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SPECIALE NEVE

dicembre-gennaio 2014

Funivie volano per il turismo invernale

Intervista a Giulio Misconel, vicepresidente di Confindustria Trento con delega all'Urbanistica e infrastrutture.


Presidente Misconel, per il secondo biennio consecutivo, all’interno della Giunta di Confindustria Trento le sono state confermate deleghe molto “pesanti” sia per importanza, che per complessità dei temi. Concentrandoci sugli impianti a fune, con quale spirito il settore affronta la nuova stagione invernale?

Con grande fiducia e con motivate aspettative. Il settore impianti a fune trentino infatti vanta importanti eccellenze, che lo pongono ai massimi livelli sia italiani che europei per competitività dell’offerta turistica, della qualità dei servizi e dell’innovatività tecnologica delle strutture.
A fronte di questo però è noto che una riduzione delle presenze dei turisti italiani dovuta alla crisi e alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie, sta determinando sempre maggiori difficoltà alla sostenibilità dei bilanci. Noi vogliamo continuare ad investire sul turista di casa nostra, in quanto rappresenta da sempre il principale destinatario del nostro servizio, per questo stiamo sviluppando nuovi progetti e promozioni per avvicinare i bambini allo sci e per ripristinare la cultura dello sciare in sicurezza, anche prevedendo una “giornata sugli sci” da organizzare in collaborazione con gli istituti scolastici.
Oltre alla diminuzione delle presenze, si pone con sempre maggiore forza il problema della rigidità del sistema dei costi fissi, in continuo e drastico aumento (energia elettrica, personale, manutenzioni, imposte) e degli ammortamenti. Molte aziende infatti, pur vantando buoni risultati nell’attività caratteristica, presentano bilanci in perdita a causa dei pesanti ammortamenti dovuti agli investimenti in attrezzature ed impianti.
In ogni caso, il settore funiviario, con i suoi 150 milioni di euro di fatturato aggregato e gli oltre 700 milioni di euro di indotto locale, mantiene il suo ruolo di volano dell’economia turistica, e resta un fattore di attrazione imprescindibile per i turisti e gli appassionati che si riversano in Trentino nel periodo invernale.

Le recenti elezioni provinciali hanno definito nuovi equilibri e hanno consegnato al settore un nuovo interlocutore politico. Cosa chiede a nome degli impiantisti funiviari al nuovo assessore al Turismo Michele Dallapiccola?
A nome di Confindustria Trento desidero porgere i migliori auguri all’assessore Dallapiccola e a tutta la nuova Giunta provinciale. Ci sarà molto da lavorare, con rapidità e coraggio, per dare risposte concrete ai cittadini che si aspettano un deciso cambio di passo da parte della politica. Permettetemi anche un ringraziamento a Paolo Nicoletti, che come dirigente generale del dipartimento Turismo ci ha seguito con passione per tanti anni e che ora è stato chiamato alla direzione generale della Provincia. Noi imprenditori garantiamo da subito all’assessore Dallapiccola la massima collaborazione e apertura al confronto, ma rispetto al passato auspichiamo da lui una maggiore costanza nel dialogo e considerazione per il settore in quanto motore dell’economia turistica provinciale.
Confidiamo che le richieste che la categoria ha formulato nei due anni passati e che sono in gran parte rimaste disattese, siano ora prese in considerazione, con particolare riguardo al problema dei costi di gestione.
Per questo è auspicabile l’immediata attivazione dei tavoli di lavoro (già concordati, ma mai convocati) su Lp 7/87, Lp 35/88 e Pguap, al fine di raggiungere un sistema di regole più moderno e coerente con le esigenze operative di aziende che si confrontano con la concorrenza internazionale.

Lei è stato recentemente nominato presidente delle Funivie Alpe Cermis, succedendo a suo padre che ha saputo guidare l’azienda in un processo di investimento volto all’ammodernamento e al rafforzamento sul mercato internazionale. Che valutazioni fa per il futuro?
Ho l’onore di guidare un’azienda sana ed equilibrata dal punto di vista gestionale, grazie al lavoro svolto da mio padre con grande passione ed attenzione nei confronti della Valle di Fiemme e dei suoi abitanti.
Nonostante le difficoltà generalizzata, le Funivie Cermis nelle ultime stagioni hanno ottenuto buoni risultati reddituali. Spesso (come nel 2012) ben al di sopra della media del settore. L’ultimo bilancio ha risentito pesantemente della perdita di alcune settimane in alta stagione, dovuta ai mondiali di fondo tenutisi in Val di Fiemme, che hanno rappresentato un importante momento di visibilità per la Valle, ma che al contempo hanno fortemente limitato l’afflusso di turisti appassionati di sci alpino. Tuttavia le proiezioni indicano che, in assenza di tale evento eccezionale, il bilancio si sarebbe mantenuto attivo, o almeno in pareggio. Risultato importante in considerazione della crisi che sta condizionando tutte le località sciistiche dell’arco alpino.
Per il futuro cercherò, con l’aiuto dei miei collaboratori, di mantenere una gestione oculata, equilibrando l’esigenza di un efficace controllo dei costi, con la necessità di investire in innovazione e servizi per mantenere alta la competitività del territorio agli occhi di una clientela straniera sempre più esigente.

Si assiste sempre più spesso a prese di posizione a vari livelli che auspicano un blocco degli investimenti nel settore funiviario, a favore di ipotetiche forme di “turismo alternativo”. Cosa vuole rispondere a chi sostiene tali posizioni?
Non posso che ribadire il valore strategico delle aziende funiviarie per la tenuta del sistema turistico trentino. Il nostro settore attrae turisti italiani e stranieri, alimentando così un importante indotto a vantaggio di molteplici operatori quali albergatori, commercianti, maestri di sci; per non parlare dei notevoli investimenti, che generano lavoro per le imprese locali e che garantiscono sostanziosi benefici per le casse della Provincia. Oltre all’indotto, pari a circa 700 milioni di euro, si devono infatti aggiungete quasi 55 milioni incassati dalle imprese trentine fornitrici di beni e servizi per il settore. Inoltre distribuiamo ogni anno, sotto forma di stipendi, oltre 60 milioni di euro su 1400 dipendenti tra fissi e stagionali.
In un panorama alpino che vede i comuni di montagna in forte crisi, mi pare evidente l’importante ruolo sociale delle aziende funiviarie, che evitano lo spopolamento delle aree decentrate ed attraggono capitali dall’estero.
Se poi qualcuno vuole proporre soluzioni migliori, siamo pronti a discuterne, ma noi imprenditori vogliamo dati concreti e business plan, non discorsi ideologici avulsi dal contesto reale. (em)

 

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