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Sci, cabine a pieno carico per evitare le code in ingresso

TRENTO. Fase di accoglienza dei clienti, fase del trasporto e infine fase di uscita dall'impianto. Questi i tre passaggi-chiave che gli impianti di risalita devono gestire (ormai da quest'estate) nello svolgimento della propria attività. Tutto bene finché fuori c'è il sole e l'afflusso dei turisti è moderato. Ma cosa succederà questo inverno quando gli sciatori prenderanno d'assalto le stazioni e il meteo - assai più rigido - renderà tutto più difficile? In attesa di capire se e come cambieranno i protocolli di sicurezza per il trasporto su seggiovie, cabinovie e funivie, quello che gli impiantisti, ad oggi, possono considerare come la loro "Bibbia" sono le "norme Uni" sottoscritte nel luglio di quest'anno tra Federturismo e Anef che prevedono, appunto, tre fasi. Fase di accoglienza dei clienti. I biglietti, per la stagione invernale, sono generalmente del tipo Rfid, cosiddetti a mani libere, per cui - spiegano le linee guida Uni - non presentano alcuna necessità di contatto con il macchinario di lettura e controllo. Le casse possono essere interne con sportello verso l'interno o, più frequentemente, interne con sportello verso l'esterno. Ove mancasse, deve essere prevista una separazione vetrata tra cassiere e cliente. Esaurite le operazioni di cassa i passeggeri si devono indirizzare verso l'impianto accodandosi a quelli provenienti da altre parti, evitando di incrociare altri flussi di clientela. Potendo presentarsi situazione logistiche estremamente variate presso le partenze degli impianti di risalita, si devono indicare percorsi di entrata e uscita in maniera tale da evitare incroci di traffico pedonale. «Lo stesso - spiega Valeria Ghezzi, presidente Anef - vale anche nel momento in cui gli sciatori si avviano ai vari impianti: ci saranno direzioni obbligate in grado di "incanalare" gli sciatori in un'unica direzione, evitando ingorghi disordinati». Fase del trasporto. Inizia quando i passeggeri attraversano i varchi di accesso per andare ad imbarcarsi sui veicoli (cabine, seggiole, ecc.). Nella generalità dei casi la durata del viaggio non supera gli 8/10 minuti, quindi molto meno degli ormai famosi 15 minuti giudicati come "esposizioni minima" al virus per vedere salire in modo considerevole il rischio di contagio. Fatte salve diverse disposizioni di legge (ad oggi, ad esempio, i trasporti pubblici lavorano all'80% della capacità di carico), l'impianto deve funzionare al massimo della sua capacità di portata per limitare al massimo la formazione di code all'esterno. Deve essere curato - spiegano le norme Uni - il bilanciamento tra l'affluenza e la portata dell'impianto al fine di assicurare fluidità e costante mobilità. In assenza di code il riempimento dei veicoli si riduce automaticamente. «È il motivo - spiega ancora Ghezzi - per cui non ha senso garantire l'accesso alle cabinovie a singoli nuclei famigliari: rischieremmo di ritardare le operazioni di carico, creando code fuori dall'impianto». I viaggiatori possono accedere all'impianto, a loro responsabilità (quindi senza misurazione della febbre), solamente se non presentano sintomi manifesti. In inverno, gli sciatori devono presentarsi all'impianto indossando casco e protezioni per le vie respiratorie. Gli altri utilizzatori devono essere muniti di idonee protezioni per vie respiratorie. Cosa si intende per "protezioni delle vie respiratorie?". Logico, le mascherine. E tuttavia, il concetto non è così scontato quando si parla di sport invernali. «Pensate che cosa può significare mettere e rimettere la mascherina avendo il casco indossato e i guanti» - ragiona Valeria Ghezzi. Il governatore altoatesino Arno Kompatscher ha ipotizzato di sostituire la mascherina con uno scaldacollo alzato fino a coprire il naso: «Ipotesi interessante, forse potrebbe essere sufficiente per un viaggio di 5-6 minuti com'è quello in cabinovia con finestrini abbassati, ma su questo è giusto che si esprimano le autorità sanitarie» - conclude Ghezzi. Resta inteso che l'eventuale coda prima dei varchi di accesso deve avvenire con un distanziamento di almeno 1 metro. Fase di uscita dall'impianto Nelle stazioni di monte i passeggeri, nella grande maggioranza degli impianti, accedono direttamente all'aperto e abbandonano l'impianto. In rari casi di esistenza di stazioni chiuse all'arrivo può essere necessario passare attraverso un varco analogo a quello di accesso in partenza. L'uscita avviene senza assembramenti perché il traffico è già cadenzato. Sanificazione Gli ambienti da sottoporre a pulizia ed igienizzazione, aperti al pubblico, sono le zone di accesso all'impianto e di uscita all'arrivo, i veicoli del l'impianto stesso, le biglietterie se in locali chiusi e i servizi igienici. Le zone di accesso all'impianto sono zone di solo transito per le quali è prevista la pulizia dei pavimenti otre che delle eventuali maniglie delle balaustre e dei punti di eventuale appoggio e sostegno. I veicoli dell'impianto devono essere puliti ove possibile con prodotti contenenti candeggina o con prodotti disinfettanti, con particolare riferimento ai punti dove si appoggiano i viaggiatori. I sevizi igienici devono consentire accesso contingentato in funzione delle dimensioni dei locali per mantenere il prescritto distanziamento sociale.

