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«Numeri da aumentare per migliorare l'attrattività»

CONFINDUSTRIA Confindustria Trento analizza in positivo i dati forniti da Ispat sulla presenza di addetti a ricerca e sviluppo. «Partiamo dal presupposto che fare considerazioni verticali su dati 2019, visto quello che è successo nel frattempo, è molto rischioso e approssimativo. Il mondo è cambiato drasticamente e sicuramente anche l'interpretazione di certe variabili non può essere più la stessa», spiega il direttore generale Roberto Busato. «Ciononostante, - prosegue - se vogliamo dare significato ai numeri ed estrarre alcuni trend di massima possiamo segnalare la tendenza positiva di leggera crescita della quota di addetti totali alla ricerca e sviluppo (R&D) per 1000 residenti. La variabile presa in esame nel 2019 supera la media italiana (6,0) di 2,5 punti ed è in linea con i territori del nord Europa con i quali cerchiamo di confrontarci, posizionando il Trentino tra i territori più virtuosi superando il vicino Alto Adige (5,3) di quasi 3 punti. Crediamo che il percorso sia quello giusto ma sarà necessario aumentare i numeri assoluti per innalzare la competitività e attrattività territoriale». Quanto all'analisi dei soli addetti in R&D presenti nelle aziende, sempre rapportato su 1000 residenti, Busato nota che il Trentino (3,7) risulta in linea con la media italiana e altoatesina ma molto sotto i territori ad alta competitività come la Baviera(8,2) o il Tirolo(5,4). «Indice che le imprese in media non considerano importante dotarsi di personale di R&D interno, ma preferiscono appoggiarsi ai centri di ricerca locali. Sicuramente l'eccellenza che offre il nostro sistema della ricerca locale è una leva di sviluppo importante per le aziende, ma sarà fondamentale sensibilizzare il tessuto imprenditoriale in merito alla necessità di dotarsi di addetti R&D interni per riuscire a dialogare con più efficienza con centri di ricerca locali».

