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OTTOBRE 2006

ANNO 47 | N° 10

Cina: come costruire un dialogo fecondo

L’opera di conoscenza ed avvicinamento alla Cina del missionario Martino Martini, che andava oltre la semplice logica dello scambio economico, ha oggi un’attualità straordinaria.
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di Gianni Faustini

Societa'

 






È facile oggi parlare di relazioni Italia-Cina; quasi troppo facile dopo la grande eco giornalistica della “spedizione” di ministri ed industriali in Cina, sotto la guida del Presidente del Consiglio Prodi e del Presidente di Confindustria, presente, tra gli altri, il Presidente di Trentino Export, Andrea Penzo.
Si susseguono le iniziative: dopo le industrie Zobele è annunciata per il prossimo anno l’apertura di uno stabilimento Marangoni; il MART ha accompagnato la visita di Prodi con una mostra a Pechino dedicata all’arte italiana del Novecento; mostra che si trasferirà poi a Canton nel quadro dell’anno dell’Italia in Cina e la direzione del museo ha parlato di regolari relazioni, di scambi successivi.
Ma nel 1971 bisognava avere una coraggiosa fantasia. Eppure un contributo significativo alla nascita di relazioni sul piano culturale venne proprio dalla piccola Trento.
La Cina si stava appena aprendo all’Occidente, entrava all’ONU e accoglieva le prime visite di Ministri italiani. Nel delicato lavoro dei primi contatti per una politica di interscambi e di intesa venne coinvolto in prima fila il professor Franco Demarchi, docente a Sociologia a Trento. Perchè a Trento era stata avviata la riscoperta dell’opera di Martino Martini il missionario trentino che sulle orme di Matteo Ricci, cinquant’anni dopo appena, avrebbe contribuito, con un’opera imponente, alla scoperta da parte occidentale del mondo cinese e posto le basi per un’intensa comunicazione tra tradizioni culturali diverse, europea e cinese, cristiana e confuciana.
Le vicende storiche andarono poi per secoli in senso opposto, ma negli anni Settanta del Novecento, venuta meno la “rivoluzione culturale”di Mao, la crescita della Cina, fino al balzo economico dell’ultimo ventennio, consentì la ripresa del dialogo politico, economico e culturale. La riscoperta di Martino Martini accompagnava questo processo e qui si distinsero non pochi uomini di cultura trentini come Demarchi, appunto, l’assessore provinciale alla cultura di quel tempo, Guido Lorenzi, padre Bonifacio Bolognani. E così a convegni trentini seguirono convegni a Roma e Pechino, visite, pubblicazioni fino all’Opera omnia del missionario, monumenti - ben due, a Trento, uno astratto, l’altro iperrealista - la fondazione di un Centro di studi intitolato al missionario e rivolto proprio allo “sviluppo delle relazioni culturali Europa-Cina”, il restauro in Cina di altri monumenti a ricordo del padre gesuita trentino, l’apertura di un Centro sociale ad Hangzou, gemellaggi e così via.
Al seguito di tali iniziative l’Università di Trento veniva sottoscrivendo ben cinque convenzioni con le università cinesi di Pechino, Shangai, Hangzou e Xian; ricercatori cinesi venivano a Trento che partecipava direttamente anche a programmi nazionali di scambio; la lingua cinese veniva insegnata in Università; nasceva una rivista “Mondo cinese” diretta dal professor Demarchi; il senatore Renzo Gubert presiedeva l’Associazione parlamentare italo-cinese.
Ora il MART di Rovereto si pone come riferimento in Cina per l’arte contemporanea, dopo la prima mostra curata dagli Uffizi, per l’ arte del Rinascimento e del Manierismo; l’economia ha aperto alcune strade con successo talora, con difficoltà in altre, come nel caso del vino; la Camera di commercio ha aperto alla Camera italiana in Cina un desk, un ufficio di assistenza in loco ad operatori trentini e così via.
E il nome di Martino Martini è tornato a circolare non solo nel mondo degli storici. L’opera del missionario(Trento 1614 - Hangzou 1661) ha dell’incredibile: in pochi anni - muore infatti alla giovane età di 47 anni -scrive una storia dell’antica Cina, un atlante commentato di 15 province cinesi, la cronaca dell’invasione tartarica, la prima grammatica occidentale della lingua cinese, altre opere minori – tra le quali un Memoriale presentato al Sant’Uffizio in cui elencava le ragioni del Gesuiti nella controversia sui riti cinesi, controversia che arriva di fatto fino ai giorni nostri, nonostante il successo, allora, delle tesi di Martini e numerose lettere di resoconto. Il padre gesuita che si era formato giovanilmente nel Ginnasio trentino, ora sede della Biblioteca comunale, riuscì ad affrontare ben tre viaggi transoceanici su navi a vela, ebbe rapporti, naturalmente, con numerosi Mandarini, con le congregazioni della S. Sede per convincerle in particolare della bontà dell’”accomodamento dei riti cinesi” secondo la prassi gesuitica.
La sua tesi di fondo era l’amicizia quale strumento strategico di comunicazione tra le due culture e per parte sua si propose una continua divulgazione in Europa della cultura della Cina. Storicamente la sua opera va ovviamente inquadrata nella Cina del diciassettesimo secolo, quando dopo la dominazione mongola si afferma la nuova, grande dinastia Ming e sul territorio si dispiega una complessa ristrutturazione generale; lo sviluppo economico del tempo non è disgiunto da un cambiamento radicale nella società.
Quello che a noi interessa in prima battuta è l’attualità del pensiero martiniano che supera le ragioni della convenienza economica dello scambio - con tutti i problemi che si susseguono - per andare alle basi di un dialogo fecondo: conoscere bene le differenze, verificare le possibili omogeneità.
Questa era il problema angoscioso di Martino Martini nel Seicento; questo è anche il problema nostro mentre l’economia di quel Paese cresce a ritmi vertiginosi, mentre i rapporti di affari continuano a crescere.

Grande show a Pechino per l’apertura della mostra del MART
sull’arte italiana del ’900

Si è aperta sabato 9 settembre a Pechino con un grande show animato dalle collezioni dello stilista Valentino la mostra organizzata dal MART al Museo nazionale dell’arte di Pechino.
Organizzata nell’ambito delle manifestazioni che si susseguono per tutto il 2006, dichiarato anno dell’Italia in Cina, la mostra porta per la prima volta nel grande paese asiatico i maestri dell’arte italiana contemporanea.
Il calore con la quale la mostra è stata accolta dal pubblico cinese fa onore alla creatività italiana e apre ulteriori opportunità di collaborazione fra l’Italia e la Cina.
Il mondo dell’arte cinese attraversa, infatti, una fase di rinnovamento che è importante conoscere e intercettare, specie per un territorio come il Trentino che ha realizzato importanti investimenti nel campo della cultura e che intende aprirsi sempre di più al resto del mondo.

 

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