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Il balzo del Covid gela le prenotazioni L'Anef in allarme

Quasi drammatico l'appello lanciato ieri pomeriggio alla Camera dagli impiantisti, per voce della presidente dell'Anef Valeria Ghezzi. «Siamo allo stremo. La recrudescenza del virus sta bloccando le prenotazioni, arrivano le disdette. Noi vogliamo lavorare, ma se non possiamo farlo, voi siate pronti a supportarci» ha detto. Nel malaugurato caso che i contraccolpi di questa nuova ondata pandemica colpissero di nuovo la montagna («non ci chiudono ma il rischio è di lavorare senza coprire i costi») la richiesta alle istituzioni - ha spiegato Ghezzi - sarà quella di attivare nuovamente interventi straordinari per facilitare l'accesso al credito e alla ristrutturazione dei debiti, esenzioni o riduzioni d'imposta e incentivi per gli investimenti produttivi. Per oggi sono attese importanti chiarificazioni in merito al super green pass in pista, anticipa Marco Grigoletto, presidente regionale Anef. «Speriamo che ci concedano di aprire, tutto il sistema Civetta è pronto a farlo dal 4 dicembre - fa sapere Cristian Moretti di Alleghe Funivie -, ci siamo attrezzati anche con un sistema più efficiente per fare la neve. E ci sono pure nuovi impianti». Sonia Menardi della società Ista conferma che l'apertura del Col Gallina prosegue comportando sempre nuove presenze. «Il problema - specifica è quello del personale; ogni società ha qualcuno che manca. E per motivi logistici deve recuperarlo sul proprio territorio, ma con difficoltà».

Stagione invernale, crollo degli stranieri L'appello di Battaiola «Subito le regole»

trento C'è amarezza, certo. Ma nessuna voglia di arrendersi. Come tutti gli albergatori e gli operatori del settore anche il loro presidente, Giovanni Battaiola, aveva immaginato una stagione invernale più serena dopo il disastro dello scorso anno e la chiusura burrascosa del marzo 2020. E invece i problemi ci sono ancora. «Non ho ragione di credere ? ragiona ? che la stagione non ci sia, il problema è quale stagione avremo. Visti i costi che presenta la stagione invernale un inverno al 50% sarebbe una mazzata». E le premesse, con contagi in aumento e prenotazioni ferme, non sono delle migliori. Lo aveva già detto ieri l'assessore al turismo Roberto Failoni, che nel mondo degli albergatori è di casa: chi riserva una settimana bianca in questi giorni è una rarità. «È vero ? conferma Battaiola ? da quattro cinque giorni le prenotazioni sono congelate e pesa tanto l'assenza degli stranieri: la notizia che la Germania ha messo la quarantena all'Austria ha innescato timori di tornare allo scorso anno. La gente ha paura di partire e non poter tornare a casa oppure di dover fare quindici giorni in quarantena al rientro. A questo si aggiungano le notizie che arrivano da Bolzano, con alcuni Comuni importanti per la stagione come Ortisei, rossi». E siccome la vacanza è «un bene voluttabri, non necessario come fare la spesa e mangiare, le persone usano prudenza. Abbiamo ricevuto, come albergatori, tantissime domande di chiarimento, potenziali ospiti che ci chiedono lumi su vaccini e green pass. Per questo insisto, abbiamo bisogno di indicazioni chiare e sicure e in fretta». I numeri non devono spaventare ma un po' di preoccupazione la destano. «Secondo i nostri dati va bene il mercato italiano, con un più 10-15% di prenotazioni rispetto allo stesso periodo del 2019. Meno ovviamente quello dall'estero, che per noi pesa per il 50% sul totale, con un calo del 70-80% rispetto sempre allo stesso periodo del 2019». n nodo, per Battaiola, non è infatti tanto la tenuta della stagione ma che tipo di stagione verrà avanti. «Siamo fiduciosi sul fatto che quest'anno la stagione ci sarà, da Draghi in giù tutti hanno consapevolezza che non possiamo permetterci di chiudere ancora. E quindi non penso ci sarà un problema sulle aperture. Piuttosto mi chiedo che stagione avremo e noi abbiamo bisogno di una stagione buona, perché i costi aziendali in inverno sono particolarmente alti, il personale lo si ha tutto, non si assume in base alle prenotazioni e gli italiani in inverno non possono sopperire agli stranieri come in estate». Per prenotare una settimana bianca non basta un clic, una valigia e via. Bisogna avere l'attrezzatura e, almeno per una parte, la passione per gli sport e l'attività su neve e ghiaccio. «Per le nostre aziende ? conclude ? una stagione al 50% sarebbe una mazzata». Difficile pure fare meglio nel campo della promozione: «Con Trentino Marketing ? spiega Battaiola, che è alla guida della società ? abbiamo fatto una campagna molto forte, su tutti i canali. La cosa positiva del giorno d'oggi è che le cose si possono cambiare in corsa e se fosse necessario fare delle correzioni per rafforzare alcuni aspetti siamo pronti a farlo, senza esitazioni». Intanto, dopo la partenza da sold out di Madonna di Campiglio della scorsa settimana (gli skipass a disposizione sono andati a ruba, tanto da costringere le funivie a interrompere le vendite un giorno prima del previsto), gli appassionati di sci alpino attendono con trepidazione notizie certe per il fine settimana: molte località hanno infatti annunciato l'apertura delle piste già nella giornata di sabato. Ma l'assenza di precipitazioni dei giorni scorsi e le temperature che in quota si sono mantenute ben al di sopra della soglia ideale per produrre neve artificiale hanno ostacolato almeno in parte i piani degli impiantisti. Tanto da costringere a un ritocco del calendario della stagione invernale più attesa: molte località, in sostanza, salteranno direttamente a dicembre, con i primi sciatori in pista nel weekend del 4 dicembre. Alpe Cermis, Lusia, monte Bondone sono solo alcune delle stazioni che hanno già fissato il via libera agli impianti a partire da dicembre. Intanto ieri la presidente degli impiantisti Valeria Ghezzi è intervenuta in audizione nella decima commissione della Camera, per parlare di economia di montagna. E di fronte all'ipotesi di una stagione ridotta, che non copra i costi, Ghezzi ha chiesto che, nel caso, vengano attivati nuovamente degli interventi straordinari.