Caro energia, ora si lavora di notte

Industria Felicetti: «Prezzo del grano aumentato del 70%». Dorighelli: «linee di credito per affrontare le difficoltà» Molte imprese si stanno riorganizzando. Confindustria calcola 290 milioni di spesa extra Il prezzo dell'energia è schizzato alle stelle e le aziende si attrezzano. «Anche se abbiamo fornito alle nostre associate ? spiega Roberto Busato, direttore di Confindustria ? energia a prezzi calmierati ? qualche azienda si sta organizzando introducendo 0 potenziando l'attività notturna». I costi extra stimati per il Trentino sono di circa 290 milioni, spiega Mario Dorighelli di Assoenergia. L'ad di Felicetti: «Un anno per tornare alla normalità». a pagina 2 Dongilli, Chiarini trento II caro energia pesa e peserà sempre di più sulla vita delle aziende trentine. Con un incremento di costo stimato da Assoenergia di 290 milioni per il Trentino i prossimi mesi non saranno facili. E le aziende si stanno interrogando. «Siamo riusciti, grazie ad acquisti lungimiranti, a calmierare il prezzo per le nostre associate, ma qualcuno si sta riorganizzando spostando turni di notte 0 al weekend» spiega il direttore di Confindustria Roberto Busato. Ma non tutte possono farlo. E c'è quindi anche il rischio «che debbano mettere in discussione le previsioni di produzione». Il caro energia è un dato ormai assodato. «Il prezzo del gas naturale ? chiarisce Mario Dorighelli, alla guida di Assoenergia, consorzio che fa parte di Confindustria e a cui sono associate circa 80 imprese ? è aumentato del 423%, quello dell'energia elettrica del 360%. Per l'industria trentina vuol dire 290 milioni in più». «Con i contratti fatti ? prosegue Busato ? nei tempi giusti le nostre aziende risparmiano circa il 25% rispetto al prezzo sul mercato. Tanto che abbiamo realtà che non rientravano in Assoenergia che oggi si fanno vive con noi chiedendo di inserirsi per ottenere questi benefici». I numeri parlano chiaro: «Nel 2021 il prezzo medio dell'energia sul mercato era di 125 euro a megawattora ?puntualizza Federico De Col, referente tecnico di Assoenergia ? alle nostre aziende siamo riusciti a fornire energia a 81,4, 40 euro in meno. Per il 2022 la previsione è di un prezzo medio sul mercato di 200 euro a megawattora. Come Consorzio prevediamo invece di chiudere l'anno attorno ai 149 euro, un 25% in meno». Ma pur sempre 149 euro, quasi il doppio di quanto uno spendeva l'anno prima. «Infatti questo è il problema ? ammette Busato ? abbiamo aziende che ricevevano bollette bimestrali da i2omila euro e si sono trovate con bollette da 2oomila euro. È un tema che sta destando molta preoccupazione perché si è capito che non si tratta di una bolla speculativa ma che ci dovremo fare i conti per almeno tutto il 2022. E perché ora, con la riapertura dei mercati internazionali, ci dobbiamo confrontare con Paesi dove il caro energia non esiste, come gli Usa». Che fare dunque? C'è chi si riorganizza, potenziando 0 creando turni notturni 0 spostando parte della produzione nel weekend. «E una possibilità che le piccole aziende soprattutto, qualche decina, sta attivando; ma i numeri potrebbero crescere se le cose non miglioreranno». Certo, produrre più di notte non è come fare una lavatrice alle undici di sera. «Noi come associazione stiamo cercando di trovare delle soluzioni. Le aziende devono rimettere in pista cambi di turno e serve aprire una trattativa con i lavoratori». Il rischio altrimenti è quello che, dovendo «riprogrammare la politica dei costi aziendali, alcune industrie debbano mettere in discussione le previsioni di produzione» conclude il direttore. Dorighelli chiarisce per altro che «le aziende che lavorano a ciclo continuo faticano a ipotizzare spostamenti di turni, sospendere l'attività di giorno creerebbe parecchi problemi. E negli ultimi giorni stanno arrivando ordini importanti: dopo un periodo di difficoltà non possiamo snobbarli, perché perderemmo dei mercati. Bisogna resistere nell'attesa di interventi immediati e strutturali che abbiamo chiesto al governo». Tra i primi «sconti in bolletta come quelli previsti per le famiglie» e tra i secondi «l'aumento della produzione di gas metano sul territorio nazionale e l'incremento dell'energia rinnovabile» prodotta in loco, a partire dal fotovoltaico. «Un tema che ci ha già visti protagonisti nella redazione, con la Provincia, del Piano energetico provinciale che, per l'industria trentina, prevede un 24% di risparmio realizzato in particolare incrementando a 150 MW la potenza del fotovoltaico installato rispetto agli attuali 50 Mw». Una mano la potrebbe dare «il ricorso all'idroelettrico» di cui è ricco il Trentino, «purché a prezzi accettabili» e anche la trattativa aperta con le banche del territorio «per ? dicono Busato e Dorighelli ? aprire delle linee di credito dedicate a finanziare questi incrementi».

