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DOSSIER CONGIUNTURA

dicembre-gennaio 2014

L’ECONOMIA TRENTINA ATTRAVERSO I DATI DI BILANCIO DELLE IMPRESE DELLA PROVINCIA


1. Il profilo delle imprese selezionate

Per rilevare l'andamento economico delle imprese della provincia di Trento sono stati utilizzati i dati di bilancio di più di 3.000 società di capitale presenti nel database Aida di Bureau Van Dijk. L’analisi sui bilanci viene condotta su un campione chiuso di imprese, utilizzando i bilanci disponibili relativi agli ultimi cinque esercizi (2008-2012). Il campione chiuso consente di creare serie storiche coerenti (l’impresa dev’essere presente in tutti gli anni analizzati), ma ha lo svantaggio di escludere a priori le imprese costituite o cessate successivamente l’anno di inizio dell’analisi (2008). Partendo dai 7.744 bilanci di imprese (società di capitale) della provincia di Trento presenti nel database AIDA di Bureau Van Dijk 1 sono stati selezionati quelli disponibili nel periodo 2008-2012 relativi a imprese attive e quindi non in cessazione o con procedure all'attivo (liquidazioni, fallimenti e procedure concorsuali). Tra questi sono stati considerati solamente quelli delle imprese che in tutti i quattro anni considerati hanno ottenuto ricavi per almeno 50.000 Euro. Considerando le finalità dell'analisi (studio sull'andamento dell'economia della provincia) non sono stati considerati i bilanci consolidati. Al termine della selezione sono risultati coerenti con i criteri applicati 3.161 bilanci. Utilizzando gli stessi parametri sono stati selezionati i bilanci di altre 44.350 imprese delle altre aree del Nord Est: Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia in modo da confrontare l'andamento economico della provincia con quello delle aree vicine.
Le imprese considerate appartengono a tutti i settori produttivi presenti in provincia di Trento in modo tale da poter dare indicazioni sull’andamento globale delle imprese locali. Tra le 3.161 aziende selezionate i settori maggiormente presenti, e che costituiscono complessivamente il 53,2% del totale, sono: il commercio con il 20,2%, le attività manifatturiere (18,3%) e le costruzioni (14,7%).

Considerando i sei settori più rilevanti in termini di ricavi prodotti nel 2012 per l'economia della provincia si segnala la specializzazione relativa della provincia, rispetto alle altre aree considerate (Bolzano, Friuli Venezia Giulia e Veneto) nel settore della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, settore nel quale anche la provincia di Bolzano evidenzia una forte specializzazione, nel settore delle costruzioni, in quello del trasporto e magazzinaggio e in quello dell' agricoltura, silvicoltura e pesca.
Le imprese sono state classificate in Grande, Media, Piccola e Micro utilizzando come parametro la media dei ricavi ottenuti nel periodo analizzato. Sono considerate grandi le aziende con ricavi superiori a 50 milioni di Euro, medie quelle con ricavi tra 10 e 50 milioni, piccole quelle con ricavi tra 2 e 10 milioni e micro quelle con volume dei ricavi inferiore a 2 milioni di Euro. Il gruppo più rilevante (68,9%) è quello delle imprese micro, seguono le piccole (23,1%), le medie (195 imprese, pari al 6,2%) e quelle grandi (1,8%). Se si considera il volume dei ricavi relativi al 2012 le imprese grandi producono quasi la metà dei ricavi: 49,3%, le micro l’8,7%.

2. L'andamento dei ricavi
Il periodo considerato ai fini dell'analisi, il quinquennio 2008-2012, permette di verificare come il sistema produttivo della provincia di Trento abbia reagito alla crisi. è qui opportuno ricordare come i bilanci del 2008 non abbiano registrato gli effetti di una crisi che ha iniziato a manifestarsi in modo eclatante solo nell’ultimo trimestre dell’anno. Utilizzando la tecnica del bilancio somma (le voci di bilancio delle imprese che appartengono al campione vengono sommate come se si trattasse di una unica impresa), è possibile ricostruire l’andamento dei ricavi delle vendite. Se si considera il sistema economico trentino nel suo complesso, ponendo pari a 100 il valore dei ricavi del 2008, il 2009 ha visto una caduta che si è arrestata solamente a 92, il 2010 ha visto un quasi totale recupero dell'attività (99), mentre già nel 2011 il livello dei ricavi risultava più elevato di quello che si registrava prima della crisi (105,5). Nell’ultimo anno considerato (2012), viceversa, si osserva un nuovo arretramento, ma di entità moderata, con un dato pari a 104,4.
Considerando le dimensioni delle imprese emergono degli andamenti diversificati. Già nel 2009 il livello della caduta dei ricavi mostrava un’intensità differente con una maggiore sofferenza al crescere della dimensione.