Sicor: aperta la trattativa ma la strada resta in salita

ROVERETO. La Provincia, che ha voluto fortemente l'incontro, lo valuta con grande positività. Per la prima volta si sono riunite attorno ad un tavolo tutte le parti coinvolte da una vertenza, quella Sicor, che è diventata un caso provinciale. Quindi l'azienda stessa, con l'amministratore unico Massimo Santambrogio, Confindustria col suo direttore Roberto Busato, la Provincia con l'assessore Achille Spinelli, il sindacato confederale e la rappresentanza sindacale di fabbrica. Si può dire che si sia aperta una trattativa, perché fino ad oggi di trattativa non si poteva nemmeno parlare. Ma le distanze restano importanti. L'incontro si è chiuso con l'impegno a ritrovarsi il 9 ottobre e con Sicor che ha "sospeso" la disdetta del contratto nazionale, in attesa dell'evolversi della trattativa. Mentre continua a ritenere decaduti gli accordi aziendali, che vuole semplicemente rifare su basi diverse. Ha ribadito anche la sua contrarietà a trattare col sindacato confederale, vedendo come proprio interlocutore solo la rappresentanza dei lavoratori, ma anche questo è un punto sul quale di dovrà tornare perché restare nel contratto nazionale senza trattare coi sindacati nazionali semplicemente non si può. Quanto ai dati di fatto, le ragioni delle scelte di rottura operate da Sicor sarebbero (il condizionale è dovuto al fatto che l'azienda non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione, si tratta quindi della ricostruzione di quanto detto all'incontro ma mediata da "terzi") da ricondurre ad una situazione di mercato che florida non è. Il tasso di assenteismo - esploso con il Covid - sarebbe il principale problema ma il margine di redditività sarebbe troppo ridotto, rispetto ad altre aziende concorrenti operanti nello stesso settore. Nondimeno Sicor avrebbe dichiarato il proprio interesse ad investire su Rovereto, che considera centrale, in un progetto di rilancio dell'azienda che però deve passare anche da una riorganizzazione del lavoro. Anche il sindacato rinvia ad oggi, dopo una riunione di Fiom, Fim e Uilm, qualsiasi commento all'incontro di ieri. La Provincia ha fatto presente sia la propria disponibilità anche nell'ottica di investimenti futuri, che la necessità che si ricostruisca un clima costruttivo tra azienda e territorio. Nel rispetto di tutte le parti. In altre parole, ponti d'oro a chi investe e crea lavoro e ricchezza, ma in un contesto di utilità per tutto il Trentino, non solo sua. «Siamo assolutamente aperti - ha detto a incontro finito Spinelli - ad un impegno per il miglioramento e l'innovazione di un'azienda importante. La crescita, che Sicor dice essere il suo obiettivo, è un valore per tutti. Ma la crescita deve avvenire senza alcuna compressione di diritti e retribuzioni, su questo siamo stati chiarissimi. L'incontro è stato certamente positivo. Sicor ha dimostrato di voler investire, non di pensare a ridurre l'attività. Ora c'è una base su cui lavorare e credo possano esserci le condizioni per arrivare ad un accordo che soddisfi tutti».

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