Autotrasportatori, la grande sinergia con il super treno

Con il lockdown gli scaffali dei supermercati non si sono mai svuotati. Le farmacie riarmo sempre avuto il necessario. Come tanti altri beni di prima necessità. Il Covid ha messo in evidenza - ancora una volta - l'importanza del settore dell'autotrasporto, anche in Trentino. Un settore spesso accusato di essere un ostacolo al futuro e di rappresentare un modello economico superato: ma le imprese del settore hanno fatto grandi sforzi a favore della sostenibilità e lavorano sempre più in sinergia con i treni, tanto per fare alcuni esempi. Andrea Gottardi, presidente della Sezione Trasporti e Logistica di Confindustria Trento ricorda che il «2021 si è concluso con numeri incoraggianti. La mia azienda ha registrato un aumento del 21 per cento per quanto riguarda il fatturato, dopo il 12 per cento dell'anno prima. Numeri che sono in linea con quelli di molti coileghi». E numeri che sono in linea con le prospettive del 2022? No, perché dal settembre scorso è scoppiato tutto. Assistiamo ad un aumento senza controllo dei prezzi del gasolio e del gas utilizzato dalle motorizzazioni ecologiche: in questo caso viene penalizzato due volte chi aveva fatto grandi investimenti. Avete già rivisto i contratti con i vostri clienti? In alcuni casi sì, abbiamo portato a casa gli aumenti, ma non sempre è stato possibile. Ci sono tipologie di prodotti nei quali l'incidenza delle spese per i trasporti è già molto alta. Il Trentino Alto Adige rimane la regione al vertice dell'autotrasporto? No, abbiamo perso la leadership, anche se abbiamo grandi aziende come Arcese e Fercam. Oggi la regione più forte del nostro settore è la Campania. Quali sono i settori che hanno lavorato meglio degli altri, negli ultimi due anni? Durante i primimesi della pandemia ha lavorato bene il settore alimentare. Nel 2021 abbiamo avuto una ripresa generalizzata, con molti settori coinvolti. Avete difficoltà a trovare autisti? Sì, abbiamo grandi difficoltà a reperire personale qualificato. E l'obbligo vaccinale ha aumentato i problemi, In che senso? Io sono favorevole ai vaccini, lo dico chiaramente. Ma tanti autisti arrivano dall'Est Europa, dove la mentalità è differente. Se le condizioni sono queste, diventa sempre più difficile mirare gli investimenti. Ci spieghi meglio. Se voglio acquistare un camion, mi arriva tra un anno: un'attesa eccessiva, magari tra dodici mesi potrei avere altre esigenze. Siamo davvero nel pieno della tempesta perfetta, con il Covid, l'impossibilità di rispondere in tempo reale all'aumento della domanda, gli autisti che non si trovano. Forse perché non vengono pagati abbastanza. Siete disposti ad aumentare gli stipendi degli autisti? Un autista può arrivare a 2.500 euro al mese. È vero che gli stipendi potrebbero essere più alti, ma uno dei problemi riguarda l'assenza dei giovani. Manca il ricambio generazionale e per fare questo mestiere ci vuole prima di tutto passione, perché alzarsi presto la mattina e lavorare anche nei fine settimana non è facile. L'ultimo Decreto flussi ha previsto una quota di ventimila autisti dall'estero. Speriamo di avere un beneficio, anche se da alenali paesi - come la Romania- ne arrivano sempre meno, perché preferiscono altri Paesi. E poi fare la patente è molto costoso. Ma ci sono diverse opportunità, come l'Agenzia del lavoro che sostiene le spese. Io ho anticipato i soldi a due miei autisti: in questo caso ho deciso di fare un investimento su persone serie. La circonvallazione ferroviaria sarà un'opportunità per l'autotrasporto o un concorrente? Di sicuro è una grande opportunità. Il bypass ferroviario è necessario e lo stiamo aspettando. L'intermodalità per noi è un'occasione formidabile: ci saranno treni più lunghi di oggi e si apriranno ulteriori occasioni di mercato, con il trasporto con i camion eccezionali, che su strada possono viaggiare solo in deroga. Ma nemmeno oggi i treni merci viaggiano pieni. Io invito a non fare paragoni con l'esistente, perché con la circonvallazione ferroviaria cambierà tutto e l'attenzione delle aziende di trasporti sarà maggiore, perché oggi molti trasporti sui treni non si possono fare. Noi siamo favorevoli alla realizzazione delle grandi opere, che naturalmente riguardano anche le strade: pensate allo sviluppo e alle opportunità creata dall'Autostrada del Brennero. Non temete quindi che il treno toglierà troppi camion dalla strada. Noi siamo favorevoli ad ogni ipotesi di miglioramento del trasporto. E poi la circonvallazione ferroviaria sarà una grande occasione per i nostri artigiani, che potranno ottenere lavori importanti, soprattutto se saranno in grado di fare sistema tra loro. Io stesso lavoro molto grazie alle grandi infrastrutture, come la Milano - Genova, il tunnel del Brennero e la Brescia -Vicenza. Qual è il paese europeo con il quale lavorate di più? La Francia. Ha parametri che rendono necessaria una certa qualità, quindi siamo molto competitivi rispetto alle imprese dell'Est.