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Sci, slitta ancora la data di apertura «Piste pronte, per ora non rinunciamo»

GIOVANNI GHISALBERTI ^^^h Nientedafare.Anchela quarta data fissata dal Governo per l'avvio della stagione sciistica - il prossimo lunedì 18 gennaio con ogni probabilità slitterà di nuovo. Con tanta rabbia e delusione degli impiantisti, e grande preoccupazione per turtalafilieralegata alla montagna d'inverno: alberghi, ristorazione, negozi specializzati, affitti, maestridi sci. Le linee guida per la riaperturain sicurezza, modificate dalle Regioni - dopo larichiesta del Comitato tecnico scientifico - non hanno ancora avuto ilviahberadallo stesso Cts. Lunedi, secondo l'ultimaordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, gli impianti avrebbero potuto riaprire, solo però nelle regioni in zona gialla. Mala Lombardia, stando all'indice Rt, rischia di tornare addiritturarossa. Dunque, nessuna apertura. Enelnuovo Dpcmlariapertura nondovrebbe essere prevista prima del 15 febbraio; in pratica la stagione si ridurrebbe a poco piùdi un mese. Si scia forse in Alto Adige Ciò nonostante, l'Alto Adige, da lunedì, sembra comunque intenzionato ad aprire le seggiovie, anche solo per i residenti. «Non ci resta che aspettare e vedere co sasuccederà-dice Massimo Fossati, amministratore del comprensoriodiValtorta-Piani di Bobbio e presidente regionale dell'Associazione esercenti funiviari (Anef ) -. Tutti sperano comunquediaprire ancora con una data adeguata, anche se buona parte del fatturato ormai se n'è andato. E questo dopo che tutte le stazioni scihanno investito per la sicurezza e la prevenzione». Gli impianti di risalita almonte Pora, aCastionedeUaPresolana, girano solo per gli agonisti. «Siamo ormai al quarto rinvio dice Maurizio Seletti, amministratoredellasocietàlrta-. Quello chepiùfaarrabbiareèlacontinua incertezza: per poter garantire l'apertura teniamo prontele piste, maquesto comporta dei costi. Costi che si potrebbero evitare se, consincerità, ci dicessero cosa vogliono fare. Ora, per tutti, serve unadecisione drastica: o decide il Governo oppure dovremo prendere unadecisione noi. Non possiamo arrivare ad aprile conquesti continui rinvii». Anche a Colere gli impianti girano per eventi agonistici, come quello inprogrammaquesto fine settimana, una competizione nazionale di snowboard cross. «DalunedìpoicMudiamo - dice Silvio Rossi,dellasocietàdigestione - e non toccheremo piùle piste finché non sapremo qualcosa di certo. Il rammarico maggiore è il modo incuièstata trattatala montagna, come fosse un hobby, un passatempodilusso.Nonèpossibile arrivare a due-tre giorni prima della prevista apertura e fare di nuovo marcia indietro». «Questa emergenza sanitaria - continua Rossi - nonl'hacreata la montagna. Ora il problema, in Lombardia, è la città di Milano. E illogico chiudere la montagna, piuttosto lascino chelagente vada pure nelle seconde case. Quesfestateivilleggiantic'erano,nessunfocolaio siècreatoeoggilaVal diScalveèCovidfree. Servirebbero, piuttosto, chiusure differenziate. Non ha senso trattare i nostripaesi come Milano. Peraltro, noi, nei fine settimana, abbiamo iparcheggipieni. Gente che va comunquecongh sci, conle ciaspole. Ha senso tenere chiusigli impianti?». «Si gira senza guadagni» Unadataultimaoltre laquale non avràpiùmotivo aprire, nessuno la dice. Alcune stazioni, come Foppolo, continueranno agirare per gli sci club, ma evidentemente senzaguadagni. «Siamo pronti ad aprire, anche afine febbraio», dicono dallagestione. Altre stazioni resteranno ferme. «DadomenicaapriremoPiazzatorre agli sci club, neifine settimana - dice il gestore Stefano Denteila -. Mentre resteranno fermi ghimpiantidiValCarisole,m attesadicapire se ci saràunanuovadata diriapertura». «Noisaremo comunque pronti ad aprire quando avremo finalmente una datacerta - dice Omar Semperboni, della Nuova Lizzola di Valbondìone -. Vogliamo rispettare lafiduciacheci hanno datoiclienti, terremo le piste pronte». Pro seguecongli sci club anche la stazione di Spiazzi di Gromo. «Andiamo avanti - dice Alessandro Testa - nella speranza prima o poi di aprire a tutti. Anche perché ho poca fiducia che possano arrivare di ristori». «Ilrischio che saltil'interastagioneèpiùchemai reale, purtroppo», èramaraconfessionedi Valeria Ghezzi, presidente dell'Anef. «E questa - aggiunge - è una vera tragediaperché per noi c'è anche ildopo. Lanostraripartenzasarà solo il prossimo Natale. Sitiattadi una débàcle senzaprecedentiper tutti i lavoratori. E p arliamo di famiglie intere».

