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Rassegna stampa

L'agricoltura deve offrire un "prodotto trentino" buono per tutti. E Trento deve imparare da Bolzano

Che ruolo immagina per il comparto agricolo e agroalimentare del Trentino? La sua valenza è innegabile ed è altrettanto vero che la centralità dell'agricoltura, fonte primaria di cibo, si è andata via via affermando... 10 credo che dobbiamo tutti quanti tendere all'eccellenza: che il nostro "prodotto trentino" sia un'impresa metalmeccanica o una mela. Tutti noi imprenditori - del settore industriale, del settore turistico, dell'agricoltura - dobbiamo cercare di fare al meglio il nostro mestiere, per aumentare la qualità della nostra offerta e il suo valore. Non dobbiamo avere paura di confrontarci con chi fa meglio di noi, perché è quello 11 modello che va perseguito e superato. All'agricoltura trentina auguriamo quel che raccomandiamo all'industria trentina: di diventare profittevole come quella altoatesina, che genera più valore. La qualità del nostro lavoro e dei suoi frutti non ha nulla da invidiare a quella dei nostri cugini, eppure sconta una minore redditività. Il rapporto della Banca d'Italia dello scorso giugno "L'economia delle Province autonome di Trento e Bolzano" evidenzia che se a Bolzano il valore aggiunto dell'agricoltura si attesta sul 4,8% del totale provinciale, a Trento la percentuale scende al 3,9%. Una forbice che esiste, non abbiamo paura a dirlo, anche nel raffronto tra le industrie dei due territori, che segnano un gap dello 0,5%. Ecco allora che per la nostra economia immagino un nuovo protagonismo, improntato alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. È questo un tema sul quale a mio avviso potremo davvero distinguerci: in considerazione della nostra storia, e anche e soprattutto delle nostre origini contadine. Su questa strada sapremo esprimere un modo nuovo di fare le cose, capace di vivificare i nostri centri e le nostre periferie, per un modello di sviluppo e di benessere diffuso e un "Prodotto Trentino" buono per tutti: per chi lo abita, per chi lo visita, per chi lo acquista da lontano.

