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14 aprile 2026

Demografia in calo e pensioni in crescita: una sfida strutturale per il Trentino

Il progressivo invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite stanno ridisegnando in profondità gli equilibri economici e sociali del Trentino. Una dinamica che incide direttamente sul mercato del lavoro e sulla sostenibilità del sistema di welfare, in un contesto in cui la base occupazionale tende a restringersi mentre cresce il numero di persone inattive e anziane. È in questo quadro che si inseriscono i più recenti dati ISPAT sulla spesa pensionistica provinciale, che fotografano una pressione crescente sulle risorse economiche del territorio.

Nel 2024 in Trentino sono stati erogati 196.827 trattamenti pensionistici a 147.567 beneficiari, pari a circa il 27% della popolazione residente. La spesa complessiva ha raggiunto 3,54 miliardi di euro, in aumento del 5,8% rispetto al 2023, arrivando a rappresentare il 13,6% del PIL provinciale. Nell’arco dell’ultimo decennio la spesa pensionistica è cresciuta di oltre il 41% in termini nominali, un incremento dovuto soprattutto all’aumento degli importi medi, se pur il numero di beneficiari sia aumentato di circa il +3% negli ultimi 10 anni.

L’importo medio annuo di ciascun trattamento pensionistico è salito a 17.980 euro, in aumento del 5,1% rispetto all’anno precedente, anche per effetto della rivalutazione legata all’inflazione. Tuttavia, poiché molti pensionati percepiscono più di un trattamento – ad esempio una pensione di vecchiaia insieme a una reversibilità – il reddito previdenziale complessivo risulta più elevato: ogni beneficiario riceve in media 23.982 euro lordi all’anno.

Questi dati non sono solo una fotografia statistica, ma stimolano un ragionamento di lungo periodo sulla sostenibilità del sistema economico locale. Con una popolazione attiva in contrazione e un numero crescente di pensionati, il rischio è un progressivo squilibrio tra chi produce reddito e chi ne beneficia, con effetti potenzialmente rilevanti sulla competitività del territorio e anche sulla qualità dei servizi che questo sarà in grado di offrire.

Per il sistema produttivo trentino la risposta non può che essere duplice. Da un lato, investire con decisione nell’automazione industriale e nelle tecnologie digitali, per compensare la riduzione della forza lavoro e aumentare la produttività. Dall’altro, rafforzare la capacità di attrarre lavoratori da fuori provincia, in particolare giovani e profili qualificati, creando condizioni favorevoli in termini di lavoro, servizi e qualità della vita. Due vie che devono andare in parallelo per sostenere la crescita economica, preservare la base occupazionale e contribuire alla tenuta di un sistema previdenziale sempre più sotto pressione demografica.