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Il paradosso funivie Mancano gli ispettori per controlli e collaudi

UN ANNO DALLA TRAGEDIA DEL MOTTARONE Eccolo il paradosso. Un anno dopo la strage del Mottarone - che ricorre proprio oggi, con una cerimonia con le famiglie delle 14 vittime - il Piemonte si ritrova senza ispettori deputati a collaudi, controlli e revisioni degli impianti a fune. Ed è così da mesi, da quando a gennaio l'ufficio territoriale del ministero che se ne occupava, l'Ustif, è stato assorbito da un'agenzia indipendente del governo, l'Ansfìsa, che segue anche la rete ferroviaria e stradale. In quel passaggio, al pugno di dipendenti in servizio all'Ustif di Torino è stata data l'opzione di passare nel nuovo organo o di rimanere dipendenti ministeriali e nessuno ha accettato di andare a coprire l'organico della nuova agenzia. Che così è partita senza lavoratori per il Piemonte. «Il problema esiste ma si tratta di una situazione temporanea, in attesa che si raggiunga l'organico previsto. Abbiamo appena finito gli scritti di un nuovo concorso - si affretta a precisare l'Ansfìsa -. Nel frattempo è stata istituita una task force a livello nazionale che è intervenuta in questi mesi dove con interventi programmati e ispezione a campione là dove c'era la necessità». È naturale, però, che non possano essere stati svolti gli stessi controlli che ci sarebbero stati se l'ufficio piemontese avesse avuto un organico consolidato. Diversi esercenti hanno dovuto chiedere alla Regione Piemonte di farsi portavoce delle loro difficoltà con il governo, perché non riuscivano ad aprire al pubblico seggiovie e funivie: nessuno andava a collaudarle e allo stesso modo nessuno rispondeva alle email. È accaduto a Sauze d'Oulx con la la quadriposto tra Jouvenceaux e Sportinia, ma anche a Garessio, a Macugnaga, ad Argenterà e a Entracque. «Questi colleghi, in attesa delle autorizzazioni che non arrivavano, non hanno aperto. Hanno aspettato e anche perso passeggeri in un momento già complicato», dice a Repubblica Valeria Ghezzi, presidente nazionale di Anef, l'associazione di categoSe già è difficile fare i controlli programmati, ancora più complicato è trovare uomini per fare le ispezioni a campione che dovrebbero servire a tenere il fiato sul collo ai gestori degli impianti. «Quello degli esercenti è un settore sano, per quanto non perfetto. E sono loro i primi a essere contenti quando sono controllati, perché se tutto è a posto anche loro sono più tranquilli», dice Ghezzi. Quanto accaduto un anno fa alla funivia di Stresa ha infatti fatto riflettere il settore sull'importanza della sicurezza. «Le norme ci sono e sono tra le più rigorose in Europa, basta rispettarle - continua Ghezzi -. Piuttosto bisogna insistere sulla cultura della sicurezza. Infatti ho consigliato ai nostri presidenti regionali di prestare particolare attenzione agli impianti piccoli e isolati perché lì non c'è spazio per un sano scambio di conoscenze e si possono incancrenire quei vizi culturali come "Cosa vuoi che accada? Non è mai successo", che sono i primi nemici della sicurezza. Perché basta che una cosa accada una volta». Come è successo al Mottarone, dove il caposervizio ha disattivato il freno di emergenza nella convinzione che la rottura della fune fosse un evento così improbabile da essere considerato impossibile. «Ma non credo, come è stato detto, che gli errori del Mottarone siano stati commessi per soldi - conclude la presidente degli esercenti -. Gli addetti ci portavano i loro tìgli lì sopra. Penso che sia mancata la cultura della sicurezza».