Infatti, le imprese medie e grandi subiscono una riduzione più elevata rispettivamente fino a un livello di 91 e 90. Viceversa, per le piccole il livello dei ricavi si ferma a 94,7 e per le micro a 98. Gli anni successivi, tuttavia, mettono in luce una diversa capacità di reazione a una crisi lunga che ha probabilmente rimesso in discussione i precedenti fattori di sviluppo e ha evidenziato l’importanza dell’innovazione e, ancor più, dell’internazionalizzazione. Strategie che certamente le grandi hanno potuto più agilmente intraprendere riuscendo a realizzare una crescita complessiva del livello dei ricavi già a partire dal 2010 (99), fino a raggiungere nel 2012 un indice pari a 111. Viceversa, le altre realtà - probabilmente maggiormente legate al mercato domestico in cui la domanda ha conosciuto un progressivo calo - hanno registrato un recupero modesto dopo la caduta del 2009 e solo le micro hanno saputo recuperare il livello pre-crisi. Nello specifico per micro, piccole e grandi si registra un crescita dei ricavi complessivi fino al 2011, con la capacità di raggiungere livelli superiori al 2008, cui nel 2012 è seguito un nuovo calo che ha portato il dato per le prime a 100, per le seconde a 98,6 e per le terze a 98.
L’indicazione sull’andamento dei ricavi per settori economici mette in luce come nel 2009 la riduzione abbia interessato i settori del primario e del secondario – tranne la fornitura di energia elettrica - mentre per quanto riguarda il terziario - ad esclusione di commercio, attività immobiliari, trasporto e magazzinaggio e assistenza sociale e sanità – i diversi comparti registrano un andamento di crescita, con una punta massima pari a 122,8 nell’istruzione.
Nel dettaglio il settore agricoltura, silvicoltura e pesca evidenzia un biennio di riduzione dei ricavi tra il 2009 e il 2010, seguito da una ripersa nel 2011 (102,8) e un nuovo calo nel 2012 che porta il valore appena sopra a quello del livello pre-crisi (101,1).
Le attività manifatturiere registrano un decremento rilevante nella fase iniziale della crisi (81,3 nel 2009), il peggiore tra i settori, per poi recuperare tra il 2010 e il 2011 fino a 103,9 e poi flettere leggermente nel 2012 a 103,4.
Per quanto riguarda le costruzioni il dato al termine del periodo considerato registra un livello di ricavi nettamente inferiore al periodo precedente alla crisi (88,5). Risultano fortemente in crescita a fine 2012 i ricavi dei comparti relativi sia alla fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (142,6), sia all’acqua e gestione dei rifiuti e risanamento (111,5).
Per quanto riguarda il commercio, già nel 2010 erano stati recuperati i livelli del 2008 e a fine periodo il dato si attesta a 103,6.
In constante crescita il dato per quanto riguarda le attività legate all’alloggio e ristorazione che a fine 2012 registrano un indice pari a 111,9. Stessa dinamica anche per quanto riguarda i servizi di informazione e comunicazione: 118,9 nel 2010 e 127,9 nel 2012. Medesimo percorso anche per il comparto noleggio, agenzie di viaggio e supporto alle imprese: 105,9 nel 2010 e 113,1 nel 2012.
Nell’ambito del terziario presentano nel 2012 un valore peggiore rispetto al dato di inizio periodo: le attività finanziarie e assicurative (94,1 in ripersa dal 64,1 del 2011), le attività immobiliari (82,2 in progressivo peggioramento) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (90,7).
Se si proietta il dato dei ricavi a livello territoriale non si evidenziano, nella sostanza, andamenti molto differenziati: un calo più o meno rilevante nel 2008, un progressivo recupero nel biennio successivo e un nuovo arretramento nel 2012.
Tuttavia, i risultati raggiunti appaiono alquanto differenziati. Infatti Bolzano, dopo un calo molto lieve nel 2009 (98), già nel 2010 presenta un livello di ricavi superiore ad inizio periodo (105,2) che poi risulta ulteriormente rafforzato nell’anno successivo (114,4) e modestamente in calo nel 2012 (112,7).
Veneto e Trentino presentano risultati simili salvo una più ampia caduta del Veneto nel 2009 e un recupero più importante nel 2011 (107,8 rispetto al 105,5 del Trentino). A fine periodo il Vento si attesta a 103,6 e la provincia di Trento a 104,4.
Infine, il Friuli Venezia Giulia tra le realtà del Nord Est è quella che presente i livelli minori di ricavi in tutto l’arco di tempo considerato e l’unica a registrare a fine periodo un indice inferiore al 2008 (94,8).
Rispetto all’andamento generale del manifatturiero trentino i settori della metalmeccanica e quello del legno-arredo evidenziano una maggior difficoltà a trovare percorsi di risalita verso i valori pre-crisi. Fatto 100 i ricavi del 2008 le imprese della metalmeccanica fanno segnare, nel 2012, un valore pari a 89,3 (in linea con quanto avviene a Nord Est, dove i ricavi si attestano, nel 2012 a 91,3) e quelle del comparto legno-arredo a 89,6 (91 a Nord Est). Decisamente migliori rispetto alla media i risultati nel settore del tessile-abbigliamento (136 nel 2012) anche se in lieve flessione rispetto al picco del 2011 (140,4). A livello nordestino il settore si attesta a 106,3. Bene anche il macro-settore chimica-gomma-plastica con ricavi che si attestano a 121,9 nel 2012 (110,1 il valore generale a Nord Est).
Nel 2012 il 51,2% delle imprese della provincia registrava ricavi superiori rispetto a quelli pre-crisi (2008). L’indicatore premia le imprese di dimensioni maggiori (73,2% tra le grandi), allineate vicino al dato medio le imprese delle altre dimensioni. Tra i settori spiccano i dati relativi alle imprese del settore sanità e assistenza sociale (87,9% ha ricavi nel 2012 superiori a quelli del 2008), di quello della fornitura di energia elettrica (65,7%) e nelle attività artistiche e sportive (67,2%). Rispetto ai settori più rilevanti per l’economia provinciale le imprese manifatturiere si collocano al di sotto delle media (43,2%), e così anche quelle del settore costruzioni (43,3%), meglio le attività legato al servizio di trasporto e magazzinaggio: il 59,4% ha recuperato ai valori dei ricavi che aveva prima della crisi.
Nel confronto con le altre provincie Trento si colloca dopo Bolzano, dove il 56,5% delle imprese ha ricavi superiori a quelli del 2008, ma con dati migliori rispetto a Veneto (46,9%) e Friuli Venezia Giulia (45,2%).
Se si considerano solamente i dati delle imprese manifatturiere della provincia, la quota di quelle che nel 2012 registravano ricavi superiori al 2008 si abbassa dal 51% al 43,2%. All’interno del manifatturiero si riscontrano, però, andamenti differenziati: nel comparto dell’alimentazione il dato si attesta a 62,3%, quasi 20 punti percentuali sopra la media, bene anche il settore chimica-gomma-plastica (57,1%) e quello carta-grafica (50%). Valori inferiori rispetto a quelli medi si riscontrano nel comparto legno-arredo (33,3%), in quello delle metalmeccanica (38,9%) e tra le altre attività manifatturiere (39,4%).