Manzana, Briosi e Franceschi all'evento di Iccrea

"L'impresa vincente del futuro tra profittabilità e sostenibilità". Questo il tema dell'evento aperto al pubblico che si svolgerà alla sala conferenze del Mart organizzato da Banca di Verona e Vicenza^oggi a partire dalle 17.45. «E la sfida del futuro e l'argomento che ci appassiona per la sua attualità - spiega Flavio Piva (nella foto), presidente di Banca di Verona e Vicenza. Abbiamo invitato relatori e ospiti che porteranno la loro esperienza e stimoleranno il dialogo e l'approfondimento. Soprattutto ci concentreremo su come mettere a sistema ambiente, etica sociale e governance: l'intersezione tra queste tre variabili può diventare determinante per avvicinarci al concetto di sostenibilità vera e concreta. Le idee non mancano - prosegue Piva - ma non sempre si trova la capacità di metterle insieme e di dare loro attuazione pratica. Promuovere la conoscenza e fare squadra nei territori può essere determinante, contando sia sull'apporto di visione del mondo accademico, sia sull'apporto di esperienza degli imprenditori e di quello programmatico della politica. In questo senso diventa centrale il ruolo delle banche, soprattutto di quelle che hanno legami veri con il territorio, nel mettere a confronto ambiti e interessi diversi e complementari e fornire strumenti utili a vincere la sfida». La tavola rotonda vedrà l'intervento della professoressa Ericka Costa dell'Università di Trento, che inquadrerà il tema. Si entrerà nel vivo della discussione con le testimonianze di Giorgio Franceschi, vicepresidente ed Ad di Isa (Istituto atesino di sviluppo), di Fausto Manzana, presidente di Gpi spa e di Confindustria Trento e di Antonello Briosi, presidente di Metalsistem spa. Completeranno il panel gli interventi di Valentino Trainotti, vicedirettore di Banca di Verona e Vicenza e dell'avvocato Francesco Stocco del Festival Lex&City di Verona. Interverrà a portare il saluto della città il sindaco Francesco Valduga. Banca di Verona e Vicenza è una banca di credito cooperativo aderente al Gruppo Iccrea Banca. La Bcc conta attualmente 48 filiali (due si trovano in Provincia di Trento, a Rovereto in via Don Rossaro e ad Ala). Comprende 16.664 soci, serve 138 Comuni, masse intermediate (raccolta complessiva più impieghi) per oltre 4,35 miliardi di euro e un patrimonio di oltre 236 milioni di euro (dati 2020).