''La ripresa post Covid fermata da aumento dei costi e dalla guerra: misure strutturali per non finire in ginocchio'', sul settore dell'editoria, della grafica e della carta

''La ripresa post Covid fermata da aumento dei costi e dalla guerra: misure strutturali per non finire in ginocchio'', sul settore dell'editoria, della grafica e della carta ildolomiti.it/economia/2022/la-ripresa-post-covid-fermata-da-aumento-dei-costi-e-dalla-guerra-misure-strutturali-per- non-finire-in-ginocchio-sul-settore-delleditoria-della-grafica-e-della-carta May 22, 2022 Economia > TRENTINO INDUSTRIALE L'analisi del presidente Alessandro Leto sulla situazione complessa che attraversa il sistema produttivo con particolare focus sul settore della carta, della grafica e dell'editoria. Il focus su "Trentino Industriale", rivista di Confindustria Trento TRENTO. "Nel 2021 stavano recuperando i livelli produttivi pre-Covid e il settore stava acquisendo fiducia". A dirlo Alessandro Leto, presidente della sezione editoria in Confindustria Trento. "Poi è arrivato l'aumento esponenziale e improvviso del costo dell'energia: un problema che ha un fortissimo impatto sulle aziende del comparto. Infine la 'tempesta perfetta'' con l'invasione dell'Ucraina, scossoni politico-economici che hanno fatto emergere fenomeni speculativi che hanno dato ancora più volatilità a dei prezzi già di per sé instabili". L'analisi del presidente sulla situazione complessa che attraversa il sistema produttiva con particolare focus sul settore della carta, della grafica e dell'editoria. "Questo comparto in Trentino occupa quasi 3 mila dipendenti, di cui 2.300 rientrano nelle 25 imprese 1/5 associate a Confindustria. Realtà in grado di generare un ingente contesto di filiera, parliamo infatti di duecento realtà produttive attive, dove quasi l’80% degli addetti complessivi lavora in aziende con oltre cento dipendenti". Ma come uscire da questa crisi? "Dispiace dirlo, ma se a livello governativo non verranno presi dei provvedimenti strutturali a sostegno delle aziende energivore molte realtà saranno costrette a rallentare le attività produttive se non addirittura sospenderle. La cicatrice della pandemia si stava pian piano ricucendo, senza delle contromisure adeguate uno shock di questo genere rischia di mettere seriamente in ginocchio tutto il comparto". Il punto sul settore tra le pagine di "Trentino Industriale", la rivista di Confindustria Trento. La necessità di misure strutturali di Federico Pessot, Confindustria Trento Presidente Leto, prima di andare ad analizzare la situazione complessa che sta coinvolgendo il settore della carta, della grafica e dell’editoria, riuscirebbe a descriverci come questo comparto si articola all’interno del territorio trentino? Devo dire che non è facile fare delle generalizzazioni per una sezione come la nostra, caratterizzata da una chiara visione di filiera. Se però dovessimo fare un esercizio di sintesi la potremmo suddividere in due blocchi principali: il primo costituito da aziende impegnate nella trasformazione della carta, il secondo da aziende legate ai processi di stampa e al mondo dell’editoria. La nostra sezione inoltre ha il privilegio di rappresentare un’accurata fotografia di tutto il comparto trentino: su quasi 3 mila dipendenti occupati, 2300 fanno parte delle 25 imprese associate a Confindustria Trento. Realtà in grado di generare un ingente contesto di filiera, parliamo infatti di duecento realtà produttive attive, dove quasi l’80% degli addetti complessivi lavora in aziende con oltre cento dipendenti. Nell’ultimo periodo ha fatto irruzione nell’agenda