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TECN0CLIMA IN MESSICO

L'ambasciatore messicano Carlos Garda de Alba ieri ha visitato la sede di Tecnoclima, a Pergine: si rafforzano i rapporti commerciali con il Paese americano A PAG. Q Tecnoclima, azienda leader nel settore del riscaldamento, del condizionamento e del trattamento dell'aria, conferma la propria vocazione internazionale. Ieri la sede di Pergine ha infatti ospitato l'ambasciatore del Messico, Carlos Garcfa de Alba, che nella sua visita di due giorni in Trentino ha voluto approfondire il rapporto commerciale tra l'azienda della famiglia Vescovi e il suo paese: Tecnoclima, infatti da vent'anni esporta in Messico i propri impianti di riscaldamento delle serre e degli allevamenti agricoli. Ha spiegato Ilaria Vescovi, amministratore delegato di Tecnoclima: «La visita dell'ambasciatore per noi è un grande motivo di orgoglio, che conferma la nostra vocazione internazionale. Domani (oggi per chi legge, ndr) l'ambasciatore sarà in Confindustria, ma è significativo che abbia scelto di visitare la nostra azienda, nella nostra Pergine». L'importanza del radicamento territoriale è stata messa in evidenza dal sindaco Roberto Oss Emer, alla prima uscita pubblica dopo la netta conferma alle comunali di domenica e lunedì scorsi: «Alla famiglia Vescovi dobbiamo dire grazie solo perché esiste - ha detto Oss Emer - In un mondo globalizzato la scelta affettiva di restare in Trentino è da ammirare. E un buon amministratore deve fare di tutto perché queste importanti realtà restino sul territorio». Sono 18 (ufficialmente) le aziende trentine che hanno rapporti commerciali con il Messico (pasta, carta e macchinari i settori più coinvolti), un numero che - viste le potenzialità - può e deve aumentare. Carlos Garcfa, ambasciatore in Italia da undici mesi, molti dei quali caratterizzati dall'emergenza Covid, ha ripreso da poco a viaggiare per il Belpaese: «Questi incontri - ha spiegato - servono per aggiornare i punti di collaborazione tra il Messico e l'Italia. Il mio paese, che è la quindicesima economia del mondo, ha il più alto numero di accordi commerciali di libero scambio con i singoli Stati. Con il Trentino vanno esplorate le diverse potenzialità, sulla base di un'intesa comune. Tra l'altro ci unisce la figura di padre Eusebio Chini, molto importante nella storia del mio Paese». L'esempio di una forte interazione arriva da Tecnoclima, «un'azienda - ha spiegato l'ambasciatore messicano in Italia - che ha costruito il proprio successo sull'innovazione, sulla solidità e sulla capacità di essere globali». Lo stesso ambasciatore ha poi voluto partecipare all'incontro organizzato con i dipendenti dell'azienda: il tutto sotto lo sguardo attento di Alfonso Vescovi, il fondatore che a novant'anni (li festeggerà tra un mese) non si perde un giorno in ufficio: «Papà rimane un faro che ci illumina la strada - ha ricordato Ilaria Vescovi - E che ci fa subito notare se c'è qualche aspetto da migliorare». L'ambasciatore ha dato in dono un libro sull'Albero della vita, vero simbolo messicano, ricambiato da un'opera con un albero di sorbo, con il suo significato carico di buoni auspici. La dimensione internazionale di Tecnoclima è confermata anche dalla forte espansione sui mercati dell'Est Europa, soprattutto in Russia, dove ha sede la controllata Te Group Energia, il cui direttore generale è Giulio Vescovi. Ieri l'ambasciatore Carlos Garcia ha incontrato a Trento anche il vicepresidente della Provincia Mario Tonina, il rettore Paolo Collini e il sindaco Franco Ianeselli, in una delle prime uscite ufficiali nel suo nuovo incarico da primo cittadino del capoluogo.

La Sicor lascia i dipendenti senza contratto

L'azienda ha disdetto gli accordi nazionali: solo la Fiat l'aveva fatto prima ? I lavoratori, Confindustria, la Provincia e la politica roveretana: nel caso Sicor tutti si aspettavano una svolta. Ma di sicuro non questa. Ieri poco dopo le 17 l'azienda, già epicentro di una protesta ormai di dimensione provinciale per la sua scelta di disdettare unilateralmente gli accordi aziendali, ha comunicato con una Pec al sindacato la disdetta anche del contratto nazionale dei metalmeccanici. > Luca Marsilli a pagina 26 ROVERETO. I lavoratori, il sindacato, Confindustria, l'amministrazione provinciale e la politica roveretana: nel caso Sicor tutti si aspettavano una svolta. Ma di sicuro non questa. Ieri poco dopo le 17 l'azienda, già epicentro di una protesta ormai di dimensione provinciale per la sua scelta di disdettare unilateralmente gli accordi aziendali, ha comunicato con una Pec al sindacato la disdetta anche del contratto nazionale dei metalmeccanici. Significa non riconoscere più quei diritti e quelle regole che vengono applicate all'intera categoria su tutto il territorio nazionale. Non riconoscere più come interlocutori coloro che quel contratto hanno firmato (Confindustria e il sindacato nazionali) e nemmeno quelle regole del gioco su cui si basa la dinamica imprenditoriale in Italia dal 1941. Quando per evitare una conflittualità continua e a macchia di leopardo, si pensò a uno strumento concordato a livello nazionale diventato una base insostituibile nel diritto del lavoro. C'è un solo precedente: Marchionne e la Fiat. Clamoroso, nel 2011. E giuridicamente illegittimo, come riconosciuto dalla corte costituzionale nel 2018. Ma erano, appunto Marchionne e la Fiat, non Santambrogio e la Sicor. Con tutto il rispetto che si deve alla Sicor. Peraltro solo Santambrogio, che come Paganini ha parlato una volta annunciando che non avrebbe concesso il bis, potrebbe spiegare come sia maturata questa decisione. In attesa non resta che prendere atto di una coincidenza che difficilmente pare poter essere casuale: proprio ieri in Sicor si votava per eleggere la Rsu (la rappresentanza sindacale interna alla fabbrica) ed il rappresentante sicurezza dei lavoratori. I dipendenti hanno eletto tre esponenti della Fiom ed uno di Fim su quattro sindacalisti da nominare. L'ufficialità è arrivata alle 16, un'ora dopo ecco la Pec che annuncia la disdetta del contratto nazionale. Tra l'altro votando a larga maggioranza sindacalisti Fiom (Cgil) i lavoratori hanno risposto anche a Santambrogio che aveva bollato come minoritaria la protesta e strumentale l'azione del sindacato. La domanda adesso è cosa succede. Alle 21 di ieri sera i sindacalisti Fiom e Fim si sono recati in azienda per un incontro con i lavoratori a fine turno. Non certo per dare la notizia, girata immediatamente in fabbrica e in città, ma per spiegare cosa significa e valutare quale possa essere la risposta. Ma è attesa anche una presa di posizione unitaria del sindacato e una chiamata ad una reazione clamorosa, quanto clamorosa è la scelta di Sicor, da parte di tutto il mondo economico e del lavoro, ma anche della politica e di tutte quelle associazioni che considerano il rispetto delle regole e delle persone una base irrinunciabile del vivere civile. Se prima si andava verso lo sciopero generale dei metalmeccanici, adesso si può immaginare uno sciopero generale esteso a tutte le categorie. Quella di Sicor è una sfida lanciata a tutto il Trentino. Di una pesantezza mai vista prima.

FANNO PARTE DEL SISTEMA CONFINDUSTRIA TRENTO