Lavoro, sindacati netti: «Immigrati decisivi per l'economia Evitiamo le ideologie»

Gli stranieri sono un tassello importante del mercato del lavoro trentino, lo dicono i numeri e lo confermano le dichiarazioni dei presidenti delle associazioni industriali di Trento e Bolzano. Se non si affronta la questione in modo pragmatico, lasciandosi alle spalle visioni ideologiche, si rischia di frenare la ripresa economica. Al contrario il Trentino ha bisogno di rafforzare la capacità produttiva visti gli importanti investimenti che arriveranno con il Piano di ripresa e resilienza. Ne prenda atto anche la giunta provinciale». Dopo la presa di posizione dei vertici degli industriali regionali (Fausto Manzana per il Trentino e Heiner Oberrauch per l'Alto Adige) sulla necessità di affidarsi alla manodopera straniera per spingere la ripresa ? riflessione contestata dal centrodestra trentino, che ha invitato piuttosto a interrogarsi sul reddito di cittadinanza ? a intervenire sono i segretari di Cgil, Cisl e Uil. Che accolgono con favore le parole di Manzana e Oberrauch. E aggiungono alla riflessione un altro tassello: quello del salario. «Il Trentino ? fanno notare Andrea Grasselli, Michele Bezzi e Walter Alotti ? ormai ha retribuzioni medie più basse di tutto il Nordest. Senza un adeguamento delle buste paga e una vera qualificazione dell'occupazione le offerte di lavoro sul mercato locale saranno sempre meno attraenti». Di più: se gli immigrati sono indispensabili per la nostra economia, dicono i sindacati, non è per il reddito di cittadinanza: «Questa è una visione strumentale. Ci sono settori in provincia dove la presenza di stranieri è strutturale come l'edilizia, il turismo, l'agricoltura, la cura della persona». È evidente, proseguono, «che serve un sistema di regolazione efficace dei flussi di ingresso e servono politiche di integrazione dei cittadini stranieri. La logica del "prima i trentini" è autolesionista e impoverisce proprio i trentini». Infine Cgil, Cisl e Uil intervengono sul tema delle condizionalità per i percettori di reddito di cittadinanza e assegno unico provinciale: «Abbiamo sempre sostenuto la necessità di rafforzare le condizionalità per chi riceve un sostegno. Anche in questo caso, però, sarebbe meglio affrontare la questione in modo concreto e senza ideologia: la competenza sulle politiche attive è della Provincia. Quindi spetta a Piazza Dante mettere in atto politiche attive del lavoro efficaci. Non ci sono alibi».

Valeria Ghezzi, presidente di ANEF, in un’audizione presso la Decima Commissione permanente della Camera dei Deputati | Funivie.org | Il piu grande sito mondiale sugli impianti a fune