di tutti il tema della sostenibilità. Il settore come sta affrontando la questione? Se guardiamo al comparto in una dimensione nazionale, già in fase di stesura del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza la Federazione Carta e Grafica ha avviato un dialogo con il Governo per stimolare tutti verso obiettivi concreti e misurabili. Mi riferisco ad esempio ad azioni che mirino alla riduzione della carta destinata al macero oppure all’obiettivo di aumentare il più possibile il recupero della materia prima. Come realtà trentina ci sentiamo assolutamente allineati con questi principi che riteniamo fondamentali. 2/5 Proprio in tema di economia circolare mi preme ricordare che, già ora, tutte le nostre aziende per produrre carta si approvvigionano da foreste sostenibili, questo vuol dire che per ogni albero abbattuto ne vengono piantati tre. Guardando invece agli indicatori esclusivamente economici, nonostante il significativo calo dovuto alla prima fase pandemica il 2021 vi stava vedendo in decisa ripresa. Esatto, con il 2021 stavamo recuperando i livelli produttivi precrisi pandemica, c’era decisamente un clima di fiducia. In relazione ai primi nove mesi dell’anno i dati di Assocarta avevano registrato un +13% relativo alla produzione cartaria nazionale, con un picco del +15,1% legato alle aziende che si occupano di imballaggi trainate dall’esplosione del commercio online. Prendendo in considerazione lo stesso periodo, anche i fatturati hanno coerentemente registrato un andamento al rialzo simile, in questo caso parliamo di un +22,5%. Stavamo acquisendo fiducia: seppur i volumi registrati erano ancora al di sotto rispetto a quelli pre-pandemia, si stava prospettando un quadro tutto sommato positivo. Poi nell’ultimo trimestre del 2021 e in questi primi mesi del 2022 stiamo assistendo a un aumento vertiginoso del prezzo di materie prime ed energia. Cosa è successo e cosa sta succedendo? Se ci riferiamo all’ultimo trimestre del 2021 c’erano già segnali di un sistema che si stava incrinando. Inizialmente le prime criticità riguardavano gli aumenti relativi al costo della materia prima: venivano però giustificati dal disallineamento tra domanda e offerta causato dalle brusche frenate e forti accelerazioni causate dall’andamento della pandemia. Poi si è aggiunto anche l’aumento esponenziale e improvviso del costo dell’energia che sta mettendo in difficoltà un po’ tutti, non di meno il nostro settore, energivoro per definizione. Ha utilizzato l’espressione “aumento esponenziale”, che cifre stiamo prendendo in considerazione? Il costo dell’energia sta costituendo un problema di fortissimo impatto sull’attività aziendale del nostro settore: se confrontiamo i dati registrati a gennaio e febbraio 2021 con quelli relativi allo stesso periodo solo nell’anno corrente, parliamo di aumenti del prezzo di acquisto che superano ampiamente il 400%. Infine, la tempesta perfetta si è completata in concomitanza degli scossoni politico- economici dovuti al conflitto in Ucraina, i quali hanno fatto emergere fenomeni speculativi che hanno dato ancora più volatilità a dei prezzi già di per sé instabili. Mi preme però sottolineare come, anche in questi momenti di particolare difficoltà, il supporto di Confindustria Trento e del Consorzio Assoenergia si stiano rivelando fondamentali. Come si può uscire da questa situazione? 