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POLITICA

ottobre 2008

Trentini alle urne nella massima incertezza

L’intreccio tra campagna elettorale, inchieste giudiziarie e crisi finanziarie rende particolarmente difficile, più che in passato, fare previsioni sulle amministrative in Trentino.


di GIANNI FAUSTINI

In vista del voto del 26 ottobre per il rinnovo del Consiglio provinciale – che assieme a quello di Bolzano darà poi vita anche al Consiglio regionale – sono state presentate ben ventitre liste (tre in più rispetto al 2003) mentre i candidati in gara per la presidenza sono sei (due in meno).

Come sappiamo, in Trentino si vota con un metodo maggioritario con premio di maggioranza; mentre in Alto Adige rimane in vigore il proporzionale, per la necessità di garantire tutte le minoranze dei tre gruppi linguistici.
A Trento il presidente uscente, Lorenzo Dellai, è sostenuto da otto liste: Pd, Upt, Patt, Udc, Italia dei Valori, Verdi, Leali, Ual (cioè l’Unione ladina).
Il candidato del centrodestra, Sergio Divina, ha l’appoggio di dieci liste: il Pdl (è la prima volta a livello provinciale che Fi si presenta assieme ad An), Civica per Divina (con il primario chirurgo Claudio Eccher come capolista), Lega Nord, Valli Unite (il movimento creato dal consigliere uscente Denis Bertolini), Pensionati (con primo candidato l’ex consigliere di An Claudio Taverna), Lista inquilini case popolari, Fassa (la seconda lista ladina ed è una novità), La Destra (il gruppo scissionista di An guidato a Roma da Storace), Fiamma Tricolore, Autonomia popolare.
Ci sono poi altri quattro candidati presidenti, Nerio Giovanazzi, uscito da Forza Italia, sostenuto da due liste; Remo Andreolli, ex segretario dei Ds, assessore per 10 anni, ma non ricandidato dal Pd; Agostino Catalano, di La Sinistra, formata da due gruppi ad iniziare da Rifondazione Comunista; ed infine Gianfranco Valduga sostenuto dai Comunisti Italiani.
Una prima osservazione riguarda lo sdoppiamento, almeno sulla carta, di taluni movimenti, dagli autonomisti ai ladini di Fassa, ai gruppi di destra. Alcune liste sono legate a consiglieri uscenti non ricandidati dai partiti di prima appartenenza. Denis Bertolini di Valli unite, ad esempio, è uscito dalla Lega, ma si presenta con un proprio gruppo che è però alleato della stessa Lega. E non manca nel gruppone dei consiglieri uscenti chi, non ricandidato dal proprio gruppo, ha fatto di più, ha cioè saltato il fosso passando ad altro partito.
Di fronte a tante liste, a tanti personalismi, a tanti candidati presidente, far previsioni è difficile. Oltretutto la periodicità mensile di stampa, come è il nostro caso, è un format che non consente di ragionare sull’attualità: la periodicità allungata suggerisce, specie in caso di elezioni, un supplemento di cautela.
Ci sono poi fattori esterni che possono presentarsi all’improvviso, ma con tale forza dirompente da modificare orientamenti e scelte dell’elettorato. È il caso della magistratura inquirente trentina che è intervenuta a gamba tesa nel dibattito elettorale. Oltretutto il gran fragore mediatico dell’inchiesta finora – mentre scriviamo – non ha poi rilevato gran che sul piano penale, limitandosi a mettere in luce comportanti criticabili sul versante dell’etica che è importantissima, ma che non vede giammai una Procura della Repubblica sul pulpito della predica, per quanto necessaria sia una predica in argomento.
Negli ambienti giornalistici che frequentano il Tribunale si sussurra che il passo è stato fermamente voluto da un Sostituto vincendo le perplessità del Capo della Procura, che ripetutamente ha poi ammesso che molti dei reati dichiarati sui mass media potrebbero ridimensionarsi. Rincresce dirlo, ma di fronte a sortite di tal genere viene voglia di appoggiare la battaglia di Berlusconi per tagliare le unghie agli inquirenti.
Quanto alle intercettazioni, come giornalista le dovrei difendere come sono sempre state difese dalla categoria che talora lucra, come in questo caso, sui testi intercettati – l’Adige ha aumentato le vendite nei primi giorni di migliaia, diconsi migliaia di copie – ma un utilizzo così indiscriminato fa sorgere parecchi dubbi, perchè non si era in presenza di reati quando si è dato il via alla costosa operazione, ma si andava invece a cercarli; le intercettazioni vanno bene, ma non se si basano su pregiudizi e basta questa parola per dirla tutta.
La vicenda ha poi fatto tornare alla luce una tendenza comportamentale di noi giornalisti di amplificare, se fa notizia, una sola voce, quella dell’accusa. Forse è il tempo di porsi nei confronti della magistratura con il metodo che si usa non dico per lo sport, le arti o la gastronomia, ma per la politica, dove si arriva tranquillamente ad esprimere dei voti: bravo, meno bravo, scarso.
Il problema è che quasi tutti hanno se non paura, qualche timore, quando si parla della magistratura. Ma pure questo non è un bel segnale lungo la strada, difficile e impervia quanto si vuole, del rispetto del proprio ruolo e della divisione dei poteri. Appunto ci sono persone e gruppi che da anni sostengono che la magistratura fa talora politica. Nel caso mi pare abbiano pienamente ragione, con questa variante: a Trento, chi fa parte di questi gruppi, si è comportato in maniera opposta rispetto ai propri referenti di Roma.
Se far previsioni è difficile, problematico è anche fare dei confronti con il passato. Alle politiche dello scorso aprile correvano liste molto diverse da quelle di oggi: è sufficiente fare l’esempio del raggruppamento di sinistra che comprendeva Verdi e altri partiti di sinistra, ma è stato un flop, tanto che ciascuno è tornato per la sua strada. Per non parlare delle amministrative del 2003: Fi e An correvano separate, non c’erano Pd e Upt, e cosi via.
Tra possibili fattori esterni, non vedrei personalmente, almeno per il Trentino, a differenza dell’Alto Adige-Südtirol, riflessi diretti delle recentissime elezioni in Austria e in Baviera, ancorché quei dati siano da leggere con attenzione per tendenze che, non solo in politica, sono in Europa sempre più interconnesse. Comunque sia, questo turno elettorale non ha, almeno fino alla prima settimana di ottobre, destato un grande interesse nazionale, anche se qualche novità ci potrebbe essere: a Bolzano la possibile perdita della maggioranza assoluta da parte della Svp, il che – con il proporzionale – potrebbe far nascere grossi problemi di governo; a Trento l’alleanza tra Udc e Udeur con la scelta di stare con il centrosinistra; il ritorno al passato, come simboli, dei gruppi di sinistra.
Si avvertono però, in sottofondo, anche nella campagna elettorale – pur nella dimensione che è propria sia della piccola provincia, sia di un turno squisitamente amministrativo – molti riferimenti ad un orizzonte più ampio.
Si discute, per citare un esempio, di federalismo fiscale: se tornerà a nostro vantaggio oppure no, della sanità, della scuola soprattutto.
Siamo poi tutti condizionati dalla crisi finanziaria in atto negli Usa e, a cascata, nel mondo intero.

 

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