IN PRIMO PIANO

Rassegna stampa

Le imprese aperte sono solo il 15%

Confindustria stima che solo il 15% delle imprese trentine è rimasta aperta. Si attende una nuova lista di attività essenziali che possono rimanere aperte dopo l'accordo tra i sindacati nazionali e il Governo. Busato: «Questa nuova stretta fermerà una decina di aziende del territorio». I sindacati: «Felici della scelta di tenere aperte solo le attività necessarie». Ma rimproverano la Provincia: «Si sarebbero dovuti muovere prima per esercitare l'autonomia». a pagina A Mapelli trento Impossibile stabilire un numero preciso delle aziende che oggi sono rimaste aperte, anche per Confindustria. La stima è che solo il 15% delle imprese trentine stia continuando a produrre. In attesa che da Roma arrivi la nuova lista di attività considerate essenziali. Nel pomeriggio di ieri, infatti, a Roma, è stata trovata una nuova intesa tra sindacati e Governo che ridurrà ulteriormente le attività considerate essenziali. La nuova lista di attività permesse non è ancora stata pubblicata ufficialmente, ma è trapelata una bozza. Stando a quest'ultima escono dalla lista i codici relativi alla fabbricazione di spago e corde e articoli in gomma, tra cui pneumatici. Viene limitata l'attività dei cali center, della fabbricazione di carta e degli imballaggi in legno. Via libera alla fabbricazione di confezioni in vetro per alimenti e alle agenzie di somministrazione. Questa nuova lista, una volta ufficializzata, produrrà una ulteriore stretta. «Al momento è difficile fare una stima di quante saranno le aziende che da domani rimarranno aperte ? specifica il direttore generale di Confindustria Trento Roberto Busato ?. In questi giorni ci sono pervenute moltissime richieste di ricorso alla cassa integrazione. In considerazione di questo dato stimiamo che siano moltissime le aziende che opteranno per la chiusura anche tra quelle che avrebbero il diritto di proseguire con l'attività». E tra quante rimarranno aperte, Busato sottolinea che in tante hanno già fatto ricorso allo smart working. «Dove non è possibile, l'attività è stata ridotta in maniera importante». «La modifica dell'elenco Ateco, che pure non è significativa per quanto riguarda il nostro territorio, esclude una decina di aziende principalmente della gomma e plastica ? anticipa il direttore Busato ?. Ribadisco che le aziende che stanno proseguendo l'attività lo fanno perché sono fondamentali per garantire le filiere essenziali, alimentare e sanità, cruciali in questo momento, e per questo hanno adottato tutte le precauzioni necessarie a preservare la salute dei lavoratori. Le nostre imprese sono responsabili: teniamo il motore al minimo per tenerlo acceso, perché questo è il modo per salvaguardare anche in prospettiva l'occupazione». Molto soddisfatti, invece, i sindacati trentini, che esprimono la loro soddisfazione per l'intesa raggiunta a livello nazionale. «Fin dall'inizio anche a livello locale abbiamo chiesto la chiusura di tutte le attività produttive ad eccezione di quelle essenziali. Una richiesta pesante, che né in Trentino né a Roma è stata fatta a cuor leggero. La priorità, però, deve essere la difesa della salute e il contenimento del contagio», commentano i tre segretari generali di Cgil Cisl Uil, Andrea Grasselli, Michele Bezzi e Walter Alotti. Le tre confederazioni non hanno, invece, apprezzato i tentennamenti di Palazzo Chigi né della Giunta Fugatti. «Piazza Dante avrebbe dovuto adottare da subito misure più severe, compiendo scelte che meglio si legavano alle realtà produttive del nostro territorio, così come ha fatto l'Emilia Romagna. Anche questo è esercitare l'Autonomia». Le aziende che rimarranno aperte dovranno rispettare le misure di sicurezze previste nel Protocollo firmato il 14 marzo. Inoltre le sigle sindacali dovranno essere coinvolte dal Commissario del Governo nella certificazione delle imprese che svolgono attività essenziali e che quindi continueranno a produrre. «In tutti i posti di lavoro in cui si proseguirà ad operare ? assicurano i tre segretari generali ? si vigilerà per la stringente applicazione di tutte le misure di protezione individuale».