3/5 Dispiace dirlo, ma se a livello governativo non verranno presi dei provvedimenti strutturali a sostegno delle aziende energivore molte realtà saranno costrette a rallentare le attività produttive se non addirittura sospenderle. La cicatrice della pandemia si stava pian piano ricucendo, senza delle contromisure adeguate uno shock di questo genere rischia di mettere seriamente in ginocchio tutto il comparto. Mi spiego: non è sostenibile, nemmeno nel breve termine, che le aziende si trovino nella situazione di pagare bollette 15 volte più alte rispetto a dodici mesi fa. Siamo al punto in cui l’attività produttiva si programma il giorno prima in base al prezzo dell’energia previsto per il giorno successivo. È un dispiacere constatarlo, ma questa che è stata definita una “tempesta perfetta” rischia di congelare i programmi di investimento, anche in capitale umano e occupazione, con conseguenze che potrebbero proseguire per un periodo significativo. Questioni ed analisi che non si limitano solamente al perimetro che coinvolge la produzione della carta, si parla di filiera. È corretto? Certamente, ad esempio si consideri che oltre ai costi delle materie prime e dell’energia anche i trasporti hanno subito aumenti di costo mai registrati nel recente passato. Concretamente significa che gli editori, il cui prodotto è molto sensibile a questo indice di costo, hanno iniziato un processo di ritorno alla produzione europea riducendo gli ordini che venivano commissionati all’estremo oriente. La filiera quindi non potrà che beneficiare della nuova strategia di approvvigionamento degli stampati soprattutto editoriali ma non solo. È sicuramente un periodo che ci sta mettendo alla prova, ma le nostre aziende dovranno essere pronte a cogliere tutte le nuove opportunità che si presenteranno. Contenuto sponsorizzato Contenuto sponsorizzato Sostienici con una donazione,il dolomiti lo facciamo insieme. Contenuto sponsorizzato In evidenza Vai alla home Weekend nero in Trentino: 4 morti e moltissimi incidenti. Per il soccorso alpino almeno 8 interventi 4/5 Cronaca 22 maggio - 20:51 Il 54enne Enrico Giovannini è precipitato mentre tentava di raggiunge la cima Presanella, Barbara De Donatis, di soli 29 anni, è morta per un [...] E' enorme il cordoglio per la morte di Giovannini, il ''ministro'' è precipitato nel vuoto davanti agli occhi dell'amico a pochi metri dalla vetta del Presanella Cronaca 22 maggio - 20:31 All'alba era partito con ramponi e piccozza, oltre agli sci agganciati allo zaino, per raggiungere la vetta con l'amico Andrea Bonn. Era molto [...] Maltempo, temporali su Trentino e Veneto (FOTO): grandine come palline da golf Cronaca 22 maggio - 16:45 In alcuni casi oltre alla pioggia è arrivata anche la grandine che nella zona di Folgaria e Lavarone ha raggiunto le dimensioni di una pallina da [...] Contenuto sponsorizzato Contenuto sponsorizzato 5/5

Atleti dell'anno sono i talenti Sieff e Seppi

MADFONNA di CAMPIGLIO - Sono Annika Sieff, 18enne di Varena e Davide Seppi, 20enne di Masi di Cavalese gli «Atleti dell'anno» del Comitato Trentino della Federazione Italiana Sport Invernali. 1 due giovani talenti della combinata nordica e dello sci alpino sono stati premiati e festeggiati dal movimento dello sci trentino al «PalaCampiglio» nel corso del tradizionale appuntamento di celebrazione degli sciatori che si sono particolarmente distinti nell'inverno sportivo 2021-2022. Ad officiare e gratificare le due promesse dello sci, che possono guardare con ambizione alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, ci hanno pensato il presidente di Fisi Trentino Tiziano Mellarini, assieme all'assessore provinciale Roberto Failoni, al sindaco del comune di Pinzolo Michele Cereghini, al presidente del Coni di Trento Paola Mora. Annika Sieff delle Fiamme Oro è stata premiata con il trofeo Itas per aver vinto