Non sì può separare l'economia dall'etica

Sembra proprio che l'assemblea di Confindustria Trento (14 ottobre), presieduta da Fausto Manzana, abbia voluto mettersi in linea con i vibranti appelli di papa Francesco per un'economia più umana. Nel tema scelto, «centralità dell'individuo e della qualità della vita», echeggia infatti un prindpio fondante della Dottrina Sodale della Chiesa (DSC): il concetto di «persona». Esso ha due dimensioni, il singolo e la relazione: la persona è unica e irripetìbile, autodetermina il proprio rapporto con l'esteriorità, si auto-destina all'altro e stabilisce con altri un rapporto di redprodtà solidale (ardvescovo Bruno Forte, 2009). L'economia e la finanza devono perdo essere praticate come attività dall'uomo, dell'uomo, per l'uomo (ardvescovo Mario Toso, 2016). Gli industriali trentini si avviavano dunque alla sostanza della DSC (pur usandoiltermine più restrittivo di «individuo») e si danno un bel da fare con una serie di progetti, di qui al 2030, per «riaffermare ilTrentìno, con un forte rilando dell'autonomia e posizionamento sui servizi e sulle produzioni a valore aggiunto, come territorio dinamico e sostenibile, avanguardia d'Italia per le politiche e le migliori pratiche per la qualità della vita, del fare impresa e del lavoro». Un impegno lodevole, da testare nel concreto. Rimaniamo tuttavia in tema perché il monito pontificio contro «l'economia dell'esclusione e dell'inequità» {Evangeli! Gaudium, 2013) è veramente severo, e non sembra risolvibile con meri aggiustamenti dell'esistente. Papa Francesco censura infatti convinzioni radicate, criticando duramente la separazione fra economia ed etica, e i tre «riduzionismi» da cui la stessa nasce: 1) l'uomo considerato come un agente economico mosso soprattutto dall'egoismo, e non da spirito cooperativo; 2) le imprese viste come sempliri entità orientate al profitto, e non alla responsabilità sodale verso il territorio e l'ambiente; 3) la ricchezza dei sistemi territoriali appiattita sul PIL, ignorando i valori sodali, culturali e spirituali di un popolo (M. Toso, dt.). Un testo recente di Stefano Zamagni («Laudata economia», 2020) sviluppa questa posizione: «L'economia non ha il pilota automatico: la tesi smithiana di una mano invisibile che ricondlierebbe la somma degli egoismi individuali in bene comune è valida sotto condizioni talmenteimpossibili da non essere mai verificate». Perdo - spiega il prof. - la DSC critica l'attuale rapporto fra economia e politica (la seconda e non la prima dovrebbe dettare i fini); la «soffocante dicotomia» fra neoliberismo e neostatalismo (serve una mediazione fra eccessi di fiduda o sfiduda nel mercato); e la «teoria dello sgocdolamento» (l'illusoria diffusione a cascata della ricchezza). Il rapporto fra etica ed economia va dunque ricostruito. Ciò implica posizionarsi fra almeno due ordini di scelte crudali. Il primo è la gerarchia di interessi personali da privilegiare, sotto il profilo etico, al di là delle leggi, fra quanti sono coinvolti nell'impresa, talora in netto contrasto fra loro (dipendenti, fornitori con i loro dipendenti, esuberi, giovani in cerca di lavoro, sod, risparmiatori delle banche finanziatrid, consumatori, ecc.). Il secondo è la ripartizione dell'onere della maggior tutela delle persone fra l'impresa, altri soggetti privati e l'autorità pubblica, in termini di aiuto o di regolamentazione, in modo che l'onere stesso sia efficace e sostenibile. Scelte sfidanti, ma è bene che qualcuno abbia comindato a rifletterà. Fausto Manzana, Presidente di Confindustria Trento, con Rosalba Reggio, giornalista del Sole 24 Ore, all'assemblea del 14 ottobre scorso

I primi passi...

Fabio Vettori_ Illustratore, "papà" delle famose formichine Il disegnatore Fabio Vettori, "padre" da quasi 50 anni delle laboriose formiche, ci risponde con questa vignetta in cui "l'Arcivescovo Lauro insieme ai laici appare impegnato a lasciarsi alle spalle le macerie di un periodo diffìcile per costruire una Chiesa rinnovata alla luce delle parole di Francesco. Fausto Manzana Il programma di vita comunitaria disegnato dalle encicliche di papa Francesco riguarda tutti noi, nessuno escluso. In questo scenario crediamo che chi fa impresa possa e debba raccogliere l'appello condiviso da monsignor Tisi e fare la propria parte. Siamo del resto convinti noi stessi che il bene comune sia il fine delle nostre azioni, così come il fine dell'impresa non èilsolo profitto ma il benessere della persona, nella dimensione del lavoro e in quella della vita per così dire "privata". Ai temi della centralità dell'individuo e della qualità della vita la nostra Associazione ha dedicato il lavoro di quest'anno, iniziando un percorso lungo il quale cammineremo peri prossimi due anni nella direzione di un futuro sostenibile, dal punto di vista economico, ambientale, sodale. Presidente di Confindustria Trento Donatella Lucian P apa Francesco con le sue due encicliche ci ha aperto gli occhi, ci ha esortati, svegliati. Con Laudato si' ci fa comprendere che la Terra, la nostra casa comune, è unica e la stiamo deteriorando giorno per giorno. Chiede perciò a tutti di prendersi delle responsabilità con l'impegno concreto nella società. Con Fratetti tutti invece il Papa indica che fraternità e amicizia sono le vie da seguire per costruire un mondo migliore, più giusto e pacifico, con l'impegno di popolo eistituzioni ribadendo con forza il no alla guerra e alla globalizzazione dell'indifferenza. Perciò sostengo la richiesta fatta in Duomo dall'Arcivescovo Tisi domenica scorsa, di lasciarci guidare nel cammino sinodale oltre che dal Vangelo anche dalle encicliche del nostro Papa per uscire dalla solitudine e dall'egoismo vivendo con gioia e serenità nelle nostre comunità. Nicole Corritore R ipartire dal basso, attraverso cambiamenti quotidiani", per costruire comunità nel rispetto di tutti e tutte coloro che vi vivono. Ritengo sia questo uno dei punti nodali dell'appello lanciato dall'Arcivescovo di Trento, Lauro Tisi. Una modalità di stare al mondo che non solo può produrre forti cambiamenti nei micro-territori in cui ciascuno di noi vive, ma che può risvegliare e radicare in ciascuno di noi una nuova sicurezza. Quella sicurezza che nasce dal sentirsi parte di un insieme - in cui ogni individuo trova pari diritti, pieno rispetto, dignità e ascolto - che rompe la sensazione di isolamento e solitudine, di molto accresciute con l'arrivo della pandemia da Covid-19. Solo lo scambio, di parole, gesti, azioni, con chi abita questo mondo, può aiutarci ad affrontarne la complessità e farri uscire dalla paura di esserne schiacciati.