3. Indebitamento
Più di un’impresa su quattro (25,4%) ha un rapporto debt/equity superiore a 2, e quindi si trova nella “zona a rischio” che caratterizza le imprese con debiti pari a oltre il doppio del patrimonio netto. Nei cinque anni analizzati la situazione tende a peggiorare. Nel 2008 il dato era 0,6 punti percentuali in meno. Va comunque ricordato che molte imprese avevano beneficiato, proprio nel 2008, della possibilità di rivalutare i beni iscritti in bilancio offerta dalle misure anti-crisi varate in quell’anno.
Tra le imprese di dimensioni maggiori la percentuale scende al 21,4 e rimane stabili nei cinque anni analizzati. Il peggioramento più marcato si registra tra le imprese piccole: la quota di imprese con debt/equity superiore a 2 passa da 24,6 a 25,9%. Rispetto ai settori più importanti (in termini di volume di ricavi) per la provincia nel settore manifatturiero si assiste ad un aumento della quota di imprese nella zona a rischio di 2,6 punti percentuali (da 23,2% a 25,8%), anche nel commercio si assiste a una variazione positiva pari a 1,7 p.p., migliora, invece, pur rimanendo pesante, la situazione nel settore delle costruzioni: il 32,3% ha un rapporto debt/equity superiore a 2 (2,4 p.p. in meno rispetto al 2008).
Nei confronti con le altre aree del Nord Est la provincia di Trento si caratterizza per avere il dato più negativo.
Rispetto all’andamento generale del manifatturiero risultano in controtendenza il macro settore alimentazione, quello chimica-gomma e plastica e tessile-abbigliamento. In tali settori, nel passaggio tra il 2008 e il 2012 diminuisce la quota di imprese con debt/equity superiore a 2.