il titolo mondiale junior di combinata nordica femminile, oltre all'argento in staffetta nella stessa rassegna. E ancora ha ottenuto due podi in Coppa del Mondo, un bronzo e una vittoria agli Eyof e quattro medaglie tricolori. Davide Seppi delle Fiamme Gialle è riuscito a battere la massiccia concorrenza vincendo la generale del Circuito Gran Premio Italia Junior di sci alpino delle discipline tecniche e a guadagnarsi la nazionale italiana. Ha suggellato la stagione poi con il titolo italiano junior di gigante eli podi in gare Fis e ha ricevuto il premio speciale Pastificio Felicetti. Sono stati poi consegnati i premi speciali Casse Rurali Trentine a Iacopo Bortolas delle Fiamme Gialle per l'argento ai mondiali junior di combinata nordica, al bronzo agli Eyof e la vittoria della generale dell'Alpen Cup, quindi a Stefano Radovan, argento ai mondiali e bronzo agli Eyof di combinata nordica. Stesso premio anche per i due biathleti Fabiana Carpella (oro ai mondiali giovani) ed Elia Zeni (argento ai mondiali junior), quindi per Beatrice Sola capace di aggiudicarsi l'argento nel team event agli Eyof e il titolo italiano di gigante junior. La vera regina della stagione è però la skialper Lisa Moreschini, unica civile fra i premiati top alla Festa dello Sci e vincitrice del premio Oros. Nella sua stagione ha portato a casa due titoli e una medaglia d'argento agli Europei under 23 e 6 vittorie in gare di Coppa del Mondo di sci alpinismo. Assegnato poi il premio Dolomiti Energia per gli atleti che sono andati a podio in Coppa del Mondo: Luca De Aliprandini delle Fiamme Gialle nello sci alpino, Simone Deromedis dell'Esercito nello skicross, Davide Magnini dell'Esercito e Federico Nicolini del Brenta Team nello sci alpinismo. Ed ancora il premio Dao Conad è stato assegnato agli atleti che hanno ottenuto medaglie ai campionati mondiali estivi. Nello sci d'erba Filippo Zamboni del Campiglio Ski Team, Daniele Buio dello Ski Team Alpe Cimbra, Andrea lori dell'Agonistica Campiglio Rendena, Ambra Gasperi dell'Agonistica Valsabbia, Matteo Tanel del Robinson Team nello skiroll. A certificare la consistenza del movimento dello sci trentino, che ha avuto un significativo aumento anche in fatto di tesserati, ora quasi 9000, sono i numeri della stagione sportiva che ha esposto nella sua relazione il presidente Mellarini. Ben 11 atleti hanno partecipato alle Olimpiadi di Pechino, 34 sciatori hanno poi preso parte a Mondiali. In Coppa del Mondo delle varie specialità i podi ottenuti da atleti trentini sono 27, con 10 affermazioni e 3 podi nella generale di Coppa del Mondo. Un cenno conclusivo è stato poi fatto ai 94 sci club affiliati alla Fisi del Trentino, che hanno messo in cantiere ben 214 manifestazioni, con ben 1057 gare di categoria organizzate, delle quali 4 eventi di Coppa del Mondo, 3 eventi top internazionali, 5 eventi di Coppa Europa, 6 gare di campionato italiano e 79 competizioni internazionali. Fra le società anche lo Sporting Club Madonna di Campiglio diretto da Roberto Papa, che ha fornito un prezioso contributo nell'organizzazione della «Festa dello Sci». Un movimento in salute quello della Federsci del Trentino, col prezioso apporto della Provincia Autonoma di Trento e di Trentino Marketing grazie al progetto Trentino Azzurro, ideato nel 2011 e che permette la crescita dei talenti dello sci. La Fisi provinciale a luglio sarà chiamata alle urne per eleggere il nuovo direttivo che la porterà fino alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 con vista in Trentino sugli impianti del fondo e del salto in Val di Fiemme, del pattinaggio velocità a Piné.