Benzina, quanto mi costi Nei trasporti è rischio caos

Un anno fa, di questi tempi, la benzina costava in media 1,38 euro e il gasolio 1,26 euro al litro. Ripensare ora a quei prezzi provoca tristezza a chiunque debba fare il pieno: alla pompa la verde viaggia ben oltre quota 1,70 euro mentre il diesel ha superato la soglia di 1,60 euro in gran parte dei distributori della provincia. Quali sono le ragioni per questo salasso per le tasche dei clienti? Non le accise che sono rimaste stabili - rispettivamente 0,728 euro al litro per la benzina e 0,617 euro per il gasolio. La causa è l'aumento del costo delle materie prime, petrolio compreso, in virtù della ripresa dell'economia mondiale dopo la recessione causata dalla pandemia. Se nella primavera 2020, per l'unica volta nella storia, il prezzo del future fu negativo - con i produttori disposti a pagare l'acquirente pur di liberarsi del greggio, non avendo più lo spazio per stoccarlo - ora la situazione è radicalmente cambiata: il fabbisogno di energia conosce picchi eccezionali, anche per l'approssimarsi della stagione fredda nell'emisfero boreale. Ancor più che i privati cittadini, questa impennata ha pesanti ripercussioni sulle categorie economiche, in particolar modo nel comparto dei trasporti. Andrea Gottardi, presidente dell'apposita sezione all'interno di Confindustria Trento, spiega: «Si veniva da un prezzo eccessivamente basso, ma il rimbalzo è stato pesante. Basti pensare che una motrice di 19 mila litri che trasporta gasolio costa 4500 euro in più di gennaio. E per ogni pieno di un singolo camion l'aumento è di 100 euro a volta». In aggiunta, il rincaro colpisce anche altri particolari fondamentali per gli automezzi come pneumatici, olio lubrificante e soprattutto l'AdBlue. Questo additivo viene usato nell'iniettore della marmitta diesel nelle autovetture di nuova generazione e nei camion da Euro 5 in su: senza questa sostanza il veicolo non parte. «Il liquido - dice Gottardi - si ricava dalla sintesi dell'ammoniaca, prodotta grazie al metano il cui rialzo della quotazione ha portato allo stop per un mese dello stabilimento di Ferrara, che produce il 60% dell'AdBlue italiano. Si parla tanto di transizione ecologica, ma a venire danneggiato è chi ha investito in mezzi poco inquinanti, mentre i vecchi camion da Euro 0 a Euro 4 si trovano un vantaggio potendo circolare senza problemi». In qualche maniera, però, anche gli autotrasportatori devono cercare di rientrare dall'aggravio di spesa. «Sono convinto - conclude Gottardi - che dobbiamo andare dai clienti e chiedere un aumento, in maniera onesta. Anche perché loro stessi se lo aspettano e il rischio di un effetto cascata per tutto il mondo produttivo è forte, se il prezzo non cala e senza azioni governative come il taglio delle accise. Perché chi ha lavorato bene in questo 202 f rischia di vedere bruciato l'utile nel giro di poche settimane».