«Ristori dal 30 al 50% in base ai fatturati 2019 per salvare il turismo»

Trento n ministro Francesco Boccia ha assicurato e rassicurato nuovamente che al di là del destino del governo, lo scostamento di bilancio da 24 miliardi per approvare il decreto Ristori 5 verrà approvato come da copione. «E noi siamo fiduciosi», dice l'assessore provinciale al turismo Roberto Failoni che per primo ha definito una proposta millimetrica per salvare il turismo invernale. Le regioni dell'arco alpino hanno cercato di tutelare così tutti gli operatori della montagna. «Non abbiamo dimenticato nessuno», sottolinea ancora Failoni. La proposta è chiara: ristori suddivisi in tre scaglioni in base ai fatturati nell'anno d'imposta 2019 oppure 4,5 miliardi assegnati nelle mani dei territori che provvederanno in autonomia a rimborsare le imprese. Esclusi dal documento gli impianti di risalita, che chiederanno parametri diversi seguendo il modello adottato dalla Francia (ossia un rimborso dei costi fissi sostenuti). I numeri del comparto sono imponenti. La chiusura dello sci, che coinvolge circa 75mila lavoratori, ha generato una perdita complessiva di 11-12 miliardi di euro secondo una prima stima fatta dalla Regioni. Per primo il Trentino ha codificato un piano di ristoro a cui ha lavorato intensamente l'assessore Failoni. Mercoledì la proposta è stata presentata a Lombardia, Bolzano, Valle d'Aosta, Veneto, Piemonte e Abruzzo. Obiettivo: trovare una via comune. E così è stato. Ieri dopo la conferenza StatoRegioni mattutina è stato recapitato all'esecutivo ? per quanto in bilico ? un documento con una proposta. Si tratta di una richiesta di ristoro basata sui fatturati dell'anno d'imposta 2019 e maturati in due diversi periodi: dal primo novembre al 28 febbraio e dal primo marzo al 31 maggio. Tre gli scaglioni ipotizzati: ristori pari al 50% del fatturato per le imprese con ricavi non superiori ai 2 milioni di euro; ristori al 40% per imprese con ricavi sopra i 4 milioni e fino a 5 milioni; ristori al 30% per chi ha ricavi oltre i smilioni. «Siamo soddisfatti perché non abbiamo dimenticato nessuno: dal commerciante al grossista che porta merce in quota», riflette Failoni che aggiunge: «Nella proposta abbiamo inoltre precisato che in alternativa è possibile stanziare 4,5 miliardi ai territori che poi, in autonomia, distribuiscono le risorse agli operatori». Gli assessori del Nord, formulata la proposta, all'unisono ora incalzano l'esecutivo, «n governo ? dicono ? non sa 0 fa finta di non capire che, a pandemia terminata, molte di queste attività non avranno più la forza di ripartire. Bloccare il turismo invernale è paragonabile al chiudere gli stabilimenti balneari nei mesi estivi con conseguenze economiche drammatiche per imprese, lavoratori e famiglie, n Governo chiarisca se vuole aiutare la montagna 0 assistere alla scomparsa della sua economia». «Ribadiamo a gran voce ? concludono i rappresentanti delle Regioni alpine e delle Province autonome ? che dall'Esecutivo serve assoluta chiarezza sulla data di ripartenza». E a proposito di ripartenza, il Trentino non si sbilancia sulla riapertura degli impianti. «Vediamo la classificazione», ripete Failoni. Anche le grandi società di risalita, del resto, non premono per ripartire considerato il blocco della mobilità fra regioni. Piuttosto per gli impiantisti è importante trovare una formula giusta per ristorare il comparto, seguendo il modello adottato in Francia, Germania e Austria. «Ovvero tenendo conto delle nostre necessità ? dice Valeria Ghezzi, presidente di Anef ? malgrado la chiusura noi abbiamo sostituto costi fissi da aprile a novembre per garantire la manutenzione». Costi che altre attività chiuse non hanno avuto, di qui la richiesta di un percorso differenziato. Resta lo scoramento. Giovanni Bort, presidente della Camera di commercio di Trento e di Confcommercio traduce il sentimento delle imprese. «Il turismo è stato immolato ? riflette?Abbiamo visto interventi irrilevanti, rimborsi pressoché nulli e scarsa attenzione». E la crisi complicherà le cose? «La nostra fiducia ormai è nulla ? conclude laconico ? in questo come in altri governi che verranno poi».