Dalle istituzioni alle realtà associative Milioni di euro raccolti per le cure

Trento La solidarietà non conosce differenze. Istituzionali o spontanee, le iniziative nate in queste settimane per supportare l'Azienda sanitaria provinciale e, più in generale, tutti coloro che si occupano in prima linea di gestire l'emergenza sanitaria del Covid-19 sono tante e tutte testimoni di una collettività che si preoccupa attivamente del proprio bene. In prima linea la raccolta ufficiale dell'Azienda sanitaria che ha già ricevuto più di 3milioni 2oomila euro in pochi giorni, anche grazie alla generosità di grandi enti come il Gruppo Poli che ha versato 2oomila euro, la società Autobrennero che ne ha stanziati goomila in favore delle province attraversate dall'autostrada, la Diocesi di Trento che ha versato ìoomila euro così come l'Associazione Cacciatori, il Consorzio Trentingrana in tandem con il consorzio per la tutela del Grana Padano e moltissimi altri imprenditori trentini che hanno risposto all'appello di Confindustria. Anche gli alpini, oltre al supporto pratico fornito con il controllo dei parchi e di altre zone strategiche, hanno deciso di iniziare a stanziare 8mila euro destinati senza mediazione all'unità di terapia intensiva dell'Azienda Sanitaria. Grandissimo successo ha avuto anche la raccolta fondi attivata dagli studenti universitari trentini: più di 3iomila euro in due settimane, raccolti da circa 7mila singoli donatori pronti a sostenere la sanità trentina anche con piccole cifre. La Uil Federazione poteri locali ha lanciato una raccolta fondi specificatamente dedicata alle Rsa trentine, per contribuire all'acquisto di mascherine e guanti per gli operatori delle case di riposo. Ma le iniziative che colpiscono di più, non tanto per la somma di denaro raccolto quando per lo spirito di sincera solidarietà che le muove, sono quelle più piccole e creative. Tra queste il progetto «Contagiamoci di solidarietà» nato per volontà dell'avvocato e assessore comunale di Nogaredo Alberto Scerbo, che si è messo in gioco componendo e registrando una canzone dal titolo «Andrà tutto bene» e attivando una raccolta fondi sul sito www.tuttoandrabene.jimdosite.com in collaborazione con l'Associazione Circolo Oratorio Noi 4 operante in destra Adige, n Collettivo FaPunte, costituito da illustratrici e illustratori trentini, ha deciso di mettere in vendita le stampe delle proprie illustrazioni. Tutte le stampe, che si possono scegliere tra le immagini pubblicate sulla pagina Facebook, sono di formato A4 e vengono vendute al prezzo di 25 euro l'una (spese di spedizione comprese). Anche a Roverè della Luna è l'arte che aiuta la sanità pubblica, e in particolare la Protezione civile. Le Associazioni culturali Kust Grenzen-Arte di frontiera ed EventArt stanno organizzando una mostra benefica virtuale di opere realizzate da artisti locali prò bono e messe all'asta sui social. Fotografie, sculture e quadri sono donati alla causa da parte di tutti gli artisti che vogliono partecipare venduti online al miglior offerente, il quale potrà andare a ritirare l'opera prescelta al termine dell'emergenza e portarsi così a casa testimonianza concreta del proprio contributo alla causa.