Valeria Ghezzi, presidente di ANEF, in un’audizione presso la Decima Commissione permanente della Camera dei Deputati funivie.org/web/valeria-ghezzi-presidente-di-anef-in-unaudizione-presso-la-decima-commissione-permanente-della- camera-dei-deputati/ 24 Novembre 2021 Pubblicato | Da ANEF | Contrassegnato ANEF, Coronavirus, Economia | Pubblicato in Associazioni Esercenti L’economia di montagna è una voce importante del Pil nazionale e una vera e propria filiera che è stata bruscamente interrotta negli ultimi mesi a causa della pandemia di Covid-19. La perdita del 93% del fatturato (- 98% se si parla del solo settore funiviario) è un evidente segno di criticità nell’immediato ma gli effetti nel medio periodo sono ancora difficilmente quantificabili. I ristori hanno coperto le più ingenti necessità di liquidità ma non garantiscono la capacità di investimento nei prossimi anni. Ne ha discusso il presidente di ANEF, Valeria Ghezzi, in un’audizione presso la Decima Commissione permanente della Camera dei Deputati in rappresentanza anche degli altri rappresentanti chiave del mondo dell’economia montana: ASSOSPORT, Federturismo e Confindustria Alberghi. La montagna copre un terzo del territorio nazionale, un’area dal grande valore naturalistico, ricco di storia e tradizioni oltre che sede di “economie” che non si limitano alle attività ricettive ed enogastromiche ma che riguardano anche la produzione di calzature e articoli sportivi e il settore metalmeccanico. Dai produttori di impianti a fune a quelli di sistemi per l’innevamento programmato, settori dove le aziende italiane sono un’eccellenza riconosciuta in tutta il mondo. Per questo il PNRR (Piano Nazionale di Recupero e Resilienza) è un’occasione per le “terre alte” che necessitano di iniziative strategiche e investimenti, da quelli infrastrutturali fino agli interventi per la sicurezza idrogeologica che possano consolidare e rilanciare un’economia che, oltre ad essere fonte di reddito per migliaia di famiglie, è anche uno strumento sociale per scongiurare lo spopolamento e l’abbandono dei territori. La montagna ha bisogno innanzitutto di lavorare e poi di investimenti strategici che non si limitino a rendere più appetibile e vendibile il “prodotto” ma che aiutino a strutturare e destagionalizzare l’offerta, che sostengano le piccole realtà e che aiutino le più grandi a mantenere le proprie quote di mercato. Un processo non solo economico ma anche culturale: la montagna dovrebbe essere promossa al livello scolastico e le famiglie 1/4 (anche le meno abbienti) così come i giovani dovrebbero essere incentivati, anche economicamente, a viverla e a frequentarla. In questo senso riveste una grande importanza il tavolo istituito e presieduto dal Ministro Mariastella Gelmini, una sorta di “cabina di regia” tra tutte le parti interessate, per coordinare le iniziative e concretizzarle in una legge orientata alla tutela e allo sviluppo dei territori montani. Oltre a questo, andrebbero intraprese iniziative come l’istituzione di una “Giornata della montagna” nelle scuole e attività di respiro internazionale, magari sfruttando le potenzialità di ENIT, tagliate su misura per la promozione di Alpi e Appennini. La stagione è alle porte e, nonostante la quarta ondata stia investendo l’Europa, il desiderio degli operatori della montagna è innanzitutto quello di lavorare, finalmente, dopo 20 mesi. Nel malaugurato caso che i contraccolpi di questa nuova ondata pandemica colpissero di nuovo la montagna, (non ci chiudono ma il rischio è di lavorare senza coprire i costi ndr) la richiesta alle istituzioni sarà quella di attivare nuovamente interventi straordinari per facilitare l’accesso al credito e alla ristrutturazione dei debiti, esenzioni o riduzioni d’imposta e incentivi per gli investimenti produttivi. Contrassegnato ANEF, Coronavirus, Economia     Articolo redatto da ANEF 2/4 ANEF, a livello nazionale, è l’unica associazione di categoria del settore riconosciuta da Confindustria, aderisce a Federturismo ed è anche l’unico interlocutore accreditato presso le organizzazioni sindacali ai fini del rinnovo del CCNL di settore. In ambito internazionale, ANEF aderisce a FIANET (Fédération Internationale des Associations Nationales d’exploitation de telepheriques) e OITAF (Organizzazione Internazionale Trasporti A Fune). Attualmente fanno capo ad ANEF circa il 90% delle aziende funiviarie italiane, distribuite sia nei territori alpini, sia in quelli appenninici, sia nelle isole. La rappresentatività è assicurata dall’adesione diretta, o tramite sezioni territoriali, di oltre 1.500 impianti, con una forza lavoro stimata di circa 13.000 unità, tra fissi e stagionali, nel periodo di piena attività. Sostieni Funivie.org Ti piacciono i contenuti di questo sito? Tutto il nostro lavoro viene svolto senza alcuna retribuzione, e mantenere un sito non è gratis. Se vuoi, puoi offrirci un aiuto economico tramite PayPal scansionando questo codice con lo smartphone, oppure cliccandoci sopra, oppure effettuando una donazione come utente registrato cliccando QUI Pubblica gratis i tuoi contenuti Vuoi pubblicare i tuoi articoli o comunicati stampa su Funivie.org? 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