«Collegamento? I soldi ci sono»

PRIMIERO - Delusione per il fatto che il collegamento funiviario San Martino-Passo Rolle non sia stato inserito dalla Pat tra le cinque opere urgenti e strategiche da velocizzare. La esprime il commissario della Comunità di Valle Roberto Pradel, sicuro però che «l'impegno provinciale per il finanziamento lo diamo comunque per buono. Non vi sono segnali che facciano pensare diversamente». Dopo la politica, ora serve l'impegno del privato: «Sarebbe opportuno che tutto il mondo che ruota attorno al turismo realizzi un effettivo e costruttivo confronto per condividere il modello di realizzazione e di gestione del nuovo impianto. La società pubblico-privata San Martino Rolle con le sue diverse anime, la società di Valeria Ghezzi così come il Consorzio impianti mi auguro possano trovare per il bene dell'intero territorio un piano attuativo condiviso con tutte le componenti economico-produttive e sociali». Pradel ha voluto condividere con la stampa un lungo ed articolato comunicato sulle opere strategiche a beneficio della mobilità, ribadendo che il collegamento funiviario ha valenza sia su quella estiva sia su quella invernale, aggiungendo: «Primiero ha fatto passi avanti nella viabilità: ciclabile, ponti di collegamento realizzati o in fase di realizzazione, arredo urbano, miglioramento costante dei centri storici. Ora siamo pronti ad un grande passo e credo che questo sia un motore di sviluppo e non una palla al piede insostenibile o un gioiellino che non possiamo permetterci». Le altre due questioni fondamentali legate alla mobilità sono attualmente nodi da sciogliere: la soluzione del problema legato alle valanghe sul Passo Rolle troppo spesso chiuso alla prima neve e che il collegamento funiviario potrebbe tamponare in certe situazioni, nonché la realizzazione della nuova galleria Pala Rossa sullo Schenèr. «Per quanto riguarda la realizzazione della nuova Galleria sullo Schenèr - spiega Pradel questi primi mesi dell'anno vedranno impegnata la Comunità e i Comuni per spingere affinché la Regione Veneto rispetti il patto per il finanziamento dell'opera e senza altre perdite di tempo sia parte attiva per il reperimento delle poche risorse mancanti, considerando che già da tempo sono state messe a disposizione le risorse trentine dirette ed indirette per un ammontare di 15 milioni di euro sui 18 preventivati e che il progetto esecutivo è pronto per l'appalto. Sembra che la pratica sia sul tavolo dell'Anas, nuovo gestore della tratta stradale, pronto per la firma con l'ipotesi di finanziamento per aggiuntivi 5 milioni di euro, da utilizzare anche per il miglioramento del tratto, pure questo in galleria, dopo il rio verso località Ponte Oltra. Comunità e Comuni hanno mandato in questi giorni una lettera alla Regione Veneto proprio per sollecitare la chiusura dell'accordo con Anas». Quali saranno i tempi? «Se la fine del 2020 ha portato all'approvazione del collegamento con Rolle, l'auspicio è che l'inizio del 2021 porti l'approvazione del finanziamento al progetto esecutivo delle gallerie sullo Schenèr e che entro l'anno sia data una risposta al problema valanghe sul Rolle». E conclude: «Il mio vuole essere un invito a lavorare per trovare il giusto equilibrio tra gli interessi in campo, con dati economici alla mano, con una visione che guardi al futuro di mediolungo periodo e ad un'assunzione di responsabilità collettiva per garantire un futuro ai giovani e a questo territorio».