«Piano Marshall per uscire dalla crisi

«Le misure previste nel disegno di legge provinciale che va in aula domani e in quello nazionale Cura Italia sono un primo passo, ma da sole non bastano. Io dico che dopo questa emergenza, dalla quale come economia e come industria, ci tireremo fuori, servirà un Piano Marshall per evitare che al prossimo shock saremo ancora qui a leccarci le ferite». Fausto Manzana, presidente di Confindustria, chiede alla politica di non fermarsi all'emergenza dovuta al Coronavirus, ma di guardare avanti e vedere questa fase come una chance di cambiamento in meglio. Presidente, partiamo dalle industrie trentine che sono alle prese con la questione sanitaria. Come si devono comportare: chiudere o andare avanti? Il protocollo nazionale firmato da sindacati e imprese contiene le misure necessarie a garantire la sicurezza di chi lavora. Se si rispettano quelle misure, si va avanti. Ma credo che la politica da seguire sia quella di chiudere ove possibile le attività non essenziali per concentrarsi su quelle che fanno andare avanti la vita quotidiana, come le filiere agroalimentari e della distribuzione, le reti informatiche e di acqua, luce e gas. Su questo mi trovo in linea con quanto proposto dal segretario della Cgil, Andrea Grosselli. Teniamo presente che questa fase non si esaurirà in pochi giorni: fermiamoci per introdurre le opportune misure di sicurezza che garantiscano l'attività nell'incolumità degli operatori. Perché ci sono anche produzioni "non essenziali" che tecnicamente non possono proprio arrestarsi. L'industria e l'economia trentine si riprenderanno da questa fase di emergenza? Sono convinto di sì, anche perché si sta mettendo un campo un aiuto reciproco tra le varie aziende del Paese. Il tema è il dopo crisi e come la si affronta. Cioè? Da questa crisi, che è più importante di quella finanziaria del 2008 e anche del 2012, serve uscire con una lezione per il futuro, da applicare in fretta se non vogliamo che si vivacchi per altri anni con crescite dello zero virgola del Pil e che di fronte a un nuovo shock si vada ancora peggio. Il governo nazionale e quello locale hanno avviato due provvedimenti di risposta ai problemi dell'economia. Non bastano? In questa fase quelle misure sono necessarie e affrontano l'emergenza. Io dico che occorre avere un pensiero di prospettiva, per non tornare ad avere i soliti problemi di sempre. Occorre fare due cose, secondo noi. Quali? Investire in opere pubbliche e manutenzione verde e di tutela dell'ambiente mettendo in campo, a tutti i livelli, un Piano Marshall per rilanciare l'economia. A livello europeo con gli eurobond da restituire in 30 anni e mobilitare 3.000 miliardi di cantieri, con un vero e proprio shock positivo per l'economia. Ma anche nel nostro piccolo, in Trentino, occorre fare altrettanto. Con quante risorse? Come fa Bolzano, occorre mettere centinaia di milioni nelle opere che ci servono, ma cambiando anche il metodo per assegnare i cantieri. Come accaduto per il Ponte Morandi a Genova, serve in questa fase di emegenza una gestione commissariale degli appalti, per farli partire in tempi rapidi e dare un primo contributo positivo all'andamento economico. Ha parlato di due proposte. Una per gli investimenti e l'altra? Occorre intervenire sulla burocrazia pubblica e sui suoi tempi, tagliarli rispettando le regole, ma facendo sì che ci sia un ambiente favorevole alle imprese e all'industria, in particolare. In questa crisi si è capito quanto vale avere una produzione nazionale di prodotti per la sanità come le mascherine, ma anche che importante sia per la vita di tutti i giorni avere aziende che funzionano. Chiedete un cambio di passo rispetto alla visione del futuro, insomma? Lo diciamo da tempo, ma qui la questione è quella di guardare in prospettiva e di agire oggi per i nostri figli e nipoti. Io vengo da un posto famoso per le castagne: se pianto una pianta oggi, avrò i frutti tra 30 anni. Lo stesso deve fare la politica, agendo oggi per guardare alle prossime generazioni, e cambiando radicalmente il modo di agire e pensare allo sviluppo economico. Che va attuato in tempi rapidi, sempre nel rispetto dell'ambiente, ma creando un habitat meritocratico e che non sia di ostacolo a chi è onesto e vuole creare ricchezza per tutta la comunità. I nodi sul tavolo Fausto Manzana, presidente di Gpi e di Confindustria, chiede alla politica di guardare in prospettiva rispetto alla crisi economica causata dal Coronavirus. I nodi sul tappeto sono noti: ridurre tempi e vincoli della burocrazia, semplificare il sistema fiscale, rimettere al centro gli investimenti in opere pubbliche e per un green new deal. Se non porterà a scelte radicali, secondo Manzana, questa crisi sarà una chance sprecata di seminare sviluppo per le generazioni future.