Fondi a 180 dipartimenti d'eccellenza per 1,3 miliardi

ll'università tutto si tiene. Lo dimostra la polemica seguita alla scelta del Regno Unito di riservare un k visto speciale agli studenti degli atenei meglio posizionati nei ranking internazionali: una decisione che, di fatto, ha escluso dalla partita i nostri giovani e che la ministra Cristina Messa ha attribuito anche ad anni di investimenti risicati per la ricerca universitaria. Ergo, ogni intervento che punta a invertire la rotta diventa degno di nota. Anche perché - come ha evidenziato sul Sole 24 Ore di Lunedì 9 maggio un pool di studiosi di Bergamo guidati da Stefano Paleari - le Accademie che scommettono su dottorati e ricercatori spesso sono più attrattive anche per gli allievi. E un'occasione per riuscirci arriva dal nuovo bando per i «dipartimenti di eccellenza», che vale 1,3 miliardi totali per il quinquennio 2023 /27. Ad aggiudicarseli saranno 180 realtà da individuare trale35opresentinellashortltstmessa apunto dal ministero dell'Università (Mur) sulla base delle "pagelle" dell'Agenzia di valutazione Anvur. Il meccanismo non è nuovo. Risale alla legge di bilancio 2017 che ha istituito un fondo dotato di uno stanziamento di 271 milioni di euro annui a decorrere dal 2018, con cui incentivare i dipartimenti delle università statali che «si caratterizzano per l'eccellenza nella qualità della ricerca e nella progettualità scientifica, organizzativa e didattica, nonché con rtf erimento alle finalità di ricerca di «Industria 4.0». Il primo quinquennio 2018-2022 si è appena concluso.Eoratoccaalsecondo. In corsa ci sono i 350 candidati selezionati dal Mur e ordinati secondo l'«indicatore standardizzato della performance dipartimentale» (Ispd) dell'Amori, che pesa il risultato ottenuto dai dipartimenti in sede di valutazione della qualità della ricerca (Vqr), neirispettivi settori scientificodisciplinari. In testa, per numero di presenze, troviamo Padova con 29 dipartimenti che possono aspirare all'eccellenza; alle sue spalle la Statale di Milano e la Sapienza di Roma con 23. Chiudono la top 5 l'Alma mater di Bologna con 21 e Torino con 18. Adesso la palla passa ai singoli atenei, che devono presentare, entro U16 settembre, (esclusivamente online attraverso il portale dedicato https:// dipartimenti-eccellenza.cineca.it/) un progetto di sviluppo dipartimentale valido per il quinquennio 20232027. In pratica, devono spiegare come puntano a migliorare, in maniera significativa, la qualità della ricerca e delle attività collegate - come il reclutamento di nuovo personale docente e tecnico- amministrativo, il lancio di un nuovo programma di dottorato, la creazione di nuovi laboratori, lo sviluppo di aree tematiche aggiuntive -, indicando anche le strategie e le risorse per farvi fronte. I progetti verranno valutati sulla fattibilità degli obiettivi e sulla coerenza delle strategie per raggiungerli. Se ne occuperà una commissione di 7 esperti nominata a febbraio dalla ministra Messa. Saranno loro a decidere, entro il 31 dicembre 2022, i 180 da ammettere al finanziamento. Con alcuni paletti. A cominciare dal fatto che ogni ateneo potrà candidare al massimo 15 dipartimenti. E potrà anche de cidere se farlo sulla base del migliore indicatore Ispd oppure individuando in house altri criteri. Una volta presentate le idee andranno però anche realizzate. E, più in generale, bisognerà tenere alta la soglia sulla produzione scientifica del singolo dipartimento se sipuntaaessere promossi dall'Anvur e candidarsi al quinquennio successivo. Specie se si vuole evitare di incorrere nello stesso destino dei 38 dipartimenti che erano tra i 180 scelti dal Mur per il 2018/22 e che non ci sono invece tra i 350 candidati per il 2023/27. Fermo restando che vale anche la regola inversa. Tant'è che a fronte di quattro atenei (Cassino, Salento, Siena stranieri e Teramo) che perdono l'unico dipartimento che si erano visti finanziare nel precedente quinquennio ce ne sono altri tre (Messina, Urbino e Gran Sasso Science Institute) che nel 2018 non erano entrati nella short list di 350 e invece adesso ce l'hanno fatta. Così da poter sperare nell'assegnazione dei fondi premiali.