Le situazioni di maggiori difficoltà si riscontrano nel settore legno-arredo in cui quasi una impresa su tre (32,1%) nel 2012 ha un rapporto debt/equity superiore a 2.

4. Redditività
L'analisi del ROS (Return on Sales2) evidenzia una riduzione costante della redditività durante tutto il periodo considerato. Il valore mediano per le imprese della provincia era pari a 4,3% nel 2008, cinque anni dopo si è assestato a 3%. Una dinamica analoga si registra tra le imprese di tutte le aree del Nord Est considerate.

I risultati meno positivi si registrano tra le imprese medie: il ROS passa da 3% a 1,9% in cinque anni, il dato peggiore tra tutte le classi.


Se si considerano i settori rilevanti per l’economia provinciale, il manifatturiero vede ridursi la redditività delle vendite da 5,11% a 3,52%. Riduzione progressiva e costante nel settore delle costruzioni in cui si passa da 6,83% del 2008 a 4,14% del 2012. Il settore del commercio sperimenta un livello del ROS sostanzialmente costante fino al 2012, quando si assiste a una repentina caduta dell’indicatore. Una dinamica simile a quella delle imprese di trasporto e magazzinaggio, 2,39% il dato relativo al 2008 che si mantiene sostanzialmente invariato fino al 2012 in cui si attesta a 1,47%, uno dei valori più bassi tra tutti i settori considerati. In controtendenza l’agricoltura, il ROS, dopo la caduta del 2008 è tornato a crescere, per attestarsi, nel 2012 a un livello più elevato rispetto a quello del 2008. Tra gli altri settori spicca il dato delle attività finanziarie e assicurative in cui il ROS nel 2012 si attesta a 13,84%.
Approfondendo l’analisi del settore manifatturiero, emerge che la redditività delle vendite dei settori alimentazione e tessile-abbigliamento è inferiore al ROS medio dell’intero comparto manifatturiero in tutto il periodo in esame. Ancora, il settore chimica, gomma e plastica subisce una pesante riduzione delle redditività delle vendite nel 2012. I settori carta e grafica e metalmeccanica, dopo aver sperimentato un buon recupero nel 2010 sembrano aver intrapreso un percorso di progressiva erosione della redditività.
L'andamento del ROE3 delle imprese della provincia si caratterizza per una sostanziale stabilità attorno al valore di 5,7, nei primi tre anni considerati, per poi subire una caduta importante nel 2011 attestandosi a 3,9%. Nelle altre aree del Nord Est la dinamica appare diversa: si assiste a una caduta nel 2009, a un recupero l’anno successivo per poi tornare a scendere nel 2011 e nel 2012.








Tra le imprese di dimensioni maggiori si registra la redditività globale più elevata durante tutti i cinque anni considerati.





In provincia di Trento, nel 2012, il 66,8% delle imprese ha chiuso il proprio bilancio in utile, una quota di quasi 7 punti percentuali inferiori rispetto a quello che si registrava nel 2010 e di 4 p.p. inferiore al 2008. Le provincie di Trento e Bolzano sono accomunate dallo stesso andamento: la quota di imprese in utile cresce nei primi tre anni (2008-2010) per poi subire variazioni negative nei due esercizi successivi. In Friuli Venezia Giulia e in Veneto si assiste ad una caduta importante già nel 2009, una ripresa nell’anno successivo e una nuova caduta nel biennio 2011-2012.
Nel manifatturiero le quota di imprese con bilancio in utile cresce costantemente nel settore alimentazione e raggiunge l’85,5% nel 2012 (era il 66,7% nel 2008). Andamento inverso nel settore altre attività manifatturiere, il 66,1% delle imprese aveva bilanci in utile nel 2008, il 59,1% nel 2012.


