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LUGLIO 2010 |
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Numeri arretrati |
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Giovani imprenditori e Mediterraneo
Mediterraneo dall’Europa al Golfo, la rotta verso nuovi orizzonti. I temi del quattordicesimo Convegno di Capri dei Giovani di Confindustria.
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di ROCCO CRISTOFOLINI
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Mediterraneo è una parola che evoca tanti ricordi, la storia, la navigazione, gli scambi economici e culturali, i numerosi racconti marinari, uno per tutti l’Odissea.
Il Mare Nostrum è stato la culla della civiltà occidentale, “pensiamo all’alfabeto, che abbiamo ereditato dai fenici e al numero, che ci è stato regalato dagli arabi”, ne è stato il collante, ma anche teatro di feroci battaglie.
Proprio su una delle più belle isole di questo mare, Capri, i Giovani di Confindustria hanno deciso di sottolineare il ruolo dei Paesi che su questo si affacciano e l’importanza del Mediterraneo come punto di unione fra le loro diverse economie.
Perché allora non riportare il Mediterraneo, e quindi l’Europa, a una nuova centralità in un mondo in cui gli Stati Uniti dialogano sempre più con la Cina ed il Far East cresce a ritmi straordinari?
I numeri sono importanti, l’Europa Mediterranea conta 177 milioni di abitanti, i Paesi sulle sponde est e sud 237 milioni e possono rappresentare un’opportunità di crescita per l’Europa stessa, per l’Italia ed il suo Mezzogiorno. Servono collaborazioni fra gli Stati, meno “aiuti” e più libero scambio, accordi doganali, interessi condivisi, interconnessioni fra Università, servono occasioni d’incontro e reciproca conoscenza. Solo che stavolta “dobbiamo arrivare primi”, “il nostro sogno è che il Mediterraneo tra vent’anni sia un’unica grande zona franca: senza dazi, senza barriere, tariffarie e non”, citando Federica Guidi.
Nelle diverse tavole rotonde voce fuori dal coro è stata quella dell’economista dello Zambia Dambisa Moyo secondo cui quanto fatto negli ultimi cinquant’anni per favorire lo sviluppo dei Paesi africani è stato inutile se non controproducente. La sua proposta è di interrompere gli aiuti ai governi, difendere la proprietà privata, aprire agli investimenti stranieri, favorire un mercato dei capitali, il microcredito, riducendo inoltre il protezionismo agricolo dei Paesi occidentali.
In riferimento alla richiesta di Federica Guidi sul taglio della pressione fiscale Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della BCE, ha affermato che l’Italia necessita di riforme strutturali che possano liberare risorse da investire per la crescita economica ed il riassetto dei conti pubblici.
Riguardo alla collaborazione fra Paesi “mediterranei” Magdi Cristiano Allam ha posto all’attenzione la differente visione del mondo islamico rispetto alla cultura cristiana e occidentale con tutte le difficoltà che da questa possono derivare. In particolare ha sottolineato che ci può essere collaborazione sugli aspetti materiali mentre non si può trattare sui valori non negoziabili, quali la libertà della persona ed il rispetto della vita umana.
Numerosi i contributi delle tavole rotonde attraverso illustri ospiti quali Marta Dassù, Emma Bonino, Rachida Dati, Paolo Zegna e molti altri assieme alle più alte cariche dello Stato quali il Presidente della Camera Gianfranco Fini, il Ministro degli Interni Roberto Maroni, che ha ricordato l’intenso lavoro contro la malavita organizzata, e il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Nel suo intervento di chiusura Emma Marcegaglia ha chiesto nuove risorse per lo sviluppo e sgravi fiscali per imprese e lavoratori sostenendo che potrebbero essere finanziati agendo sulla spesa pubblica improduttiva: con meno sprechi, più riforme e qualche scelta impopolare.
Affrontando il tema del ruolo dell’Italia nella costruzione di un modello di sviluppo e toccando il tema dell’integrazione e della crescita, particolarmente interessante è stata la lectio di Joaquin Navarro-Valls che ha spiegato la differenza fra crescita e sviluppo. La crescita, infatti, riguarda i beni materiali ed è condizione indispensabile ma non sufficiente, mentre lo sviluppo attiene al miglioramento della qualità dei modi di vita. Solo la loro unione genera il progresso. Per un’azienda contribuire allo sviluppo deve significare non solo produrre profitto, ma anche qualità dell’ambiente di lavoro, delle relazioni e creazione di valore per chi produce, ma anche per chi consuma o utilizza i propri prodotti.
Per fare questo, sostiene Navarro-Valls, una valutazione etica è indispensabile: “lavorare senza condividere i propri risultati è insoddisfacente, mentre è necessario destinare a qualcuno i propri successi”, queste divengono condizioni indispensabili per il progresso.
L’uomo “lavora bene quando non lavora sempre”, è infatti necessario legare lo sviluppo industriale a qualcosa di comunitario e personale per “umanizzare il contesto in cui si vive” ed è questo il modello di sviluppo da esportare.
A margine del convegno è stato molto interessante l’incontro con Mr. Rami Makhzoumi Board Member of Young Arab Leaders che ha esposto la sua visione e le possibilità di collaborazione ed interazione fra le nostre aziende e quelle del mondo arabo.
Nelle belle giornate capresi si è guardato molto al futuro, alle possibilità di essere al centro di un nuovo Mediterraneo, ma si è parlato molto anche di presente, dei problemi quotidiani, della nostra economia, con meno paura rispetto allo scorso anno, più consapevolezza e molta determinazione. Mi auguro sia un buon auspicio per una nuova Italia, più veloce, più efficiente e ancora più solida.
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