I leghisti esultano: nella storia «Un bacione a gufi e gufetti»

Esulta la Lega dopo il successo del megaconcerto di Vasco Rossi a Trento, che nonostante qualche intoppo nel deflusso degli oltre lOOmila spettatori, non ha visto incidenti, permettendo a tutti - soprattutto a chi ha voluto ad ogni costo un concerto di tali dimensioni - di tirare un sospiro di sollievo e godersi a pieno la festa e soprattutto di rivendicare di aver vinto la scommessa. E così sui social, a cominciare dal presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, da gli assessori e i consiglieri provinciali, nel week-end è stato un fiorire di dichiarazioni di soddisfazione. Il commento più simpatico è del consigliere provinciale leghista Alessandro Savoi, che ha postato su Facebook la foto della spianata della Music Arena piena di gente scrivendo: «Volevamo stupirvi con effetti speciali. Detto e fatto! Grande Vasco! Immenso Fugatti ! Un bacione ai gufi, gufetti e gufoni. Ps. anche orso M49 ha apprezzato». Ma è soprattutto il presidente Maurizio Fugatti a riempire per giorni le sue pagine di foto sul tema: al concerto in mezzo alla folla, e poi con Vasco, nella sala operativa, con i volontari e persino al soundcheck, corredando le fotografie di parole cariche di entusiasmo. «È stato un concerto unico e travolgente ha scritto tra l'altro con 120mila persone che cantavano e ballavano al ritmo di Vasco Rossi. Queste immagini dimostrano che Trento è entrata nella storia della musica». Di evento storico parla anche l'assessore al turismo Roberto Failoni, che pubblica i selfie che testimoniano che anche lui c'era. «Un concerto entrato nella storia - scrive - vero orgoglio trentino. Uniti si vince sempre». Mentre l'assessore alla cultura Mirko Bisesti ha scelto una foto nella Music Arena che lo ritrae con Fugatti e il consigliere comunale Andrea Merler scrivendo: «Quelli che ci hanno creduto dal primo giorno! Dalle parole ai fatti». Mara Dalzocchio, capogruppo della Lega in consiglio provinciale, riporta invece un post del presidente dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini (Pd), che sottolinea il successo di Vasco a Trento, e commenta polemica: «Bonaccini plaude al concerto di Vasco a Trento. È l'atteggiamento serio e realistico nei confronti di un evento straordinario per Trento e non solo. Lo aspetta con entusiasmo a Imola mentre i suoi "amici politici" del Trentino hanno sempre e solo criticato. Trova la differenza». Anche dagli alleati più "ribelli" come Fratelli d'Italia, questa volta arrivano i complimenti a Fugatti. Dichiara il capogruppo Claudio Cia: «Un plauso va a chi ha avuto il coraggio di osare, a chi ha creduto in qualcosa che a tutti sembrava impossibile e a chi, con il proprio lavoro, ha reso possibile questo miracolo trentino». E Lorenzo Ossanna, consigliere provinciale del Patt, notoriamente filo-Lega, dopo essersi goduto il concerto testimoniandolo con i selfie rimarca: «Io ero d'accordo fin dall'inizio è stato un evento impeccabile e chi l'ha voluto ha vinto». Restano però intatte le critiche da parte delle forze di opposizione che avevano contestato la decisione della giunta Fugatti. «Sicuramente - dichiara Luca Zeni (Pd) il concerto è stato un bell'evento e una bella festa, ci mancherebbe. Le nostre critiche erano legate a una serie di forzature fatte per realizzare questo concerto per le risorse economiche e l'impegno organizzativo della Provincia che non si giustificano per una cosa del genere. Lo stesso Fugatti ha dovuto riconoscere che eventi di questo genere non sono adatti al territorio trentino e che in futuro dovranno essere molto più ridotti. Ci aveva preoccupato molto il tema della sicurezza e dopo le nostre osservazioni c'è stato uno sforzo enorme per evitare incidenti, che per fortuna non ci sono stati». Anche il consigliere Paolo Zanella (Futura) non ha cambiato idea: «Si è dimostrato con i fatti che questi eventi non sono adatti al nostro territorio per la conformazione geografica né come modello di sviluppo. Per avere Vasco è stato necessario un enorme investimento pubblico e sarebbe folle che anche per attirare concerti da 20-30mila spettatori la Provincia pensi di pagare tutto trasformandosi in organizzatore a spese di tutti noi». L.P. Sopra, Maurizio Fugatti tra i fan A sinistra, selfie di Lorenzo Ossanna al concerto. Sotto, Luca Zeni (Pd)

FANNO PARTE DEL SISTEMA CONFINDUSTRIA TRENTO