Growth, ex Aim. La Silvelox Group di Castelnuovoe ha le idee chiare per il futuro. Come il suo presidente Silvano Lamberti che, nei giorni scorsi, ha inaugurato il nuovo factory showroom. La Silvelox produce porte e portoni blindati, esportando in tutto il mondo, fino alla Cina. «Oggi - ricorda Silvano Lamberti - il gruppo ha oltre 110 dipendenti: più di 70 sono in Valsugana, gli altri nello stabilimento bresciano di Remedello. Nel 2021 abbiamo prodotto circa 12.000 porte generando un giro d'affari di oltre 23 milioni di euro. Nei primi cinque mesi del 2022 gli ordini raccolti sono più di 12 milioni di euro, in crescita del 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2021. Il nostro piano di sviluppo è chiaro: prevediamo nel prossimo triennio un incremento del personale di oltre 35 unità arrivando a generare un giro d'affari di circa 40 milioni di euro nel 2025». Fondata nel 1961, nel corso degli anni l'azienda è cresciuta esponenzialmente diversificando e ampliando la propria produzione e trasformandosi in vera e propria realtà industriale. All'inaugurazione del nuovo factory showroom anche il presidente della Provincia Maurizio Fugatti con gli assessori Spinelli e Segnana, diversi parlamentari trentini, i rappresentati delle amministrazioni locali e delle realtà economiche. Una esposizione unica nel settore delle porte per garage e blindate con oltre 100 modelli esposti. «Abbiamo ultimato la riorganizzazione del nostro ciclo produttivo e questo showroom, insieme a molte altre iniziative commerciali ci permetterà di consolidare il nostro cammino di sviluppo, con una particolare attenzione al territorio. La nostra famiglia - ricorda ancora Lamberti - venendo da Brescia, si è integrata molto bene con le aziende del territorio. All'inizio i problemi non sono mancati, ma siamo riusciti a proseguire con ottimismo. Il nostro segreto? Essere sempre sul pezzo, alzandosi un'ora prima e lavorando un'ora di più». Una preoccupazione, però, c'è. La difficoltà a trovare in Trentino personale qualificato. «Ma come può un'economia distrettuale crescere senza trovare le adeguate maestranze? È fondamentale per il sistema trentino attrarre personale e formare i propri residenti, non solo per una carriera nei pubblici servizi o nel turismo, ma anche e soprattutto per l'attività nel settore industriale». Su questo aspetto Silvelox ha deciso di interagire in maniera profonda con il territorio. «Riteniamo fondamentale - conclude Filippo Lamberti, CFO responsabile amministrativo e finanza del gruppo - la collaborazione con le istituzioni formative locali. Fin dal nostro arrivo nel 2015 in Valsugana abbiamo intrapreso una proficua collaborazione con l'Enaip di Borgo Valsugana: con loro, grazie al sostegno del direttore Francesco Micheletti realizziamo stage curriculari per i corsi di meccanica e di elettronica, sviluppiamo parte del piano formativo del corso di robotica all'interno dello stabilimento svolgendo delle sessioni di formazione sui nostri macchinari. Partecipiamo da oltre due anni al Progetto TuSei, organizzato dalla Provincia e Confindustria Trento con lo scopo di rafforzare i rapporti scuola-impresa per facilitare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Come società abbiamo l'obiettivo di fare sì che Silvelox all'interno del territorio trentino sia ricordata per il grande valore qualitativo della propria produzione, per la sua capacità di creare valore per il territorio e per la sua propensione all'immedesimazione e all'integrazione nella comunità trentina. Speriamo e crediamo di essere sulla strada giusta».

Imprese trentine, c'è preoccupazione

INDAGINE DI CONFINDUSTRIATRENTO Quali sono le attese delleimprese trentine perilprossimo futuro? E quali scelte adottano le aziende in materia di sostenibilità? Confìndustria Trento ha indagato, attraverso un questionario che rientra nel più ampio progetto "Duemilatrentino - futuro presente", una proposta per lo sviluppo delterritorioin tre fasi lanciata 10 scorso anno dall'Associazione degli industriali trentini. All'indagine, avviata nei giorni scorsi e tuttora in corso, hanno risposto finora un centinaio di imprese: il 26% opera nel settore della Meccanica, Meccatronica e Impianti; il 64% ha meno di 50 dipendenti; il 61% sono piccole e medie imprese con un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro. 11 punto di vista delle imprese restituito dall'indagine evidenzia, in sintesi, quanto segue (i dati sono stati raffrontati con quelli della rilevazione condotta nel 2021, nell'ambito dello stesso progetto). Situazione stabile. Più del 60% degli imprenditori ritiene "stabile" la situazione attuale delTrentino (+9,4 punti percentuali rispetto alla rilevazione del 2021). Si dimezza però la percentuale di giudizi "in crescita" rispetto all'inchiesta condotta nel 2021, attestandosi a meno del 10%. Quasi un quarto dei rispondenti giudica il territorioin declino. Nonostante questi giudizi, si rileva un miglioramento della percezione attuale delle performance del proprio business (+4,9 punti percentuali rispetto alla rilevazione del 2021). Per 1 su 10 la situazione è in peggioramento. Incertezza globale. Gli scenari geopolitiri generano incertezza negli imprenditori aumentando di conseguenza il pessimismo nei confronti dell'andamento fijturo dell'attività economica d'impresa: l'ottimismo diminuisce di quasi 16 punti percentuali, per un quinto dei rispondenti le prospettive saranno negative. Trentino sostenibile più attrattivo. La quasi totalità di chi ha risposto afferma che la sostenibilità è un fattore strategico di attrattività perilTrentino, ma quasi il 50% ritiene che non sia un fattore adeguatamente valorizzato, e che dovrebbe esserlo di più. Per il 35% dei rispondenti la sostenibilità è un valore chiave per l'impresa: nel 50% dei casi è aumentata la sensibilità verso la sostenibilità, ma per gli altri tale dimensione era già valorizzata prima dell'emergenza pandemica.

FANNO PARTE DEL SISTEMA CONFINDUSTRIA TRENTO