È caccia alle mascherine

C} è un'emergenza nell'emergenza, quella dei dispositivi di protezione individuali per proteggersi dal coronavirus, in primo luogo le mascherine. La sanità trentina ha bisogno di 150mila mascherine al giorno, in tutto più di 2 milioni nelle prossime due cruciali settimane. Nelle case di riposo ne servono 4.000 al giorno. Nel sistema produttivo ne occorrono 160mila. Poi ci sono quelle per i commessi dei supermercati e gli addetti alle pulizie, soprattutto in ospedale e nelle residenze per anziani. In tutto servono 2 milioni e mezzo di mascherine. f. terreri a pagina9 C'è un'emergenza nell'emergenza, quella dei dispositivi di protezione individuali per proteggersi dal contagio del Coronavirus, in primo luogo le mascherine. La sanità trentina ha bisogno di 150 mila mascherine al giorno, cioè più di 2 milioni nelle prossime due cruciali settimane. Nelle case di riposo ne servono 4.000 al giorno, che in quindici giorni fanno 60 mila dispositivi. Nel sistema produttivo, per la parte che resta aperta, ne occorrono 160 mila. Poi ci sono quelle per i commessi dei supermercati e per gli addetti alle pulizie, soprattutto in ospedale e nelle residenze per anziani (vedi pagina 11). In tutto il fabbisogno potrebbe arrivare a 2 milioni e mezzo di mascherine. Ieri in conferenza stampa il direttore dell'Azienda sanitaria Paolo Bordon, rispondendo sulla carenza di mascherine per i medici di base, ha spiegato che «la situazione è difficile per tutti. Abbiamo scorte limitate, l'indicazione è quella di tutelare al massimo i dipendenti con casi da gestire. Contiamo sull'aiuto della Protezione civile, ma i maggiori produttori sono in Asia e ci sono difficoltà a far arrivare mascherine già ordinate». Bordon si riferisce all'ordine di 1 milione di dispositivi fatto dalla Protezione civile e dalla Provincia e destinato innanzitutto alla sanità, che si sta cercando di sbloccare anche con l'aiuto di Confindustria nazionale. Ma non bastano. Così scendono in campo anche le imprese trentine. La Provincia, spiega il direttore generale Paolo Nicoletti, ha avviato interlocuzioni con alcune aziende locali. «Dobbiamo verificare che abbiano tecnologie compatibili con le certificazioni». Piazza Dante mette sul piatto 1 milione e mezzo di euro per riconvertire a questa produzione (l'Adige di ieri). «Servono i macchinari e il materiale adatto - spiega il direttore di Confindustria Trento Roberto Busato Ma sono macchine che qui in Italia non abbiamo più, molte produzioni tessili sono state spostate all'Est. In Trentino abbiamo la disponibilità di Calzedonia, come gruppo più che nello stabilimento di Avio dove non hanno le attrezzature adatte. Poi ci sono piccoli laboratori che possono fare confezionamento». Sul materiale invece abbiamo una carta da giocare. «Si tratta di un tessuto non tessuto - precisa Busato - Abbiamo la disponibilità della Texbond di Rovereto, che fa prodotti simili e che ha trovato un'azienda collegata che potrebbe fornire il materiale a Calzedonia». A proposito delle proteste dei lavoratori per la mancanza di mascherine nelle fabbriche, Busato sottolinea: «Stiamo facendo di tutto per dotare le aziende in modo che possano rispettare le prescrizioni». Sulla carenza di dispositivi di protezione individuale nella sanità intervengono i sindacati. «Sono inaccettabili le nuove disposizioni dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari in questo momento di grave emergenza - affermano Giuseppe Pallanch e Silvano Parzian della Cisl Funzione pubblica - Comprendiamo gli enormi sforzi organizzativi della struttura per ottimizzare la risposta, ma non si può ridurre il livello degli standard di sicurezza dei dispositivi di protezione. Non si deve dimenticare che sono gli sforzi degli infermieri, Oss, personale ausiliari e tecnico e gli autisti soccorritori e dei professionisti sanitari a rischiare per primi in questa battaglia. Non possiamo accettare che gli operatori preposti all'assistenza diretta di pazienti Covid-19 debbano indossare una semplice mascherina chirurgica invece dei dispositivi Ffp2 o Ffp3». «Continuano a pervenirci segnalazioni di distribuzione razionata dei dispositivi di protezione individuali - rimarca Giuseppe Varagone della Uil Sanità - Ribadiamo ancora una volta che non deve venir meno la sicurezza di questi professionisti».

FANNO PARTE DEL SISTEMA CONFINDUSTRIA TRENTO