CASE E CAPITALI Due fondi: 200 milioni

Capitali freschi alle imprese, case alle famiglie che non arrivano a pagare un affitto di mercato, agli anziani, agli studenti. Su queste partite, decisive per la ripresa, la Provincia intende mettere in campo almeno 200 milioni di euro attraverso due nuovi fondi a partecipazione pubblica di minoranza, nei quali si mobilita soprattutto il risparmio privato: il risparmio postale attraverso Cassa Depositi e Prestiti e in particolare i suoi fondi di investimento nelle imprese e nelle iniziative immobiliari, il risparmio previdenziale gestito dai fondi pensione dei lavoratori dipendenti, Laborfonds, e autonomi, Itas Plurifonds, risorse europee attraverso la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti, il suo braccio per gli interventi nelle Pmi, risorse locali da Fondazione Caritro, Cooperazione, società finanziarie ad azionariato diffuso come Isa e La Finanziaria Trentina. Il Fondo crescita è l'erede del Fondo strategico Trentino Alto Adige, che ha utilizzato praticamente tutta la sua dotazione e, con le operazioni del 2020, è arrivato a 237 milioni di investimenti nelle imprese in cinque anni. Il nuovo fondo metterà in campo 100 milioni non solo per sottoscrivere minibond, ma per rafforzare patrimonialmente le aziende attraverso investimenti in quote di minoranza del capitale. Il Fondo immobiliare per la rigenerazione urbana, anch'esso da 100 milioni, interverrà nelle aree da riqualificare a Trento e Rovereto, in primo luogo l'ex Italcementi a Piedicastello, con progetti di social housing, cioè di alloggi a canone moderato su cui finora ha operato l'apposito Fondo housing sociale Trentino realizzando 516 abitazioni, senior housing, cioè residenze e appartamenti per anziani, e studentati. Piazza Dante ha un terzo fondo in cantiere, il Fondo alberghi per riqualificare le strutture ricettive in vista delle Olimpiadi invernali del 2026.1 tempi in questo caso sono più lunghi, mentre i primi due strumenti dovrebbero partire entro l'anno. Per il Fondo crescita i tempi potrebbero essere più brevi. In questa fase siamo alla selezione dell'advisor legale, mentre Cassa del Trentino, la società finanziaria della Provincia, sta lavorando al documento di programma e di accordo con gli investitori. Serve poi la gara per la società di gestione del risparmio, la sgr che gestirà il Fondo. Con i tempi tecnici, l'operatività potrebbe arrivare anche a metà anno. Il Fondo strategico scade fra due anni ma con gli interventi anti-crisi Covid ha esaurito le sue risorse. Si tratta di un Fondo regionale gestito da Finint Investment sgr e partecipato dalle Province autonome, dai fondi pensione Laborfonds e Plurifonds, da Volksbank. L'anno scorso, nell'ambito del programma Ripresa Trentino, ha erogato 8 nuovi prestiti diretti (direct lending) per un totale di 8,8 milioni alle aziende La Sportiva (1,25 milioni), De Manincor (600mila euro), Starpool (1,5 milioni), Punto Grill (650mila euro), Omp Piccinelli (800mila euro), Meccanica Camelli (1,25 milioni), Segata (1,25 milioni), Arcese Trasporti (1,5 milioni). Ha poi sottoscritto obbligazioni per 15 milioni di Mediocredito Trentino Alto Adige, che a sua volta sta sostenendo i settori produttivi con prestiti e moratorie. Il Fondo ha inoltre concesso 21 revisioni di piani di ammortamento e moratorie per un controvalore di rate riscadenziate e posticipate pari a 9,25 milioni e un debito residuo di 51,2 milioni. Gli investimenti complessivi del Fondo strategico ammontano a 237,1 milioni e hanno raggiunto più di 400 aziende in tutta la regione. Tra essi ci sono 52 minibond con 46 controparti per 165,3 milioni, 11 prestiti diretti ad altrettante imprese per 11,8 milioni, otto convenzioni bancarie per 40 milioni per favorire l'accesso al credito a tassi calmierati alle piccole imprese, di cui hanno beneficiato 376 aziende. Il Fondo crescita continuerà a sottoscrivere minibond ma è previsto un passo in più: un intervento di private equity, di sottoscrizione di capitale, per rafforzare il patrimonio delle imprese. Il credito d'emergenza, infatti, non manca. L'ultima rilevazione del Fondo centrale di garanzia aggiornata a lunedì 11 gennaio dice che in Trentino hanno ricevuto prestiti agevolati, sia nel programma provinciale che nazionale, 10.396 aziende per un totale di 1 miliardo 310 milioni di euro. Di essi, quasi 100 milioni (99,2 milioni) sono crediti fino a 30mila euro a 4.724 imprese garantiti al 100% dallo Stato. Il problema è come faranno i debitori a reggere questo indebitamento, sia pur contratto a condizioni agevolate. Perciò si sta ragionando, in particolare con Confindustria Trento, su quali imprese potrebbero essere sostenute con interventi patrimoniali.