5. Conclusioni

L'analisi condotta su 3.161 bilanci di imprese della provincia di Trento (e di altri 44.350 di imprese delle altre aree del Nord Est) relativi al periodo 2008-2012 evidenzia, pur all'interno di andamenti generali, alcune interessanti peculiarità che riguardano l'economia della provincia. Le imprese trentine hanno, infatti, sperimentato, nella prima fase della crisi, una caduta meno intensa dei ricavi rispetto a quello che hanno vissuto le imprese di Veneto e Friuli Venezia Giulia ma anche una dinamica di risalita verso i valori pre-crisi caratterizzata da una maggior lentezza. Tale dinamica è, almeno in parte, spiegata dalla minore propensione all’export dell’economia del Trentino-Alto Adige rispetto alle altre aree del Nord Est, che aveva inizialmente contribuito a mettere quest’area maggiormente al riparo dalla congiuntura negativa della domanda estera ma in seguito ostacolato l’aggancio al ciclo positivo del commercio internazionale nonostante alcuni buoni segnali sul fronte delle esportazioni registrate nel biennio 2010-20114.
Le imprese di dimensioni maggiori evidenziano una maggior capacità a uscire dalla crisi: nel 2012 tre imprese su quattro che fatturano più di 50 milioni di Euro hanno registrato ricavi superiori a quelli del 2008 (51,2% il dato generale). Nei cinque anni considerati hanno mantenuto costante il rapporto debt/equity a valori inferiori rispetto al dato medio. Meno positivo il dato che riguarda la redditività delle vendite ROS che risulta in calo (seguendo l'andamento generale) ma a livelli più bassi rispetto a quelli medi. La necessità di trovare nuovi mercati si scontra, probabilmente, con contesti competitivi decisamente più aspri. Migliore il dato sul ROE.
Rispetto ai settori spiccano i dati relativi alle imprese che si occupano di energia elettrica, che registrano, nel periodo, una variazione positiva interessante dei ricavi caratterizzati da redditività (in termini di ritorno sulle vendite) elevata. I settori di specializzazione delle provincia (agricoltura e commercio) evidenziano, invece, modeste variazioni positive dei ricavi associate a redditività medio, medio/basse. Migliori i dati relativi al settore manifatturiero. In termini di prospettive future appaiono interessanti gli andamenti di alcuni settori legati al mondo dei servizi che hanno evidenziato, in questo lungo periodo di crisi sia la capacità di crescere che di garantire redditività interessanti (servizi di informazione e comunicazione, altri servizi, istruzione e alloggio e ristorazione).
Se si considerano i bilanci delle imprese del manifatturiero trentino, il settore della metalmeccanica e quello del legno-arredo evidenziano una maggior difficoltà a trovare percorsi di risalita verso i livelli dei ricavi pre-crisi. Decisamente migliori rispetto alla media i risultati nel settore del tessile-abbigliamento e in quello della chimica-gomma-plastica. Entrambi i settori evidenziano un andamento migliore rispetto a quello dell’intero Nord Est. Rispetto all’indebitamente le situazioni migliori si riscontrano nel settore chimica-gomma-plastica in cui nel 2012 meno di una imprese su cinque ha un rapporto debt/equity maggiore di due (situazione di rischiosità), in calo rispetto a quanto si registrava nel 2008. Peggiora, invece, la situazione nel settore metalmeccanico, le imprese con indice superiore a due aumenta, nel periodo, da 17,7% a 23,6%.
La redditività delle vendite dei settori alimentazione e tessile-abbigliamento, che sono i settori che più sono riusciti a far crescere i ricavi, è inferiore al ROS medio dell’intero comparto manifatturiero. I valori più elevati di redditività si riscontrano tra le imprese del settore carta e grafica, chimica-gomma-plastica e metalmeccanica.

Analizzando la variazione della redditività e non il suo valore medio emerge che i settori alimentazione e tessile-abbigliamento hanno il miglior andamento sia intermini di variazioni dei ricavi che di variazione dell’indicatore di redditività delle vendite, che in un periodo così difficile riesce a rimanere, nella sostanza, inalterata. Gli altri due settori che hanno evidenziato variazioni positive dei ricavi (chimica-gomma-plastica e carta-grafica) vedono, nei cinque anni analizzati, ridurre la propria reddività, una riduzione che appare decisamente più pesante nel settore chimica-gomma-plastica, che dopo aver sperimentato un buon recupero nel 2010 sembra aver intrapreso un percorso di progressiva erosione della redditività.
I settori legno-arredo e altre attività manifatturiere assistono ad una contemporanea riduzione dei ricavi e della redditività.

 

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